L’AUTONOMIA SCOLASTICA E IL RUOLO DELLA DIRIGENZA IN EUROPA.

Lo studio della “rete” Eurydice del 2007 sull’ “autonomia scolastica in Europa” non perde interesse a distanza di sette anni perché ha come oggetto una ricostruzione storica  del concetto e delle attuazioni concrete dell’ “autonomia scolastica” nei vari Paesi che trovano i propri albori nell’ultimo trentennio. Le esperienze sono differenziate, in alcuni casi, come per Belgio e Olanda, sono state imposte in precedenza da motivi etnici e culturali radicati e profondi.

Con riferimento all’Italia, sempre in evidenza per l’incompiutezza dei progetti riformatori, ci piace sottolineare che il concetto di autonomia affermatosi in Europa non viene mai disgiunto dai connessi concetti di accountability e di responsabilità della dirigenza:  l’autonomia scolastica si accompagna, in tutti i Paesi dove ha successo, con un valido sistema di responsabilità del dirigente scolastico e di valutazione esterna del dirigente stesso e del personale docente e non. Per quanto riguarda l’accountability si cita testualmente la pagina 39 del documento: “…sono le istanze tradizionalmente responsabili della valutazione degli attori del sistema educativo – degli insegnanti in particolare- che si sono viste attribuire questa nuova funzione di controllo. In effetti, nella maggioranza dei paesi europei, sono le autorità educative superiori – il più delle volte attraverso corpi ispettivi – ad essere responsabili della valutazione delle scuole in questi nuovi contesti di autonomia…”

Ma gli Italiani, si sa, non desiderano essere valutati. Accettano tutt’al più l'”autovalutazione”….anche qui citando letteralmente a pagina 40: “Alcuni paesi, ormai sempre di meno, sono, invece, rimasti ai margini di questo movimento di valutazione delle scuole. E’ il caso, per esempio, dell’Italia che non obbliga le scuole a rendere conto davanti a un’istanza particolare (se si escludono gli ambiti amministrativi e contabili con la visita del collegio dei revisori dei conti due volte l’anno), ma le incoraggia fortemente a praticare la valutazione interna”.

Il tema irrisolto dell’accountability si lega all’altro problema altrettanto irrisolto della responsabilità del dirigente scolastico. Anche su questo tema Eurydice ha prodotto nel 2009 una preziosa rassegna sul “Dirigente scolastico in Europa” , effettuando una sintesi comparativa delle modalità di accesso, delle competenze e sfere d’azione, delle retribuzioni e delle modalità di valutazione esterna del suo operato nei sistemi di Istruzione di Francia, Finlandia, Germania, Inghilterra e Spagna. Passando in rassegna le varie esperienze spicca in primo piano la differenza con lo status dei dirigenti scolastici (e non) italiani, le cui funzioni e prerogative – disponibilità di spesa, interventi sugli edifici scolastici, direzione e valutazione del corpo insegnante – sono compresse al massimo, tanto da rendere concreti  i pericoli di deresponsabilizzazione e di disaffezione dal ruolo svolto. Illuminante anche in questo caso la descrizione dell’headteacher in Inghilterra (pagina 30): “stabilisce la politica scolastica generale e nomina tutto il personale, docente e non docente…..è responsabile della gestione di tutte le risorse della scuola, comprese quelle finanziarie, sia che provengano dallo Stato si che provengano da altra fonte. Per quanto riguarda gli insegnanti può influire sul loro avanzamento di carriera….attraverso…. il performance management annuale previsto per gli insegnanti e i capi di Istituto dall’anno 2000.”

Poteri reali e connesse responsabilità, sottoposizione di chiunque ad un meccanismo esterno di valutazione. ….qualunque splendida e magniloquente costruzione legislativa sarà comunque destinata a non lasciare altra traccia se non nelle pagine della Gazzetta Ufficiale se non verranno introiettati nelle coscienze e poi attuati nei fatti questi semplici canoni di vita organizzata.

L’autonomia scolastica in Europa 2007.

Il dirigente scolastico in Europa 2009.

Eurydice – Modelli di valutazione dei capi di istituto in Europa 2009.

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