Marco Minghetti 1881 e l’autonomia della pubblica amministrazione

In tempi di spoils system e di attacchi furiosi ai dirigenti pubblici può sembrare quasi comico rifarsi al pensiero di un eroe risorgimentale del secolo XIX. Ma noi siamo cocciuti e soprattutto convinti che il pensiero oggi prevalente sulla burocrazia in genere sia viziato da gravi limiti, sia autolesionista  e si collochi su un versante opposto rispetto al sentire comune delle elites e dei popoli dei Paesi occidentali più avanzati; in più, per somma sventura, dimentico di alcune lezioni di corretto agire democratico che ci furono impartite da secoli.  Questo, sinteticamente, il motivo per cui riproduciamo il saggio storico di Marco Minghetti ( Bologna 1818 – Roma 1886) , che fu Ministro dell’Interno nel governo Cavour, Ministro delle Finanze nel governo Ricasoli , poi a sua volta Presidente del Consiglio dei Ministri negli anni 1863-64.

E’ stupefacente osservare dalla lettura del suo saggio “I partiti politici e la pubblica amministrazione” come tutti i principi di un sano rapporto fra sistema democratico rappresentativo e pubblico amministrazione siano esaurientemente declinati, per cui al sistema politico nazionale sarebbe stato sufficiente – fin d’allora – osservare e rispettare tali principi.

Al centro del suo ragionamento teorico non si collocava tanto la pubblica amministrazione, quanto il buon funzionamento del sistema democratico rappresentativo fondato sui partiti politici: nel contesto di un pensiero attualissimo ancora oggi, Minghetti dimostrava che, pur non scevra da inconvenienti, l’azione dei partiti in un contesto di lotta democratica per il potere é la migliore “ricetta” per preservare la democrazia e per difendere gli interessi generali. Ad una fondamentale condizione tuttavia: che sia scrupolosamente preservata l’indipendenza della Magistratura (non solo giudicante, ma anche inquirente – vedasi alla pag. 96) e l’autonomia della pubblica amministrazione. Poche battute, qui di seguito, a sintesi del pensiero complessivo presente nel saggio : pag. 38 “Bisogna distinguere l’indirizzo generale della politica dalla pubblica, amministrazione e dalla giustizia. L’indirizzo generale della politica comprende i criteri ed i metodi da seguirsi nella condotta degli affari interni e nelle relazioni quei potentati stranieri, i concetti secondo i quali si mantengono o si riformano le leggi esistenti…..E’ questo propriamente il campo assai vasto dove la diversità delle opinioni e l’azione dei partiti appare legittima. Codesto indirizzo generale politico può dunque mutarsi col mutare del ministero e sopra di esso al Parlamento aspetta esercitare un continuo sindacato. Ma tale non è la giustizia né  la pubblica amministrazione ……..la prima deve essere estranea in tutto alle mutazioni del nel partito”. Pag 42: “Se l’imparzialità è necessaria nella giustizia, non lo è meno nell’amministrazione. E quindi l’azione dei partiti non solo dovrebbe essere assolutamente esclusa dal santuario della giustizia, ma eziandio dai dicasteri amministrativi.    Pag. 139: “Il cittadino vuol godere la massima libertà personale che sia compatibile con la sicurezza sociale, vuole che la giustizia sia fatta sempre imparzialmente vuole che l’amministrazione sia condotta, con facilità speditezza e regolarità, e col rispetto del diritto di tutti. …… Ciò posto, la ragione e l’esperienza dimostrano che il governo parlamentare é un governo di partito e come tale ha la tendenza a favorire gli amici e ad opprimere gli avversari, e quindi s’ ingerisce indebitamente nella giustizia e nell’amministrazione, ne perturba andamento e ne guasta gli effetti salutari”.

Marco Minghetti – I PARTITI POLITICI

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