Il rapporto conclusivo della Commissione d’inchiesta parlamentare sulla condizione delle periferie urbane

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Sono circa 22 milioni i cittadini italiani che risiedono nelle 14 aree metropolitane, quindi più di un terzo dell’intera popolazione. Circa la metà di questi cittadini (9,5 milioni) vivono nel comune capoluogo.

Il dato rilevante sta nella proporzione dei concittadini che vivono in aree intermedie o periferiche dei Comuni capoluogo, circa il 75% dei residenti, cioè 7 milioni di concittadini. Roma risulta la grande città con più residenti in periferia.

 

Sono dati sufficienti per qualificare come questione centrale delle vita nazionale il problema delle “periferie” metropolitane, delle quali si è occupata la Commissione bicamerale sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, con una serie di visite in realtà particolarmente problematiche e con audizioni a personalità istituzionali direttamente coinvolte quali il Ministro dell’interno (ascolta videoregistrazione della seduta), il Prefetto di Roma (vedi qui la sua proposta) e il Sindaco di Roma (vedi la seduta dell’11 luglio 2017). La Commissione ha terminato i suoi lavori presentando un rapporto conclusivo lo scorso 19 dicembre 2017, alla presenza della presidentessa della Camera. Riprendiamo qui di seguito sia il testo di tale rapporto sia la videoregistrazione della giornata parlamentare, con gli interventi dell’on. Boldrini, Causin (presidente della Commissione), Morassut (vice-presidente), Castelli (vice-presidente) e di Marco Minniti (Ministro dell’Interno).

Il rapporto  – che riproponiamo qui sotto – dà conferma di ciò che chiunque può verificare personalmente, cioè delle condizioni di degrado territoriale e sociale di molte città italiane. In più, introduce un’interessante riflessione di carattere solo apparentemente terminologico: la perdita di valore del termine stesso di “periferia”, che denuncia una modalità di lettura di stati di crisi concentrati esclusivamente sulle aree esterne delle città, viste come mondi lontani e marginali;  invece la realtà attuale mostra uno stato di crisi strutturale, di arretratezza funzionale e di problematicità sociale che si fa generale nel territorio metropolitano, tanto da costituire “questione urbana”, meglio che “questione delle periferie”. Ogni “periferia” dovrebbe costituire un “centro” – cioè luogo attrezzato e dotato di tutti gli strumenti di vita sociale e comunitaria – collegato agli altri luoghi della metropoli con efficienti collegamenti di rete, governato anche sul piano squisitamente estetico, come in altre realtà europee.

Al di là delle diagnosi, – che confermano la lettura di una dinamica “storica” anarchica e casuale di esplosione disordinata di inguardabili palazzoni, strade strette e dissestate e miseri servizi pubblico/sociali, in un trionfo del “brutto” nel Paese il cui marchio distintivo dovrebbe invece essere l’aggettivo “bello” – la Commissione parlamentare ha riepilogato e sottolineato una serie di possibili direttrici di intervento sul degrado attuale.

I riferimenti obbligati sono: 1) il “Piano Nazionale per la Riqualificazione e Rigenerazione delle Aree Urbane degradate “  previsto dalla Legge di stabilità del 2015 (art. 1, comma 432, Legge 23 dic 2014, n. 190), e al conseguente bando emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri per la presentazione da parte dei Comuni di proposte di riqualificazione sociale e culturale delle aree degradate – vedi qui; 2) l’Agenda urbana europea varata con il “patto di Amsterdam” del maggio 2016 –  in parallelo con l’agenda urbana delle Nazioni Unite,  orientata al miglioramento della regolazione, delle modalità di finanziamento e delle conoscenze delle realtà urbane lungo 12 temi prioritari d’interesse: vedi qui “Agenda Urbana a cura dell’Agenzia per la coesione territoriale”.

La lettura del riepilogo della relazione e la videoregistrazione degli interventi conclusivi consente di conoscere il giudizio complessivo della Commissione, consistente soprattutto nell’auspicio del varo per la prossima legislatura di una riforma legislativa per il governo del territorio che si basi su alcuni cardini essenziali (pagg.51 e segg.): a) nuovo assetto di governance delle città e delle aree metropolitane, b) co-pianificazione Stato-Regioni-Autonomie locali; c) partecipazione di tutte le istanze istituzionali e associazionistiche in campo; d) definizione di una nuova forma di piano urbanistico articolato su due livelli: piano strutturale e piano operativo; e) declinazione di strumenti e procedure operative chiare che noi leggiamo così: una pubblica amministrazione posta in grado di funzionare efficientemente nell’attuazione dei piani generali d’intervento.

La realtà, tuttavia, ci consegna uno stato concreto degli interventi che, dal punto vista finanziario vede per ora destinati ai progetti contro il degrado sopra richiamati la bellezza di 79 milioni di euro, una goccia nel mare – vedi qui – e uno stato pietoso dei rapporti fra Ministeri, Regioni, Città metropolitane e Comuni che la Commissione – più educatamente ma non meno drammaticamente – descrive così: “le politiche di rigenerazione urbana appaiono, infatti, in Italia, gravate da eccessivi pesi di natura procedurale, da conflitti di competenze e di attribuzione tra diversi livelli di amministrazione e da diversi comparti dello Stato, da dispersioni che rendono gli interventi sulle città tendenzialmente episodici, non inseriti in una cornice normativa e di principi omogenea e di facile utilizzo e, soprattutto, nella gran parte dei casi senza un impianto di visione strategica su tutto l’organismo urbano”. (pag. 49). Questa per ora è la realtà cruda.

Giuseppe Beato

Video registrazione della giornata di presentazione del Rapporto sulle periferie.

Commissione parlamentare d’inchiesta sul degrado delle città e delle periferie – Relazione sull’attività svolta

 

 

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