Cosa pensano i dirigenti pubblici italiani della pubblica amministrazione

Se non ci fosse da piangere, sarebbe veramente esilarante osservare la diffidenza, la sfiducia e lo scetticismo con il quale i dirigenti pubblici italiani valutano le dinamiche in corso nelle amministrazioni nelle quali essi dovrebbero essere in teoria i protagonisti principali. Ma andiamo con ordine: Promo pa e’ una fondazione presieduta da Gaetano Scognamiglio e riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che persegue la diffusione della cultura tecnico – scientifica a tutela e valorizzazione del patrimonio naturalistico, storico, scientifico, tecnologico e industriale del Paese, attraverso il sostegno alle amministrazioni pubbliche impegnate in questa direzione (vedi qui meglio).

I ricercatori di PromoPA, fra le varie iniziative, intervistano dall’anno 2007 un campione significativo di dirigenti pubblici italiani (solo i dirigenti amministrativi, più direttamente chiamati a dare attuazione alle riforme, esclusi quindi i dirigenti scolastici, medici e militari) e misura la loro valutazione a proposito delle leggi piu’ recenti di innovazione del Paese e/o delle pubbliche amministrazioni. Emerge dalle risposte all’edizione 2023/2024  il livello di SFIDUCIA  che gli intervistati nutrono sugli esiti delle riforme medesime. L’undicesimo rapporto di PROMOPA, presentato lo scorso 26 marzo 2024 – i cui risultati la fondazione ha sintetizzato nelle slide che si riprendono qui sotto – sono tanto sconfortanti quanto significativi dell’abisso di lontananza esistente fra la politica che avvia le politiche pubbliche e la dirigenza che tali politiche dovrebbe in qualche modo attuare. Solo il 9,7% dei dirigenti pubblici ha fiducia che il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) possa velocizzare le procedure e garantire maggior qualità ai lavori e forniture rispetto alle norme precedenti; solo il 23,6 % di loro crede cheLa riforma del reclutamento, portata a compimento con la modifica del DPR 487/1994 finalizzata al ricambio generazionale, avrà effetti positivi sul miglioramento della capacità amministrativa degli uffici pubblici; a proposito del PNRR,  l’8,4 % non rileva particolari difficoltà nella sua amministrazione per la partecipazione e per la realizzazione dei progetti previsti nei bandi di attuazione e il 33,1 % crede che si riuscirà a rispettare i tempi richiesti; più specificamente un misero 6,3% ritiene che i nuovi canali di reclutamento aperti con il PNRR siano adeguati a coprire i fabbisogni di personale necessari a gestire le missioni di cui si compone il piano. Con riguardo al proprio status, poi, nel contesto completamente negativo della valutazione, alla domanda delle domande – “gli attuali poteri dei dirigenti sono adeguati al rafforzamento della separazione fra indirizzo politico e gestione con la conseguente imputabilità esclusivamente agli stessi delle responsabilità gestionali” – l’ennesima risposta semiplebiscitaria si sintetizza nel 6,3%  dei dirigenti pubblici italiani che crede in tale Araba Fenice!

Mai coinvolti nelle riforme promosse dalla politica, né in fase di predisposizione né in fase d’attuazione, ai quali si chiede solo – da padrone a servitore – la mera esecuzione dell’astratto dettato legislativo; scollegati dai vertici politici, in particolare nei ministeri attraverso il coriaceo meccanismo di separazione e non d’integrazione costituito dai gabinetti del ministro, i dirigenti vivono il loro ruolo come soggetto passivo e silente.

Eppure  la condivisione convinta agli obiettivi posti dalla politica sarebbe un fattore decisivo per un vigoroso avvio delle riforme. Ma forse tutto questo interessa poco a chi tali riforme promuove emanando leggi. L’estraneità procurata  si può poi facilmente tradurre in seguito nelle critiche di “atteggiamento difensivo” e di “fuga dalla firma” con le quali l’apparato della comunicazione prevalente mortifica ulteriormente i dirigenti pubblici.

Un vero peccato e una serie di occasioni perse, solo a considerare una preziosa potenzialità non sfruttata che emerge dall’ultima risposta ai quesiti di cui è costituito il rapporto di PROMOPA: alla domanda “Come dirigente mi sento di svolgere un ruolo di servitore dello Stato o Civil Servant“, la percentuale dei consensi SI CAPOVOLGE rispetto a tutte le altre valutazioni e l’85,2% degli intervistati si dichiara completamente (e orgogliosamente) d’accordo.

Segno macroscopico quest’ultimo del fatto che sarebbe a disposizione del Paese un patrimonio di professionalità pubbliche prezioso che nessuno ha intenzione di utilizzare.

Giuseppe Beato

 Presentazione PA vista da chi la dirige 2023

 

Articoli Recenti Relativi