Fra le consuetudini praticate da questo sito c’è quella di riproporre, quasi a mo’ di satira, antichi scritti, di decenni fa, che tentavano, con dovizia di buoni argomenti e senso dello Stato, di dimostrare che le riforme degli anni ’90 avevano significativi e importanti bachi che le rendevano inadatte a imprimere una spinta vera al buon andamento della burocrazia italiana. Fra i tanti – si veda qui una serie di riferimenti a letture di questo tipo – proponiamo oggi una lunga esposizione di Valerio Talamo dell’anno 2004 – “Il lavoro pubblico dieci anni dopo la privatizzazione: conflittualità, tendenze, prospettive” in “La riforma del lavoro pubblico – Quaderni del Giornale di Diritto Amministrativo”, Ipsoa, Milano. Lì vi erano analizzate lucidamente tutte le contraddizioni e aporie presenti in una legislazione che – di novella in novella – è pervenuta intatta fino a noi nei suoi riferimenti cardine. Erano già individuati 22 anni fa i punti di caduta, le problematiche e le possibili soluzioni. Si analizzavano i mancati risparmi cui pure erano finalizzati i famosi accordi del luglio 1993 sulla politica dei redditi fra Governo, Sindacati e Confindustria, lo sfiguramento dei cosiddetti “percorsi di carriera” generato da passaggi massicci e ingiustificati da un area professionale all’altra e da una fascia retributiva all’altra, la precarizzazione della dirigenza pubblica ottenuta con l’introduzione degli “incarichi a termine”. Le modalità di esposizione erano misurate e accademiche, ma rimangono decenni dopo lettera morta, di fronte alla resistenza arrogante dei ceti dirigenti politici a un vero cambiamento, nonostante le evidenze di una regolazione legislativa fatta male.
TALAMO – Il lavoro pubblico dieci anni dopo_quaderni GDA
TALAMO-2007-per-una-dirigenza-pubblica-riformata

