La rappresentatività sindacale nel pubblico impiego

Uno degli atti fondamentali della contrattazione collettiva del pubblico impiego è costituito dall’accertamento della rappresentatività dei vari sindacati, effettuato ogni triennio a cura dell’ARAN. Esso riguarda il personale qualificato come “contrattualizzato“. Si tratta di dati statistici preziosi perchè, oltre ad accertare quali siano le rappresentanze sindacali titolate a sedere al tevolo della contrattazione nazionale (rappresentatività non inferiore al 5% fra deleghe rilasciate per ciascuna sigla e totale delle deleghe in ciascun comparto o area), accertano anche il numero totale dei dipendenti pubblici che sono iscritti in servizio al sindacato – con regolare pagamento mensile della quota d’iscrizione – e il numero dei voti ottenuti dalle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro per l’elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie -RSU  (a termini del comma 3 dell’articolo 42 del d. lgs.165/2001).

Dal recentissimo accertamento ARAN della rappresentatività per il triennio 2025-2027 – clicca qui per leggere il documento integrale – emergono dati di grande interesse per valutare i livelli di democrazia nelle pubbliche amministrazioni italiane. Risulta, infatti, iscritto a una delle rappresentanze sindacali del pubblico impiego il 54,3% dei 2.707.282 dipendenti pubblici contrattualizzati (dato del Conto Annuale per l’anno 2023 della Ragioneria Generale dello Stato). La percentuale ascende al 70,6% considerando i votanti per le rappresntanze sindacali unitarie. Il dato sarebbe completo per tutto il pubblico impiego se fosse considerato nel computo anche il personale in regime di diritto pubblico (militare e forze di polizia di Stato, carriera diplomatica, carriera prefettizia, vigili del fuoco, professori e ricercatori universitari) che ammonta ad altri  579.322 dipendenti su un totale generale di circa 3 milioni 327mila dipendenti pubblici. Ma tant’è: rimane il dato generale politico significativo secondo cui il livello di partecipazione democratica sindacale può considerarsi nettamente superiore al livello di partecipazione che si registra fra i cittadini italiani nelle ultime tornate elettorali, con progressive e costanti diminuzioni di percentuale di voto. Non c’è quindi un deficit di democrazia a quanto pare, ma un deficit di rappresentanza politica.

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