Il sistema dei controlli di regolarità amministrativo contabile degli atti di Regioni e Comuni.

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Il mondo amministrativo dei Comuni ha acquisito un forte potere e rilevanza nel nostro sistema istituzionale, tanto da “mandare” il Sindaco di Firenze e un ex Presidente dell’ANCI ai vertici delle Istituzioni. La ventata di novità per la pubblica amministrazione  non deve, tuttavia, far dimenticare che, anche e soprattutto nelle autonomie locali, nella legislazione amministrativa attuale si annidano dei “bachi” legislativi di pericolosità non ancora sufficientemente evidenziata.

Una delle più clamorose falle è quella esistente nel sistema dei controlli amministrativo-contabili, per quali gli esperti si attardano ancora sulla tematica della dannosità dei controlli “preventivi” (superati di fatto e di diritto con la legge n 20 del 1994 e sui quali non si nutrono nostalgie di sorta) nell’ottica dell’efficienza e della responsabilizzazione del dirigente  e sulla loro “arcaicità” in raffronto agli altri tipi di controllo e di valutazione: questa autentica corbelleria é sostenuta da molti furbetti con lo scopo di liberarsi dei controlli di legittimità degli atti, non tenendo conto della possibilità dei controlli successivi che sono egualmente uno strumento di garanzia e non ostacolano la tempistica degli atti posti in essere dai vari uffici.

Il concentrato di queste due  debolezze di pensiero ha prodotto danni ingentissimi, alla fine dei quali la stragrande maggioranza delle Amministrazioni pubbliche italiane è sprovvista, sia di un sistema efficiente di controlli di regolarità amministrativo-contabile, che di un sistema di controllo di gestione e di valutazione delle performance.

Ben lungi dall’essere “responsabilità degli amministratori e della dirigenza“, questa situazione deriva da un sostanziale smantellamento del sistema dei controlli degli atti delle Regioni e degli Enti locali che ha proceduto progressivamente negli ultimi venti anni ed ha trovato il suo momento massimo nell’abrogazione degli articoli 125 e 130 della Carta costituzionale scritta dai nostri Padri costituenti (vedi anche su questo sito lo  scandalo dei finanziamenti ai consiglieri regionali), che prevedevano modalità precise e specifiche di controllo degli atti. La ratio propagandata di quelle abrogazioni fu, al solito, permeata da una falsa idea di federalismo e di autonomia, tale per cui la pari ordinazione  di Stato, Regione ed Enti locali impediva che l’uno potesse controllare l’altro. Non è convincente questo assunto, per due buoni motivi: il primo è che l’unitarietà della Repubblica vincola tutti i suoi Organi costituzionali a regole e comportamenti reciprocamente rispettosi ma non per questo “scollegati” ed anarchici, vista la circostanza fondamentale che operano nel contesto di un unico sistema di finanza pubblica; seconda considerazione è la prioritaria difesa degli interessi del cittadino contribuente che si deve realizzare anche attraverso la garanzia della legittimità degli atti di spesa. La modifica del titolo V non tenne conto di queste due considerazioni, infatti non riformò il sistema dei controlli di regolarità amministrativo contabile, ma – con evidenza – li smantellò attraverso l’abrogazione pura e semplice degli articoli 125 e 130 Cost.

C’era e c’è un altro pensiero debolissimo che ammorbidisce dubbi e rimorsi dei più: quello dell’amministrazione che si “auto-controlla”. Questa è una delle più riuscite “balle spaziali” che abbiano trovato patria nell’ideologia modernista della Pa italiana. Andiamo a chiederlo agli americani, agli inglesi, ai francesi o ai tedeschi se utilizzano il sistema dell’autocontrollo amministrativo!!! In qualunque sistema amministrativo pubblico sano, il controllo amministrativo dell’operato di un qualunque soggetto non può che essere condotto da un soggetto controllante indipendente, pubblico ed esterno al soggetto controllato.

Gli esiti dello smantellamento dei controlli sono evidenti e gravissimi: arrecando un danno superiore ai danari persi col Mo.s.e. e con EXPO 2015,  oggi una miriade di piccoli rivoli di spesa delle 8000 amministrazioni pubbliche scorre oscura e senza controllo. Facile, troppo facile, l’incentivo a infinite piccole ruberie. Eppure l’aumento del livello di corruzione è lì ad ammonirci che, ancora prima dell’azione dell’autorità anticorruzione, è necessario riportare le grandi e le piccole spese pubbliche sotto il governo di una legislazione dei controlli chiara, equilibrata ed efficace, basata magari su Collegi sindacali costituiti da dirigenti pubblici estranei alle Amministrazioni controllate.

Per un approfondimento della tematica generale dei controlli sugli atti, dei controlli interni e della valutazione negli Enti locali, pubblichiamo tre contributi che riepilogano esaurientemente le tematiche normative così come si sono evolute nel tempo.

Giuseppe Beato

Dichiarazioni di Raffaele Cantone in ordine alla corruzione dopo la riforma del Titolo V della Costituzione.

Legambiente – Seminario nazionale 13 feb 2013 – Sistema dei controlli nella PA locale di Mario Collevecchio

Il controllo degli Enti locali alla luce della riforma del Titolo V Cost – Maria Cristina De Matteis 2007