La governance degli enti pubblici previdenziali e assicurativi

MASTRAPASQUA

Uno delle poche apprezzabili conseguenze del ciclone politico che avvolge in questi giorni la Presidenza di Antonio MASTRAPASQUA all’INPS sta nell’aver rilanciato il dibattito e la necessità stringente di riformare il sistema di governance dell’Istituto (e dell’INAIL). La tematica della governance, in pieno svolgimento durante il Governo Monti nel 2012, si è successivamente inabissata nel mare di problemi da affrontare. Tuttavia la questione del governo monocratico di un gigante da 390 miliardi di euro di bilancio e più di 43 milioni di cittadini utenti è di straordinaria importanza per la democrazia stessa del nostro Paese. Al di là delle persone, il congegno attuale che vede un organo di gestione monocratico (il Presidente), un Organo al vertice della Tecnostruttura (il Direttore generale) e un Organo di indirizzo e vigilanza sul modello tedesco (il CIV, cui la legge non riconosce efficaci poteri di sorveglianza sugli organi di gestione) non garantisce adeguati livelli di democrazia e di bilanciamento degli interessi. Si riteneva, eliminando i Consigli di Amministrazione circa 5 anni fa, di assicurare “snellezza e rapidità al processo decisionale“. In effetti la rapidità e la snellezza devono necessariamente attenere ai processi produttivi posti in essere dalla tecnostruttura, mentre agli Organi di governo strategico si addice meglio una completa articolazione delle voci e la possibilità di pervenire alle decisioni strategiche come sintesi finale di un lavoro partecipato. Non si spiegherebbe altrimenti per quale motivo grandi imprese, banche e assicurazioni (FIAT, Telecom, ENI, Assicurazioni generali, Unicredit, per citarne alcune) siano dotate di Consigli di Amministrazione con numero di componenti sempre vicino ai dieci. Queste mega-realtà, al pari dell’INPS, hanno esigenze di snellezza e rapidità nel processo decisionale,  ciononostante non sacrificano, nelle posizioni di vertice strategico, l’articolazione degli interessi garantita da un’adeguata rappresentanza numerica nei consigli.

Forse a questo che, a nostro parere, è un limite evidente del modello di governance attuale soggiace anche lo studio effettuato nel giugno 2012 dai tre esperti Bruno Bove, Giovanni Valotti e Carmine Volpe, nominati dall’allora Ministro del Lavoro Fornero per approfondire l’intera questione.

Ripubblichiamo tale studio, nonché le tre proposte di legge presentate nel corso della passata Legislatura. C’è ancora molto da lavorare.

Risultati della Commissione di studio sulla governance degli enti previdenziali -giugno 2012

Vedi su questo sito: la ventennale discussione sulla governance degli Enti previdenziali

Giuseppe Beato