L’elenco completo 2015 delle Amministrazioni pubbliche italiane

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VEDI AGGIORNAMENTO ALL’ANNO 2017

La Legge 196 dell’anno 2009, di riforma della contabilità pubblica, ha assegnato all’ISTAT il compito di aggiornare annualmente l‘elenco delle ”Amministrazioni pubbliche”, altrimenti definibili come quei soggetti giuridici organizzati che lo Stato supporta finanziariamente e/o che svolgono funzioni il cui interesse è valutato per legge come ”pubblico”. Gli Enti compresi nell’elenco ISTAT sono quelli cui generalmente fanno riferimento le disposizioni di legge riguardanti le Pubbliche Amministrazioni. Alleghiamo l’ultimo elenco, pubblicato sulla G.U. n 227 del 30 settembre 2015

 Elenco amministrazioni pubbliche 2015 -GU n 227/2015.

Elenco delle Amministrazioni Pubbliche – 15_ott_2013 

 

Transparency International: statistiche sui livelli di corruzione mondiale

Trasparency international

L’Associazione internazionale contro la corruzione Transparency International elabora ogni anno una classifica mondiale misurando il livello di corruzione percepita in ogni paese.  Presentiamo il  documento 2008 e l’aggiornamento dell’anno 2013.

 Classifica 2013_Trasparency international.

2013 Brochure completa.

Cassese e la privatizzazione nel pubblico impiego: bilancio della riforma.

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2013 Un bilancio del Prof. Cassese sulla privatizzazione del pubblico impiego

35 anni dopo la pubblicazione del manuale di Mario Rusciano “l’impiego pubbligo”, 30 anni dopo la “legge quadro sul pubblico impiego”, 20 anni dopo la promulgazione della legge 29 del 1993, il prof Sabino Cassese effettua una “due diligence” sui risultati ottenuti con tale riforma, sul modo cioè in cui il cambiamento provocato da tali leggi ha (o non ha) inciso sulla qualità dell’agire amministrativo nel nostro Paese.

Vedi anche una sintesi del convegno tenutosi sull’argomento – clicca qui

Le pari opportunità nella legislazione europea

Direttiva del Parlamento europeo n 54 del 5 luglio 2006 Attuazione del principio delle pari opportunità

L’atto giuridico più rilevante emanato dal Parlamento europeo in tema di pari opportunità, costituisce il riferimento obbligato per le legislazioni nazionali in materia

Analisi delle retribuzioni dei dipendenti pubblici 2012

ARAN RETRIBUZIONI DIPENDENTI PUBBLICI 2012 Slide di presentazione rapporto

Slide espositive del più aggiornato Rapporto sul livello e l’evoluzione delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, prodotto dall’ARAN nel dicembre 2012

Government at a glance 2011 – sintesi in italiano e testo completo in originale

SINTESI IN ITALIANO DI GOVERNMENT AT A GLANCE 2011

OCSE Government at a glance 2011 English

La seconda edizione della pubblicazione OCSE dedicata al funzionamento delle pubbliche amministrazioni dei Paesi membri. Non è solo un aggiornamento dei dati del 2009. Vengono infatti introdotti una serie di indicatori di misurazione delle performance ”governative” , intendendodi con tale allocuzione le ”politiche pubbliche” considerate in quanto tali. Gli indicatori presentati costituiscono di per sè un elemento di riflessione per gli operatori di casa nostra a considerare innanzitutto la misurazione delle politiche pubbliche nella loro interezza (attraverso indicatori di impatto) per poi ”scendere per li rami” alle singole Amministrazioni, poi ai suoi uffici, infine a chi in tali uffici opera. Il percorso inverso, insomma, di quello prefigurato dalla legislazione italiana in un recentissimo passato per la misurazione delle performance.

Il rapporto dell’OCSE 2009 sul funzionamento delle PA dei paesi membri

OCSE

OCSE 2009 Government at a glance – Uno sguardo alla PA

Dall’anno 2009, l’OCSE pubblica con cadenza biennale un documento statistico sui fenomeni più significativi che caratterizzano l’attività e le funzioni delle PA degli Stati aderenti.Una pubblicazione essenziale per effettuare valutazioni e confronti fra la PA di diversi Paesi.

La pubblicazione del 2009, nella sua traduzione in lingua italiana, è una sorta di versione ”iniziale” che offre la rappresentazione di aspetti significativi del funzionamento delle PA, quali le entrate e le spese di bilancio, le procedure di deliberazione e approvazione del bilancio stesso e i requisiti di trasparenza attraverso i quali i cittadini vengono resi edotti dei suoi contenuti; particolarmente interessante la statistica relativa al ”sistema di programmazione del bilancio dello Stato orientato alla performance” (pagg 94-95), che vede l’Italia negli ultimi posti nell’utilizzo di questo metodo di programmazione di bilancio adottato dai Paesi più avanzati.

Più avanti, si fa il punto anche sulle analisi di impatto della regolamentazione, disciplina sconosciuta e soprattutto negletta nel nostro Paese, proprio dove più ce ne sarebbe bisogno, visto il continuo profluvio di leggi ed atti regolatori governativi. Vengono anche monitorati i sistemi utilizzati nei paesi OCSE per il contrasto alla corruzione.

Mappa geografica della distribuzione dei dipendenti pubblici in Italia nel 2010 e 2011

La ”cartina geografica” dell’Italia presentata qui sotto mostra la trasposizione dei dati contenuti nell’altro file denominato ”ITALIA dipendenti pubblici, distribuzione per comparto e per regione”: per ciascuna Regione sono indicati il numero di dipendenti pubblici occupati nell’anno 2010

Mappa geografica e numero dei dipendenti pubblici in Italia 2010.

 Mappa geografica e numero dei dipendenti pubblici in Italia 2011.

Clicca qui per l’Aggiornamento dei DATI STATISTICI AL 2011.

 

 

Distribuzione dei dipendenti pubblici italiani per comparto e per regione geografica – anni 2010 e 2011

ITALIA

AGGIORNAMENTO DEI DATI AL 2015 – CLICCA QUI.

I dati qui presentati in un ”trittico” di fogli excel traggono spunto e sintetizzano una ricerca effettuata dal Servizio bilanci del Senato sulla consistenza dei dipendenti pubblici articolata nella doppia griglia dei comparti e della collocazione territoriale. I dati, che sono presentati anche sulla cartina geografica di cui al file pdf dal nome ”Mappa geografica e numero dei dipendenti pubblici in Italia”, mostrano alcune significative evidenze: 1) innanzittutto il rapporto dipendenti pubblici /popolazione in piena media OCSE; 2) inoltre la tabella sfata il mito di un’Amministrazione pubblica in mano alle ”mezze maniche ministeriali”: in effetti sui circa 3,2 milioni di addetti, il grosso è inserito nella Scuola (1 ml di addetti circa), nella Sanità (650.000 addetti circa), nelle Autonomie locali (600.000 addetti circa), nei Corpi di Polizia e Forze armate (500.000 addetti). Rimangono circa 300.000 addetti ”burocrati” di Amministrazioni statali e di enti pubblici non economici nazionali, i quali spesso e in modo sommario vengono identificati con un ”tutto” che è molto più consistente e variegato. Le leggi che regolano il pubblico impiego tengono conto di questa realtà?

ITALIA dipendenti pubblici distribuzione per comparto e per regione – anno 2010

Dipendenti del Servizio sanitario nazionale – anno 2011

Numero e distribuzione dei dipendenti pubblici – anno 2011

Spesa PA per abitante nella UE

Confronti con spese delle PA su PIL dei Paesi OCSE

Distribuzione di GENERE dei dipendenti pubblici

La consistenza della dirigenza e delle alte professionalità pubbliche nella PA italiana

Fra dirigenti amministrativi, presidi, medici, alte professionlità, ufficiali, il vertice delle pubbliche amministrazioni italiane presenta una cosnsistenza globale (dati 2010) di circa 280.000 unità. E’ interessante vedere come questa forza è distribuita, fra le singole funzioni e fra le diverse Pubbliche amministrazioni.

2010 Dirigenti e Alte professionalità nella PA italiana

Numero dei dipendenti pubblici nei Paesi OCSE

Un panorama dedicato al numero dei dipendenti pubblici nei Paesi OCSE. La tabella quantifica anche il rapporto fra popolazione e dipendenti della PA nei vari Paesi. Il confronto, che evidenzia tassi molto difformi fra le diverse realtà, mostra comunque che l’Italia con il suo 57 per mille circa è assolutamente in media rispetto ad altri Paesi avanzati.

2010 DIPENDENTI PUBBLICI nei paesi OCSE

Dipendenti pubblici a tempo indeterminato nella PA italiana 2007 – 2011

  • La Ragioneria generale dello Stato, nel consueto censimento annuale, presenta il quadro dei dipendenti dell’Amministrazione pubblica italiana, distinto per comparto, per l’anno 2011

CONTO DELLA PA DIPENDENTI PA 2011

Vassalli gli italiani e il signor B.

Il carattere degli italiani e il signor B.

Da La Stampa: intervista a Sebastiano Vassalli, 2 dicembre 2010

Quello del carattere nazionale è un tema importante: direi addirittura un tema obbligato, se vuoi fare il mestiere dello scrittore in modo non superficiale. Naturalmente se scrivi romanzi di genere: i romanzi neri, i gialli, i rosa, i verdastri (come diceva Céline…), puoi anche non occuparti di queste faccende, perché ti muovi nell’universalità della superficialità. Sei un “cittadino del mondo”: i sentimenti e gli orifizi, più o meno sono gli stessi dovunque. Ma se vuoi andare al di là dell’intrattenimento non puoi sfuggire alla consapevolezza di appartenere a una lingua, a una storia, a una comunità di parlanti. Ti piaccia o no.

Una delle grandi linee narrative della tua opera è il “carattere degli italiani”. Un argomento sotto la cui sigla potresti addirittura raccogliere i tuoi libri come in una sorta di Comédie italienne. Non sto a elencare, mi limito al libro in cui hai raccolto alcuni interventi sparsi sui giornali a cui hai collaborato (almeno fino a quel momento), “Gli italiani sono gli altri”. Oppure nei racconti del libro “L’Italiano”.

Quello del carattere nazionale è un tema importante: direi addirittura un tema obbligato, se vuoi fare il mestiere dello scrittore in modo non superficiale. Naturalmente se scrivi romanzi di genere: i romanzi neri, i gialli, i rosa, i verdastri (come diceva Céline…), puoi anche non occuparti di queste faccende, perché ti muovi nell’universalità della superficialità. Sei un “cittadino del mondo”: i sentimenti e gli orifizi, più o meno sono gli stessi dovunque. Ma se vuoi andare al di là dell’intrattenimento non puoi sfuggire alla consapevolezza di appartenere a una lingua, a una storia, a una comunità di parlanti. Ti piaccia o no. Se vuoi arrivare davvero a capire qualcosa della vita e del mondo devi passare attraverso la specificità del tuo carattere nazionale.
Devi entrare nella realtà da quella porta, perché non ce ne sono altre. Non è questione di nazionalismi: figuriamoci! Potendo scegliere, forse avresti voluto fare lo scrittore in una lingua più conosciuta: l’italiano è una lingua bellissima, ma nel mondo la parla, a dire tanto, una persona su cento e non dà grandi possibilità. E poi, gli italiani leggono poco… Forse avresti preferito nascere in un Paese che gode di una considerazione internazionale diversa e migliore: ma sei nato qui, in questa comunità di parlanti, ed è da qui che devi partire. La vera patria di uno scrittore è la sua lingua. Gli scrittori davvero bilingui sono pochi, e costituiscono una anomalia che deve essere presa in considerazione caso per caso.

Non stento a crederlo. Ma la mia domanda – a sua volta – guardava più sotto o dietro o oltre: più in profondità, insomma. Intendo riferirmi a tutti i libri e le occasioni in cui hai parlato del carattere di una nazione che manca di coscienza.

Partiamo dal presupposto che, pur con tutti i loro difetti, gli italiani non sono peggiori degli altri esseri umani, che so: dei francesi, dei tedeschi, dei giapponesi… Diciamo che sono diversi. Il nostro carattere nazionale si è formato in mille e cinquecento anni di dipendenza da una religione, cioè dal cristianesimo che poi è diventato il cattolicesimo, e ruota intorno a tre parole di segno negativo: l’inappartenenza, l’irresponsabilità, la smemoratezza. Cominciamo con l’inappartenenza. I nostri connazionali, per la maggior parte, sono convinti che “Gli italiani sono gli altri”, il titolo che tu hai già ricordato. Sono convinti di non avere un carattere nazionale e di non essere una nazione. Al massimo, diceva Ennio Flaiano, potremmo considerarci «una confederazione di individui».

L’irresponsabilità?

L’irresponsabilità ci viene dalla convinzione, che ormai fa parte del nostro codice genetico e nasce insieme a noi, che tutto sia riparabile e che tutto, alla fine, si aggiusti. È qui che la religione ha giocato un ruolo decisivo. Se nemmeno la morte è un fatto irreversibile, perché dopo morti si rinasce in un’altra vita; se nessuna colpa è tale che Dio non possa o non voglia perdonarla in seguito a un atto di pentimento più o meno sincero: cosa rimane, nel mondo in cui viviamo, che può spaventarci e che deve essere preso sul serio? Non rimane niente.

La smemoratezza diventa una conseguenza…

Sì. La smemoratezza è la diretta conseguenza delle due caratteristiche precedenti, e si riassume nelle parole della canzone: «Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato». Così durante la seconda guerra mondiale gli italiani sconfitti e invasi da un esercito che si chiamava degli Alleati, perche era composto di inglesi, americani, canadesi, australiani eccetera alleati tra loro, accolsero gli invasori con manifestazioni di giubilo, al grido: «Sono arrivati gli alleati!» (Volendo dire: i nostri alleati). E così un popolo che al novanta per cento si era riconosciuto nel fascismo, nel breve volgere di un anno e mezzo diventò, almeno a parole, un popolo composto al novanta per cento di antifascisti.

È quanto scrivi, come ho già detto, in uno dei tuoi romanzi più forti, “L’oro del mondo”. Gli italiani improvvisamente scoprivano non solo di non essere mai stati fascisti, ma che il fascismo non era mai esistito.

Del carattere nazionale italiano mi sono appunto occupato nel romanzo “L’oro del mondo”, ma anche nel dizionario di parole nuove “Il neoitaliano” e nella raccolta di racconti, che già hai ricordato, “L’Italiano”. In quest’ultimo libro in particolare, e più precisamente nel racconto “Il signor B.”, ho anche cercato di fotografare il Paese dove vivo: l’Italia, nel momento in cui ne stavo parlando. L’ho descritto come un Paese con due, caratteristiche fondamentali. La prima è quella di essere sostanzialmente immobile. Cito me stesso, alle pagine 129-130: «Bisogna dire a chi ancora non se ne fosse accorto che l’Italia è un Paese vecchio, anzi vecchissimo, dove tutto è già accaduto in passato e dove non accade più niente di veramente nuovo e di veramente importante da circa cinquecento anni. È un Paese vecchio e tendenzialmente immobile. Qui non ci sono la Nuova Frontiera, l’Eldorado e nemmeno il Sogno Americano o l’Oriente Radioso della Nuova Cina. Qui il Sole dell’Avvenire è sempre al tramonto. L’unico sogno ricorrente, da più di due secoli, è quello di una rivoluzione che mandi tutto all’aria: ma non ha mai portato niente di buono. Per fare qualcosa in Italia: ad esempio per diventare davvero ricchi, o per arrivare al culmine di una carriera, una vita sola non basta. Ce ne vogliono almeno tre. Deve incominciare il nonno, poi deve proseguire il padre e poi, se tutti si sono dati da fare e hanno avuto fortuna, il figlio del figlio incomincia a raccogliere i frutti delle sue fatiche e anche di quelle dei suoi antenati…».

La seconda caratteristica fondamentale?

È quella di essere due Paesi in uno, e mi cito anche qui, subito dopo, alle pagine 130-131: «L’Italia non e soltanto quel Paese vecchio e sostanzialmente immobile di cui ti ho parlato: è anche due Paesi in uno. C’è il Paese Legale, che è sotto gli occhi di tutti, e c’è il Paese Sommerso: il Paese illegale, che tutti più o meno fanno finta di non vedere e che è più forte in alcune regioni e in alcune grandi città, e meno forte in altre regioni. Il Paese Sommerso ha le sue leggi, diverse da quelle del Paese Legale. Ha la sua politica (o le sue politiche) e ha la sua economia: un fiume di soldi che deve sfuggire alla contabilità dell’altro Paese, quello alla luce del sole, e deve essere “riciclato”. Fino a poco tempo fa, quel fiume di soldi andava all’estero seguendo i percorsi della finanza internazionale, e non si capiva mai bene dove finisse…».

Nessun contatto possibile tra le due Italie?

Al contrario. In quello stesso racconto, “Il signor B.”, ho parlato di un importante tentativo che è stato fatto, negli ultimi decenni del secolo scorso, di unificate le due Italie e di farle diventare un unico Paese più o meno legale, come tutti i Paesi del mondo. L’autore di quel tentativo, che poi non riuscì a controllare il corso degli avvenimenti e ne venne travolto, era un uomo politico: Bettino Craxi.
Il suo ragionamento era questo: che i soldi del Paese Sommerso, anziché perdersi nel nulla della finanza internazionale, dovevano riciclarsi in Italia nel Paese Legale, per produrre lavoro e benessere. Perciò Craxi ha inventato il signor B.: l’Arcitaliano. Cito ancora le parole del mio racconto, alle pagine 132-133: «Soltanto un miracolo, in un Paese vecchio e immobile come l’Italia, poteva produrre una fortuna così immensa e così rapida come quella dell’Arcitaliano; e soltanto un’entità, il cui nome incomincia con la lettera “M”, poteva compiere quel miracolo. Se poi qualcuno vuol credere che quell’entità sia stata la Madonna, è libero di crederlo».

La creatura che sopravanza il suo creatore?

Non proprio, ma di certo ancora una volta ne è una conseguenza. Come ho detto poc’anzi, Craxi è stato travolto dai meccanismi che lui stesso aveva innescato e il signor B., rimasto senza coperture politiche, ha dovuto “scendere in campo” personalmente. Correva l’anno 1994. Il Paese immobile, dopo cinquecento anni, ha incominciato a muoversi nell’unico modo possibile. I vecchi partiti politici sono scomparsi. Le ideologie si sono sciolte come neve al sole, il sotto e il sopra hanno incominciato a cozzare fra di loro e l’Arcitaliano è diventato un personaggio notissimo: una star, sulla scena del mondo. Complessivamente non si è tratto di un bello spettacolo, ma è stato comunque positivo per qualcosa, anche in questo Paese, abbia incominciato a muoversi.

Che il Paese Sommerso abbia incominciato ad affiorare?

I governi della cosiddetta “prima Repubblica” erano una finzione, nata dalla nostra sconfitta nella seconda guerra mondiale. Metà Vaticano e America, e metà Cremlino; metà De Gasperi e metà Togliatti (metà don Camillo e metà Peppone). L’Italia, quella vera, è riaffiorata con il signor B. in quell’Italia c’è anche il Paese sommerso. C’è la lettera “M”; ci sono i localismi e i campanilismi; ci sono i nani di corte e le ballerine; c’è qualche punta di eccellenza. Siamo ritornati a casa. Per contrastare il signor B. e il Paese reale che lui rappresenta dovrebbe esserci, nel presente, l’Italia ideale sopravvissuta alla prima Repubblica, con De Gasperi e Togliatti finalmente uniti in un unico partito: ma la loro opposizione è piuttosto debole. Se ogni tanto riescono ad andare al governo, più che per la loro forza è per un capitombolo degli avversari.

Nessuna speranza?

Forse un giorno anche l’Italia riuscirà ad essere un Paese normale. Chissà! All’inizio del 2010, mentre ne stiamo parlando, il processo di emersione del Paese Sommerso è appena incominciato. È un fenomeno vasto e profondo, che non riguarda solo il signor B. ma che ci riguarda tutti. E speriamo che nello scontro tra le due Italie non vada tutto all’aria, e che non si torni indietro di secoli. Speriamo che il signor B., per sistemare le sue faccende personali, non abolisca quel poco di legalità che c’è ancora in questo Paese. E che non faccia cose assurde per essere votato.

Restando al signor B., diciamolo esplicitamente: in che rapporti sei? Pro o contro?

Guarda: se non ci fosse stato il signor B. sarebbe arrivato un altro con un’altra iniziale, o forse addirittura con la stessa iniziale… Un altro magari peggiore di lui. Questo clima di isteria che si è creato nel Paese, con chi grida «meno male che lui c’è» da una parte e «vorremmo che crepasse» dall’altra, non aiuta a capire la realtà ma soltanto a nasconderla. Gli intellettuali illuminati che sfoggiano i loro lumi non servono a niente. L’ultima cosa di cui questo Paese ha bisogno sono i maestri di vita e di pensiero che gli impartiscono lezioni stando all’estero. Ne ha già avuti troppi. Mettiamola così: diciamo che quello che accade ora in Italia non ci fa fare bella figura davanti al mondo, ma che serve a chiarire le cose e che, in prospettiva, può avviarle verso la soluzione. È inutile riempirsi la bocca di parole indignate e di ragionamenti sublimi, se poi quelle parole e quei ragionamenti non si applicano alla nostra realtà. L’Italia, piaccia o no, è un Paese bifronte: la sua storia, e il carattere nazionale degli italiani, l’hanno portata a essere ciò che è e che è venuto alla luce in questi anni. Era inevitabile: prima o poi il Paese Sommerso doveva emergere; l’Impresentabile tenuto chiuso in cantina doveva riprendere il suo posto in famiglia. Magari anche come padre-padrone, perché no? E comunque, le scenate contro di lui servono a poco: l’epoca degli Impresentabili tenuti in cantina è finita per sempre.

La domanda era secca e – pur capendo il tuo ragionamento – mi sembra che tu la stia aggirando.

Sì, hai ragione. Sto dando l’impressione di voler eludere l’argomento: ma non è così. A proposito del signor B. come persona io non dico «meno male che lui c’è»: dico che, date le circostanze, un “lui” sarebbe comunque venuto, e avrebbe potuto essere peggiore. Sia nell’immagine che nella sostanza. Nell’immagine, i difetti del signor B. sono che assomiglia più all’«italiano vero» (quello «con la chitarra in mano») della canzone di Toto Cutugno, che a uno statista. Fa cucù o le corna agli altri capi di Stato, rivolge alle signore complimenti imbarazzanti o fuori luogo, schiamazza davanti alla regina d’Inghilterra… Nella sostanza, i suoi difetti sono due. Il primo è che fa politica soprattutto in televisione (non con la televisione, ma proprio in televisione): intervenendo nei talk show o facendovi intervenire i suoi fedelissimi che si guadagnano i galloni in quel modo, con epiche gare di eloquenza contro gli oppositori. Il secondo difetto è che non vuole essere processato, pur venendo dal nulla e da situazioni poco chiare, a metà strada tra la legalità e la lettera “M”… Ma si tratta di due difetti, se non giustificabili, per lo meno comprensibili. Chi, nei suoi panni, non si comporterebbe come lui? Chi, avendo un Parlamento a disposizione, non si farebbe le leggi su misura? Pensaci un momento e ti accorgerai che, come ho detto, al posto del signor B. sarebbe potuto arrivare un signor P., un signor Peggiore: con meno sondaggi sulla scrivania e con più monumenti nelle piazze. Ti accorgerai che le cose potevano, davvero, andare peggio…

 

Messaggio del Presidente del Consiglio M. Monti

UNA AGENDA PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Roma, lunedì 28 gennaio Sala della Mercede,

Mi dispiace non poter essere presente oggi a questo interessante incontro, che già nel titolo evoca un approccio a me familiare, e del tutto condivisibile, cioè quello della definizione di un’”Agenda”.

n effetti ho molto apprezzato l’iniziativa di  tante e diverse associazioni, più di 50, che sono riuscite  a trovare un  terreno d’intesa e sottoscrivere  un “Accordo di azione comune per la democrazia paritaria”. E di riunire le candidate e i candidati alle prossime elezioni politiche per presentare, discutere e condividere tale Agenda. Continua a leggere

Appello di azione comune dopo le elezioni del febbraio 2013

COMUNICATO/APPELLO

Le associazioni, reti e movimenti aderenti all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria si felicitano del fatto che, per la prima volta nella storia della Repubblica, oltre il venticinque per cento degli eletti nel nuovo parlamento siano donne, e tra esse, molte giovani: in dettaglio (salvo aggiornamenti dovuti alle opzioni) 86 elette al Senato (27,3%) e 179 alla Camera (28,4%). Desta però preoccupazione che ciò avvenga in un quadro di grande incertezza politica dovuta alla mancanza di maggioranza al Senato della coalizione giunta prima alla Camera dei Deputati, col rischio di una breve durata della legislatura e che, perciò, le elette non siano poste in condizione di esercitare l’azione di rinnovamento di cui potrebbero essere protagoniste.

Le firmatarie dell’accordo chiedono che si tenga conto della accresciuta presenza femminile e che, perciò, vengano assegnati alle donne posti di responsabilità e di potere nelle Presidenze delle Assemblee, delle Commissioni e delle Giunte parlamentari e ritengono che, poiché si dovrà in ogni caso procedere alla elezione del Capo dello Stato, si possa avanzare la proposta di eleggere una donna alla Presidenza della Repubblica. Esse chiedono altresì che la metà dei ministri del Governo che comunque dovrà costituirsi siano donne.

Le firmatarie dell’accordo ritengono che la pressione esercitata dai movimenti delle donne che operano nella società civile, in particolare da quelle riunite nell’Accordo, abbia contribuito a convincere almeno alcune delle formazioni politiche scese in campo in questa competizione elettorale della necessità di mettere donne in lista per dimostrare che si voleva operare un rinnovamento del personale politico.

Tuttavia non si può ignorare la circostanza che, in gran parte, la accresciuta presenza delle donne in Parlamento sia (malgrado alcuni partiti siano ricorsi a primarie per la scelta dei candidati o alla loro designazione tramite il Web) più il risultato di un processo di cooptazione e di scelta compiuta dagli uomini, anche grazie alla legge elettorale vigente, che non a una vera elezione. Se ne trova conferma nel risultato, meno soddisfacente, ottenuto dalle donne nelle elezioni del Lazio, della Lombardia e del Molise: secondo i dati finora disponibili, il 18% nel Lazio, il 18,75% in Lombardia, due sole donne elette in Molise. Gran parte delle elette provengono dai “listini” del Presidente: è dunque evidente che è urgente introdurre, in tutte le elezioni in cui si vota con preferenza, la doppia preferenza di genere.

Le firmatarie dell’Accordo chiedono che in ogni caso il nuovo Parlamento:- metta mano subito alla modifica della legge elettorale introducendo “regole elettorali women friendly” che, quali che sia il metodo elettorale adottato, prevedano norme di garanzia per la presenza delle donne nelle liste e per assicurare parità di opportunità per essere elette e che raccordi i rimborsi elettorali (sia pur adeguatamente ridotti) alla percentuale di donne elette;- una legge che regoli il sistema dei partiti secondo l’articolo 49 della Costituzione, prevedendo anche norme per la parità di genere negli organi politici, in particolare quelli incaricati della selezione delle candidature. – norme di trasparenza e di riduzione dei costi delle campagne elettorali.

Le firmatarie dell’accordo chiedono ai neoleletti Presidenti del Lazio, della Lombardia e del Molise di comporre giunte con il 50% di donne e di pronunciarsi per una modifica delle leggi elettorali regionali, che introducano la doppia preferenza di genere.

Roma – 1 marzo 2013

LE FIRMATARIE:

1. NOI RETE DONNE

2. AFFI – ASSOCIAZIONE FEDERATA FEMMINISTA INTERNAZIONALE

3. SE NON ORA QUANDO

4. AGI (Ass. Giuriste Italiane – sez. romana)

5. AIDOS

6. ANDE

7. ASPETTARE STANCA

8. ASSOCIAZIONE ALMA CAPPIELLO

9. ASSOCIAZIONE BLOOMSBURY

10. ASSOCIAZIONE DONNE BANCA D’ITALIA

11. ASSOCIAZIONE NOID TELECOM

12. ASSOLEI

13. CENTRO ITALIANO FEMMINILE

14. CONSULTA DONNE DI COLLEFERRO

15. COORDINAMENTO ITALIANO LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

16. COORDINAMENTO NAZIONALE DONNE ANPI

17. COMMISSIONE DIRITTI E PARI OPPORTUNITÀ ASS.NE STAMPA ROMANA

18. CORRENTE ROSA

19. CRASFORM Onlus

20. DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI

21. DONNE E INFORMAZIONE

22. DONNE IN QUOTA

23. DONNE IN RETE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE

24. FIDAPA

25. FILOMENA

26. FONDAZIONE ADKINS CHITI – Donne in musica

27. FONDAZIONE NILDE IOTTI

28. GIO (Osservatorio studi di genere, parità e pari opportunità.)

29. GIULIA (Giornaliste Unite Libere Autonome)

30. ILCORPO DELLE DONNE- BLOG di Lorella Zanardo

31. IL PAESE DELLE DONNE

32. INGENERE

33. LA META’ DI TUTTO

34. LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA

35. LIBERA DONNA – ROMA

36. LIBERE TUTTE – Firenze

37. LUCY E LE ALTRE

38. MOUDE (Movimento Lavoratrici dello spettacolo)

39. MOVIMENTO ITALIANO DONNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

40. NOI DONNE

41. NOIDONNE 2005 – Sassari

42. PARIMERITO

43. PARI O DISPARE

44. PROFESSIONAL WOMEN’S ASSOCIATION

45. RETE ARMIDA

46. RETE PER LA PARITA’

47. SOLIDEA

48. TAVOLA DELLE DONNE sulla violenza e sulla sicurezza nella città di Bologna

49. UDI

50. USCIAMO DAL SILENZIO

51. WOMEN IN THE CITY

 

 

Appello 21 marzo 2013 per una donna alla Presidenza della Repubblica

l’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria chiede l’elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica

Le associazioni, reti e movimenti aderenti all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria si felicitano del fatto che, secondo i dati più recenti, (fatte salve le convalide delle Giunte per le elezioni o eventuali dimissioni ), la percentuale delle donne elette nel Parlamento sia superiore rispetto alle prime stime e sfiori il 31%: in dettaglio le donne parlamentari risultano essere 291, di cui 103 elette al Senato su 319 senatori (quasi il 30%) e 198 alla Camera su 630 deputati (sfiora il 30%). Si è ancora ben lontani dall’obiettivo di una presenza paritaria dei due generi, ma si tratta comunque di un passo avanti. Di particolare e positivo significato l’elezione a Presidente della Camera dei deputati di una donna, Laura Boldrini, cui le firmatarie del presente comunicato rivolgono fervidi rallegramenti e auguri.

Le firmatarie dell’Accordo rinnovano pertanto l’appello che, tenuto conto della presenza in ogni campo di donne di comprovata competenza ed eccellenza, capaci di prendersi cura delle più urgenti necessità del paese, si assegnino alle donne posti di responsabilità e di potere in tutte le cariche istituzionali e ritengono che, si possa avanzare la proposta di eleggere una donna alla Presidenza della Repubblica. Pur se permane la preoccupazione per la situazione di incertezza politica col rischio di una breve durata della legislatura, le firmatarie dell’Accordo ribadiscono la richiesta che in ogni caso il nuovo Parlamento:

  • metta mano subito alla modifica della legge elettorale introducendo regole elettorali rispettose del principio della democrazia paritaria e che, dunque, quale che sia il metodo elettorale adottato, prevedano norme di garanzia per la presenza del 50% di donne nelle liste e per la loro elezione, secondo i criteri contenuti nel documento sottoscritto dall’Accordo;

  • adotti una legge che regoli il sistema dei partiti secondo l’articolo 49 della Costituzione, prevedendo anche norme per la parità di genere negli organi politici, in particolare quelli incaricati della selezione delle candidature.

  • aggiorni, rafforzandola, la legge 906 del 2012 in materia di trasparenza e di riduzione dei costi delle campagne elettorali

Roma 21 marzo 2013

Le firmatarie

  • NOI RETE DONNE 

  • AFFI – ASSOCIAZIONE FEDERATA FEMMINISTA INTERNAZIONALE

  • SE NON ORA QUANDO           

  • AGI (Ass. Giuriste Italiane – sez. romana)

  • AIDOS

  • ANDE

  • ASPETTARE STANCA

  • ASSOCIAZIONE ALMA CAPPIELLO

  • ASSOCIAZIONE BLOOMSBURY

  • ASSOCIAZIONE DONNE BANCA D’ITALIA

  • ASSOCIAZIONE NOID TELECOM

  • ASSOLEI

  • CENTRO ITALIANO FEMMINILE

  • CONSULTA DONNE DI COLLEFERRO

  • COORDINAMENTO ITALIANO LOBBY EUROPEA DELLE DONNE

  • COORDINAMENTO NAZIONALE DONNE ANPI

  • COMMISSIONE DIRITTI E PARI OPPORTUNITÀ ASS.NE STAMPA ROMANA

  • CORRENTE ROSA

  • CRASFORM Onlus

  • DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI

  • DONNE E INFORMAZIONE

  • DONNE IN QUOTA

  • DONNE IN RETE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE

  • FIDAPA

  • FILOMENA

  • FONDAZIONE ADKINS CHITI – Donne in musica

  • FONDAZIONE NILDE IOTTI

  • GIO (Osservatorio studi di genere, parità e pari opportunità.)

  • GIULIA (Giornaliste Unite Libere Autonome)

  • ILCORPO DELLE DONNE- BLOG di Lorella Zanardo

  • IL PAESE DELLE DONNE

  • INGENERE

  • LA META’ DI TUTTO

  • LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA

  • LIBERA DONNA –ROMA

  • LIBERE TUTTE – Firenze

  • LUCY E LE ALTRE

  • MOUDE (Movimento Lavoratrici dello spettacolo)

  • MOVIMENTO ITALIANO DONNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

  • NOI DONNE

  • NOIDONNE 2005 – Sassari

  • PARIMERITO

  • PARI O DISPARE

  • PROFESSIONAL WOMEN’S ASSOCIATION

  • RETE ARMIDA

  • RETE PER LA PARITA’

  • SOLIDEA

  • TAVOLA DELLE DONNE sulla violenza e sulla sicurezza nella città di Bologna

  • UDI

  • USCIAMO DAL SILENZIO

  • WOMEN IN THE CITY

 

 

Siti web relativi alle donne nella PA

http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/normativa-comunitaria/231-parita-di-trattamento-in-materia-di-occupazione-impiego-formazione-e-accesso-a-beni-e-servizi

Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità

http://www.rete-armida.it/

La rete delle alte professionalità femminili nella pubblica amministrazione

http://www.noidonne.org/

Il sito edito dalla Cooperativa Libera stampa fondato da Marina Sereni nell’anno  1937

http://www.senonoraquando.eu/

Movimento femminile nato nel  2011, attraversato  da fermenti di entusiasmo, creatività  e progettualità.

http://www.ingenere.it/perche

Rivista di informazione on line, dossier  e saggi sulle tematiche femminili.

http://www.andeonline.org/chisiamo.htm

Associazione nazionale delle Donne elettrici, movimento di opinione e di pressione per la presenza femminile nella politica e nella società.

http://www.udinazionale.org/donne-in-italia/storia-delludi/sono-nata-nel-1945.html

Unione donne italiane, associazione nata nel 1945.

http://www.noidonne.org/links.php

Indicazione di ulteriori link di Associazioni femminili.

http://www.consiglieraparitaroma.it/it/pages/associazioni-femminili.php

Indicazione di link di associazioni femminili dal sito delle Consigliere di parità della Provincia di Roma.