Il sistema di potere che governa il Comune di Roma da 70 anni.

Lupa capitolina

Offriamo ai giovani studiosi una piccola guida ragionata e documentata del funzionamento del sistema di potere nel Comune di Roma dall’immediato secondo dopoguerra ad oggi. Un “Bignami” per uso civico. Le nostre fonti di analisi sono semplici articoli di giornali. Tuttavia, quando si “libera” il singolo prodotto informativo dalla sua quotidianità, lo si sviscera conservando i contenuti più stabili e lo si collega con altri contenuti informativi trattati allo stesso modo, ne può derivare un solido quadro generale di studio e di riferimento.

E’ il caso del “Governo del Comune di Roma nel secondo dopoguerra“, sempre pesantemente condizionato dalle pressioni del ceto dei “costruttori”. Su questo  argomento non abbiamo fatto altro che mettere in asse alcuni articoli di giornali e i relativi fattori operanti lì descritti: 1) i riferimenti storici: vedi qui il mitico articolo dell’ESPRESSO del dicembre 1955 “Capitale corrotta = nazione infetta” in cui veniva per la prima volta denunciato il ruolo del Sindaco di Roma dell’epoca, ing. Rebecchini, prono ai voleri delle grandi società immobiliari dell’epoca – fra cui la Società Generale Immobiliare, la Beni Stabili, la Pia Acqua Marcia, la Roma Gas e la Romana di Elettricità – che operarono il sacco di Roma attraverso cementificazione selvaggia dei quartieri  Vigna Clara,Tuscolano,  Tor Carbone,  Prenestino,  Trionfale, Salario,  Nomentano, Casilino.

Espresso Capitale corrotta

2) Il “sistema Rebecchini” é tutt’oggi il paradigma d’azione dei costruttori romani- come spiegato doviziosamente dall’inchiesta di quest’anno sempre dell’ESPRESSO  (vedi qui l’articolo): il “sistema” consiste in questo: l’acquisto di enormi aree (edificabili o meno non è importante) da parte dei costruttori, seguito da una stringente e poderosa azione di pressione sui politici e dirigenti al potere in Comune affinché siano effettuate “varianti al piano regolatore”, in modo da eseguire su quell’area progetti di edificazione; in questo senso, nessuno dei governi succedutisi a Roma in circa 70 anni é stato capace di imporre la linea logica di un sano intervento dei poteri pubblici: prima la programmazione urbanistica, poi le conseguenti concessioni edilizie ai costruttori. Invece, ha sempre prevalso l’iniziativa anarchica dei costruttori che é riuscita comunque a subordinare la programmazione urbanistica pubblica del territorio ai diritti di proprietà detenuti da soggetti privati: cioè, “si costruisce quel quartiere o quel centro commerciale o quel complesso edilizio non perché é attuazione di un piano di armonica urbanizzazione, ma perché “quel” costruttore lì deve fare profitti”. Date queste premesse, il giovane lettore potrà meglio interpretare il senso e gli interessi nascosti dei grandi piani edilizi e/o di opere  pubbliche previste nei prossimi anni: vedi qui sotto la MAPPA .

Mappa 001

3) L’opera di pressione su politici e dirigenti del Comune, affinché assecondino la volontà dei costruttori: in questo senso esistono metodi leciti, primo fra tutti l’acquisto del quotidiano tradizionale della città, “il Messaggero” – oggi proprietà di Gaetano Caltagirone – che è l’arma più potente di tutte per attaccare un sindaco, un assessore, un’intera giunta capitolina. Poi esistono “sistemi borderline“, quale quello di supportare le campagne elettorali di qualche candidato investendo su una futura loro buona disposizione ad assecondarne gli interessi. Infine esiste, più brutalmente, la pura e semplice corruzione di politici e funzionari, attraverso la quale alcuni costruttori operanti nell’area romana riescono da sempre ad avere approvazioni di Piani edilizi, varianti al Piano regolatore e concessioni edilizie a costruire.  Qui entriamo del grande mondo della commedia umana: dei tanti spunti possibili citiamo i più recenti: a) il reperimento di un libro paga di tangenti a politici e dirigenti romani nel corso di una perquisizione a casa Bonifaci (vedi quii); b) la descrizione del ruolo dei dirigenti corrotti nella “trafila” della corruzione, nella quale si evidenzia la necessità del “dirigente scemo” che firma tutto “pur di mantenere il posto”  (vedi qui); c) la storia personale del dirigente pubblico che scemo non è e che riesce, non solo ad “acquistare” un attico al quartiere Coppedè, ma anche a schivare tutte le misure di rotazione degli incarichi dirigenziali fruendo di solidi agganci nel mondo politico e imprenditoriale (vedi qui 19 febbraio 2016 e  vedi anche qui); d) la storia dell’Assessore dell’Urbanistica, presumibilmente onesto e volenteroso, che cerca di ruotare gli incarichi dirigenziali ma lascia al suo posto proprio l’unico che doveva essere rimosso e finisce indagato pure lui per corruzione (vedi qui); e) il folto sottobosco di “intermediari e faccendieri” che stazionano di fronte agli uffici pubblici e riescono  in qualche modo a offrire a pagamento i propri servizi ai semplici cittadini che hanno il problema – che nelle lezioni accademiche viene considerato prioritario su tutto il resto – di vedere  concluso il procedimento di un atto di concessione o una licenza (vedi qui).

Roma è governata da 70 anni da questo sistema di potere potente e ramificato, alimentato dagli interessi del ceto dei “palazzinari”. Le sue “metodologie” di intervento si sono estese a tutti i piani di politiche pubbliche gestiti dal Comune (vedi qui le ordinanze di arresto per lo scandalo di Roma mafia). Esse potranno essere debellate solo con interventi straordinari di contrasto politico e amministrativo.

Corruzione a Roma: fatti e non chiacchiere.

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A ognuno il suo mestiere. Maurizio Crozza ci fa sorridere amaramente (il Paese delle meraviglie di ieri sera 18 marzo) sui “difetti” endemici di un certo sottobosco romano nel quale, più che i “Rugantino”, operano personaggi simili a quelli che lui ha battezzato come “Rubantino“! – vedi. I giornaloni della Repubblica sono paghi nel pubblicare articoli di denuncia degli scandali ed è giusto, democratico e sacrosanto che facciano così…. senza peraltro che nessuno si dia pena di dare diffusione del documento ufficiale dell’ANAC (vedi delibera n 207 del 2 marzo 2016).

A noi di Nuova Etica Pubblica, che apparteniamo al mondo dei “cultori” della materia, spetta invece il compito di approfondire la problematica legata agli scandali proponendo soluzioni gestibili amministrativamente. Sulla questione della corruzione come fenomeno ormai endemico della pubblica amministrazione – centrale, territoriale e locale abbiamo dedicato un numero della nostra rivista (vedi qui) e, in conclusione, andiamo proponendo da anni  rimedi concreti e attuabiliove ci sia reale volontà politica – per avviare una seria operazione di contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione.

Ripubblichiamo, pertanto, le nostre proposte in merito a tre strumenti amministrativi di contrasto alla corruzione e per il ripristino della legalità nell’Amministrazione pubblica:

1. l’introduzione di controlli successivi esterni sugli atti di spesa del Comune di Romadella PA in generale, sostanzialmente dismessi a seguito della “riforma” del titolo V della Costituzione dell’anno 2001 (vedi qui Il sistema dei controlli di regolarità amministrativa degli atti);

2. l’operatività concreta dello strumento (previsto solo legislativamente, ma non nei fatti) del whistleblower (autore delle soffiate); vedi qui “La denuncia delle frodi come atto di civismo” e vedi documento ANAC sulla Tutela del dipendente che segnala illeciti.

3. la pubblicazione in forma sintetica e comprensibile sul sito istituzionale del Comune di Roma e delle amministrazioni di tutti gli atti di spesa adottati (vedi qui).

Al candidato Sindaco di Roma – qualunque sia la sua collocazione politica – che inserirà nel suo programma elettorale l’attuazione reale di questi tre strumenti amministrativi di contrasto della corruzione andrà la nostra convinta approvazione.

Giuseppe Beato

Un milione e mezzo di procedimenti penali prescritti in 10 anni.

Procediemtni cancellati

Secondo i dati elaborati dagli uffici del Ministero di Giustizia – vedi qui sopra – sono 1.468.220 i procedimenti giudiziari penali incorsi nella prescrizione nel decennio 2005-2014, dei quali n. 132.296 nel solo anno 2014. Il fenomeno discende direttamente dal dettato dell’articolo 6, comma1, della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (cosiddetta “legge Cirielli” – vedi). I reati maggiormente “graziati” dalla contrazione dei termini della prescrizione furono e sono quelli contro la Pubblica Amministrazione, primo fra i quali il reato di corruzione. Superfluo qualunque commento in ordine alla “lotta alla corruzione”: meglio di noi Giovanni Legnini, Vice Presidente del Consiglio superiore della Magistratura, nell’intervista a “La Repubblica” dello scorso 13 febbraio 2016, che qui sotto riproduciamo. Nell’intervista viene trattato un altro punto dolente del funzionamento della macchina pubblica in Italia: la produttività dei Magistrati.

 Lanciammo l’allarme 8 mesi fa ora si approvi subito la riforma

Mala Pa – La denuncia delle frodi e degli abusi come atto di civismo.

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Riproduciamo qui sotto il link a due articoli, de “La Repubblica” e de “Il Giornale” di ieri 13 febbraio 2016, che danno conto dell’ennesimo scandalo legato alla falsa attestazione della presenza in servizio. Qui c’è un interessante e, a parer nostro, positivo elemento di novità: la denuncia degli abusi é partita dai cittadini utenti, stanchi di assistere a proterve dimostrazioni di inciviltà e di scorrettezza da parte di chi – l’impiegato pubblico – ha un obbligo civico più stringente di esercitare la massima correttezza sul lavoro. Come operatori al servizio della funzione pubblica del Paese, temiamo la demagogia legata a questi scandali, tale per cui si cerca di estendere all’intera categoria di lavoratori pubblici il “modello” di comportamento in uso presso alcune frange di persone (vedi qui). Ciò nondimeno, scandali, denunce e contromisure rigorose sono necessarie e salutari. Aggiungiamo che l’elemento nuovo della denuncia ad opera di cittadini e lavoratori che si oppongono agli abusi va estesa anche a tutti i comportamenti corruttivi che allignano fra le maglie della macchina amministrativa del nostro Paese. Nei Paesi anglosassoni è operante e regolata per legge la tutela dei whistleblower (vedi qui, termine intraducibile in italiano anche per precise ragioni “di costume” ben esposte nell’articolo di giornale che qui richiamiamo (clicca qui). Il whistleblower è “l’autore della soffiata” che consente a un’amministrazione pubblica di indagare e, se vera, di scoprire e stanare una situazione di corruzione esistente. Ma, per questi soggetti, è prevista all’estero una tutela speciale, consistente nella garanzia della riservatezza sul soggetto che denuncia e nella difesa da qualunque possibile ritorsione nei suoi confronti. L’adozione effettiva di questo strumento di contrasto della corruzione darebbe risultati ben più significativi dei tanti “piani anticorruzione” che impegnano tante carte e fotocopiatrici con risultati vicini allo zero, vista anche la confermata posizione dell’Italia nella classifica internazionale 2015 della corruzione (vedi).

La Repubblica – abusi stanati dai cittadini.

Il Giornale – I furbetti del cartellino.

Trasparency: la classifica internazionale 2015 sulla corruzione percepita.

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Puntuale come una purga per le persone oneste arriva la classifica del 2015 sulla corruzione percepita (vedi qui la “cerimonia” di presentazione del rapporto – clicca qui dal Corriere.it per vedere anche la classifica interattiva). L’Italia si colloca al 61imo posto nel mondo e al penultimo in Europa, dopo Grecia e Romania.

VEDI QUI LA CLASSIFICA

Crozza, Sabino Cassese e la riforma delle pubbliche Amministrazioni.

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Crozza e i fannulloni pubblici – Video del 19 gennaio 2016.

Quando un comico del calibro e del seguito popolare di Maurizio Crozza mette sotto tiro gli impiegati pubblici e afferma esplicitamente che, per trovarne qualcuno che lavora, “bisogna andare a Berlino“, allora significa che egli in qualche modo interpreta e dà voce alla “pancia” di una grande fetta di opinione pubblica del nostro Paese. Soprattutto di questo deve prendere atto chi si occupa di pubblica amministrazione e i tanti che dentro lavorano onestamente….la casa, in qualche modo, brucia…e l’opinione pubblica è alle porte. A poco valgono una serie di altre possibili osservazioni: ciò che prevale é la demagogia dimostrata in quest’occasione dal Governo nel giustapporre e confondere il problema – che esiste – dei fannulloni con la riforma della pubblica amministrazione.

Ai tanti che giustamente puntano il dito sui truffatori che rubano denaro pubblico manomettendo i controlli delle presenze vorremmo fare una sola specifica domanda: “Crede lei che, facendo un’auspicabile pulizia completa dei furbetti che sguazzano nell’amministrazione pubblica, sarà risolto il problema dell’efficienza e del buon andamento della stessa?“. Noi, dal di dentro di questa macchina inceppata e ostile, Le rispondiamo che: “Sarà risolto un fondamentale problema di moralità pubblica, questo SI. Ma che No, la lotta ai fannulloni, pur sacrosanta e da appoggiare, non risolverà di un’unghia i problemi delle pubbliche amministrazioni“. Perché? Perché nessun Governo di questo Paese, dal primo dopoguerra in poi (si veda di Guido Melis: Il riformismo amministrativo italiano: una storia di vinti.) ha saputo mai trovare un paradigma condivisibile e condiviso di gestione delle pubbliche Amministrazioni, in grado di dosare nei giusti equilibri ruolo dello Stato e ruolo delle Autonomie locali, esigenze di efficienza e qualità con esigenze di garanzia e legittimità della spesa, che sapesse regolare i sistemi di controllo delle PPAA, la valutazione dei suoi dipendenti, ma anche delle Amministrazioni stesse, che sapesse inculcare nel DNA delle Amministrazioni pubbliche quell’ethos di Servitori del cittadino, indispensabile in un sistema costituzionale moderno. Potremmo continuare, perché la massa dei problemi in campo è enorme e non risolvibile a colpi di decreto o di spot elettorali. Meglio di noi Sabino Cassese,  in un suo fondo pubblicato ieri 23 gennaio 2016 sul Corriere della Sera, ci spiega come le riforme amministrative vanno non solo scritte, ma seguite e gestite nei tempi non brevi della loro buona attuazione…….Come avviene negli altri Stati occidentali avanzati, che pianificano in termini di lustri il programma di azioni e di risultati da portare a compimento.

 Sabino Cassese – I burocrati e il passo che manca.

Il cinema italiano e il “posto fisso”.

Quo vado

La vacanze natalizie e il tema di questo film di grandissimo successo di pubblico ci inducono a proporre qualche considerazione sul film “Quo vado?”, non fosse altro perché si occupa di due temi centrali nel nostro sito, quali il pubblico impiego e i “vizi” degli Italiani. Il protagonista del film è un impiegato pubblico che accetta tutto, anche un trasferimento ad una postazione scientifica al Polo Nord, pur di salvare il suo posto fisso  Continua a leggere

Corruzione in Italia, una gramigna sempre vigorosa

Riproduciamo una notizia e un editoriale tratti da La Repubblica: la notizia è di Carlo Rivolta (clicca qui) e si riferisce allo scandalo degli appalti aggiudicati al massimo ribasso dallo IACP di Frosinone, in cui sono coinvolti politici e imprenditori del luogo e la famiglia mafiosa dei Cuntrera.

Il fondo di Andrea Barbato – “l’Italia degli scandali(clicca qui) – ci parla di “un’Italia già tanto travagliata“, dove é difficile “mettere all’ordine del giorno la questione morale“, dove “a sgretolare ogni giorno l’autorità di chi amministra lo Stato é la cronaca invadente degli scandali” dove “si ha l’impressione che questo nodo sia diventato il più grave e il più urgente da sciogliere, trascinato come un’eredità pesante da un governo all’altro

….dimenticavamo un piccolo particolare…questi due articoli non sono di quest’anno, ma del 14 gennaio 1976, anno I, n. 1 de “La Repubblica”……..passano le guerre mondiali e quelle fredde, passano il fascismo, le prime e le seconde repubbliche, ma noi alle nostre tradizioni ci teniamo.

Il numero di luglio 2015 della Rivista “Nuova Etica Pubblica”.

Riproponiamo l’ultimo numero della rivista della nostra Associazione “Nuova Etica Pubblica” diretta da Daniela Carlà sul tema: “Il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione: legalità e trasparenza“.

 Nuova Etica Pubblica luglio 2015

Un onesto racconto del progressivo degrado di Roma.

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L’Ebook di Walter Tocci -(vedi qui) – di cui presentiamo un ampio estratto è per definizione e per contenuto un racconto “di parte”, a motivo della lunga militanza politica dell’autore nella compagine politica di sinistra e per essere egli stato vice-Sindaco e Assessore alla mobilità della Giunta Rutelli dal 1993 al 2001. Continua a leggere

Assenze per malattia dei lavoratori pubblici e privati.

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L’Osservatorio statistico dell’INPS sulla certificazione di malattia ha fornito diverse informazioni sulla dimensione del fenomeno – si veda l’articolo pubblicato su “La Repubblica” dello scorso 26 novembre. Fra le informazioni acquisite, meritano attenzione sopratutto queste due: a) quasi un terzo dei malesseri si concentrano nella giornata del lunedì (fenomeno palpabile per chi vive a Roma in relazione allo scarso traffico generalmente esistente in tale giornata); b) Il numero medio di giorni  assenza medio di malattia di un lavoratore pubblico (10,5 gg.) é doppio di quelli di un lavoratore privato (5,67). Così é.

 Le malattie dei lavoratori – La Repubblica 26 novembre 2015

I controlli sulle linee ATAC condotti da pregiudicati.

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Non si sa se piangere o ridere apprendendo notizie come quella pubblicata su “Il Messaggero.it” dello scorso 18 novembre: era stata ipotizzato un piano di utilizzo degli “ausiliari del traffico” (le persone che controllano la regolarità delle soste entro le linee blu) come controllori sui bus di linea a Roma: l’operazione è stata sospesa perché è risultato che un terzo di tali ausiliari non aveva il casellario giudiziale pulito: erano dei pregiudicati in parole povere!!..Ora sappiamo chi irroga le multe alle automobili poste in sosta in modo irregolare…. Quis custodiet custodes?….

Vedi qui l’articolo in questione.

La tutela del dipendente che segnala illeciti – Whistleblower

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Quante Amministrazioni pubbliche conoscono ed attuano la direttiva dell’ANAC sul Whistleblower – qui più precisamente indicato come “dipendente che segnala illeciti“?

All’obbligo per l’impiegato pubblico – sancito dall’articolo 8 del Codice di comportamento di dipendenti pubblici (D.P.R. n 62 del 2013 – vedi) – di “segnalare al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza“, corrisponde la condotta richiesta all’amministrazione pubblica dall’articolo 54bis del d.lgs. n 165/2001 (vedi qui) che recita fra l’altro: “il pubblico dipendente che denuncia all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia”.

 

La pubbliche amministrazioni devono (dovrebbero) conformarsi agli obblighi e alle modalità di azione previsti dalla Determinazione n 6 del 28 aprile 2015 che qui sotto riproduciamo.

 ANAC – Det. n.6 del 28.04.2015

 

MalaPA – come arginare la disonestà.

mutande copia          foto segnaletica

Le notizie che provengono dalla Magistratura sui casi dei dipendenti del Comune di Sanremo (vedi qui), sull’ANAS (vedi qui) e sull’INPS (pagamento incentivi – vedi qui) si prestano poco ai distinguo: forse, ci si può chiedere quanto fosse esteso il malaffare nella dirigenza ANAS, tutte da vedere e da inquadrare le notizie riguardanti gli ispettori INPS. Ma, indubbiamente, nel polverone che ormai non risparmia nessuno, la vergogna è tanta per i tanti onesti che pure pervicacemente continuano ad esserci e ad operare.

Sono notizie dirompenti non solo in sé, ma anche per il modo protervo in cui le persone indagate sembrano aver operato per anni.

Fatti di questo genere tolgono argomenti a chi come noi  crede ancora nel valore e nella necessità di una differenziazione nella gestione dei servizi pubblici rispetto alle imprese private, giustificata dalla diversità della natura delle attività svolte. Bisogna essere “all’altezza” dei privilegi che la società concede: uno su tutti per gli impiegati pubblici: la maggiore sicurezza della conservazione del posto di lavoro e l’essere fuori da logiche di riassestamento del personale in termini di migliaia di esuberi, ai quali tutto il mondo del lavoro privato è periodicamente soggetto.

I dirigenti e gli impiegati pubblici dovrebbero essere il riferimento etico/civile privilegiato, l’esempio da seguire. Non è uno scenario impossibile o  precluso al nostro popolo: basta guardare ai Carabinieri (o alla gran maggioranza delle Forze dell’Ordine). Invece, siamo ai primi posti nella classifica OCSE della corruzione pubblica ( vedi qui) e la sequela degli scandali che vede protagoniste Amministrazioni pubbliche sembra essere un fiume in piena.

C’è un problema di “rilassamento etico” – ottimamente descritto da Michele Serra ne La Repubblica di ieri riportato qui sotto- che riguarda tutti, non solo i pubblici dipendenti. Ma c’è anche la necessità stringente di una maggiore severità e rigore nella gestione delle Pubbliche amministrazioni (centrali e territoriali, statali e delle autonomie): va attuato un vero sistema di valutazione di Amministrazioni, dirigenti e personale (non la burla in vigore da più di venti anni – vedi qui), vanno ripristinati i controlli successivi esterni sugli atti che in una parte preponderante delle amministrazioni pubbliche sono stati letteralmente smantellati (vedi qui), va introdotta e protetta – al posto delle tante inutili “carte” di piani anticorruzione e per la trasparenza –  la figura del Whistleblower (funzionante in USA e in Gran Bretagna – vedi qui) e vanno pubblicati sui siti internet di ciascuna delle 10.000 amministrazioni pubbliche gli atti di assegnazione degli appalti – tutti gli atti finali ( vedi qui)– perché questo consente di innescare un sistema di controllo sociale che sarebbe un potentissimo disincentivo per gli innumerevoli furbetti che oggi agiscono nell’ombra e al riparo di un sistema inesistente di controlli. Basterebbe poco, ma non si fa.

Analfabetismo etico

Intervista Cantone – Società pubbliche e Titolo V della Costituzione.

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Nell’intervista concessa da Raffaele Cantone – Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione – al direttore de La Repubblica Ezio Mauro la polemica sul limite di utilizzo del contante spostato a 3000 euro ha affievolito l’attenzione su due altre affermazioni a nostro avviso di gravità molto maggiore. Con riguardo alle “società pubbliche” (cosiddette partecipate), Cantone ha affermato che esse sono “il vero disastro per la corruzione in Italia….sono state create come escamotage per trasferire gli affari a questi meccanismi”. Ma l’affermazione più pesante e incisiva di tutte è passata nel disinteresse completo dei più: Cantone ha affermato che “il post-tangentopoli ha prodotto norme che hanno finito per facilitare la corruzione. La più criminogena è la riforma del titolo V della Costituzione che ha spostato la capacità di spesa in zone sottratte al controllo: le rimborsopoli delle Regioni sono frutto di tutto questo”. Raffaele Cantone è uomo attento, preparato e avveduto e ciò trasforma in veri e propri macigni le sue affermazioni: Vedi qui da La Repubblica.it del 19 ottobre il testo integrale dell’intervista. 

Registriamo che le affermazioni del Presidente dell’anti-corruzione corrispondono – diremmo al 100%  – a quanto noi sosteniamo da sempre come Associazione da questo sito in ordine alle società partecipate (vera e propria “para-amministrazione” pubblica, in parte cospicua sottratte a qualunque controllo pubblico) e al vero e proprio smantellamento dei controlli esterni operato dall’abrogazione degli articoli 125 e 130 della Carta costituzionale vera, cioè quella scritta dai Padri costituenti nel 1946.

Chi voglia approfondire queste tematiche potrà cliccare su:

Lo scandalo delle società partecipate.

Lo scandalo Romafia.

Roma mafia – Tre questioni di natura amministrativa.

Il sistema dei controlli di regolarità amministrativo contabile di Regioni e Comuni.

Reati contro la Pubblica amministrazione – Relazione Eures: aumento esponenziale della corruzione a Roma.

ROMA LUPA

L’ EU.R.E.S, centro di ricerche economiche e sociali, ha pubblicato oggi un rapporto sui “Profili e dinamiche della corruzione a Roma e nel Lazio– clicca qui per leggere il rapporto.

Risultano commessi nello scorso anno 2014   3.828  i reati contro la PA: Denunciate/arrestate, n 9.691 persone. I reati censiti nello stesso anno 2014 sono così distribuiti territorialmente:

Nord: 25,7 % del totale nazionale,

Centro: 18,5 % del totale nazionale,

Sud: 55,9 % del totale nazionale.

Nella sola Provincia di Roma, i reati contro la Pubblica Amministrazione sono aumentati dall’anno 2009 al 2014 dell’84%, mentre risulta costante nel periodo la frequenza rilevata nelle alte province. Sempre nella provincia di Roma, é  il reato di corruzione “in senso stretto” a registrare, sempre a Roma e provincia, il picco più alto di incremento: un aumento del 422% dal 2009 (a fronte di un aumento medio del 113% in Italia). Seguono in graduatoria i reati di “abuso d’ufficio“, “peculato” e “omissione o rifiuto di atti d’ufficio“.

Vedi anche il commento dell’ ANSA 16 ottobre 2016 – dal 2009 corruzione quadruplicata a Roma.

Di nostro aggiungiamo, da romani quali siamo, che il fenomeno corruzione non può essere più ascritto ai soli “politici”, ma che si registra una preoccupante faglia di pervasività di  comportamenti immorali nel cuore della società civile …….allora diciamo pure: per essere Capitale d’Italia non basta essere pronipoti di Romolo e Remo: bisogna meritarselo.

Investimenti pubblici nei Paesi OCSE e in Italia.

OCSE

Il recentissimo “Government at a glance 2015” – vedi qui – recante i dati sulle attività pubbliche dei Paesi aderenti, contiene fra le moltissime informazioni anche i dati relativi agli investimenti pubblici (pagine 135 e segg). Evidenziamo qui le tabelle relative alle percentuali degli investimenti pubblici sul Pil nazionale e le percentuali di investimenti pubblici sul totale della spesa pubblica nell’anno 2013. La percentuale media OCSE di ciascuno dei due indicatori é il 13% del PIL per il primo, e il 29% del tonale della spesa pubblica per il secondo. In tutti e due gli indicatori i sistemi pubblici che più investono sono quelli dell’Olanda, della Corea del Sud, della Finlandia della Svezia e del Giappone.

E l’Italia? Il nostro Paese si colloca al settultimo posto per la percentuale sul PIL – 10,7% e al terzultimo posto, davanti a Portogallo e Grecia, per la percentuale – 20,9% – sul totale della spesa pubblica. Sono dati che colpiscono in tutta la loro evidenza. Se poi avviciniamo questi dati alle posizioni dell’Italia nella classifica della corruzione – vedi qui l’allegato-Italia-2014 della relazione della Commissione europea sulla lotta alla corruzione – diventa egualmente intuitivo valutare la qualità della scarsa spesa destinata agli investimenti pubblici.

Un’ultima annotazione che va data senza ulteriori commenti: la stessa tabella OCSE sugli investimenti pubblici – vedila qui sotto – indica l’Italia come uno dei Paesi in cui è maggiore la quota di investimenti gestiti a livello locale. Questo il dato.

 Investimenti pubblci da governement at a glance 2015

I conti in rosso dell’ATAC

Autobus ATAC

140 milioni di deficit nel bilancio ATAC del 2014, che si aggiungono ai deficit registrati negli anni precedenti (vedi qui sotto). Le imprese di ricambi e di consulenza si rifiutano di vendere i loro servizi perché non rientrano i crediti per i servizi precedenti, con il risultato che 850 vetture su 2300 non escono più in strada. Un debito complessivo di 353 milioni verso i creditori. Gare  per la fornitura di nuovi mezzi andata deserta perché le banche si rifiutano di finanziare i fornitori, ritenendo l’ATAC non affidabile. L’azienda incassa la metà dei biglietti rispetto dell’ATM di Milano: a proposito, che fine ha fatto l’indagine del 2013 sui biglietti clonati? Tutti ancora al loro posto? vedi qui: gestione fuori bilancio degli incassi.

Vedi gli approfondimento pubblicati su La Repubblica.it del 12 ottobre 2015 – clicca qui

Bilancio ATAC 2013

La rabbia dell’ex assessore Esposito contro la dirigenza pubblica.

Assessore Esposito

L’ormai mitico Stefano Esposito, ex assessore ai Trasporti del Comune di Roma – sfegatato tifoso juventino che gridava “Roma ‘mmerda” e affermava di controllare lo stato dei trasporti romani perché viaggiava sui bus in incognito, senza però conoscere la linea n 64, la più nota della città – sfoga ora la sua rabbia contro la dirigenza e i funzionari del Comune di Roma in una intervista concessa ad Alessandro Capponi del Corriere.it. “La struttura amministrativa vive di vita propria, non segue le indicazioni, cambia autonomamente il contenuto delle delibere, a volte le scrive male proprio per farle bocciare al Tar...».  «Gli uffici se ne strafottono di ciò che chiede la politica… quelli viaggiano con stipendi superiori ai centoventi-centosessanta mila euro e fanno solamente finta di farti decidere, è chiaro?».

I dirigenti pubblici potrebbero sentirsi onorati per le contumelie di una mente tanto elevata e raffinata. Ma attenzione: dietro la rozzezza di queste affermazioni si manifesta con evidenza un senso di frustrazione che attraversa la coscienza di molti politici attuali nei confronti della pubblica amministrazione: oggetto sconosciuto a moltissimi di loro, l’unico desiderio che nutrono sarebbe quello che “l’intendenza” seguisse senza “se” e senza “ma” qualunque loro idea o direttiva. La resistenza che un dirigente/funzionario può opporre ad una richiesta, magari palesemente illegittima e/o fuori luogo, non è accettata come possibile ed utile contrappunto al loro pensiero. Nè del resto, i dirigenti/funzionari pubblici sono mammole: a volte per vocazione, altre volte per difesa o corrispondente fastidio e antipatia, sono in condizione di mandare a vuoto qualunque tentativo “imperioso” del politico – legittimo rappresentante dell’elettorato. Ma se i politici pagano con la frustrazione, i dirigenti, per altro verso, pagano le loro resistenze con un processo legislativo, in atto ormai da un ventennio, di continuo indebolimento/logoramento dello loro ruolo pubblico. Una politica debole  in guerra contro una dirigenza debole: questa è la fotografia dello stato della maggioranza delle Pubbliche amministrazioni in Italia. Questo dovrebbe essere chiaro all’opinione pubblica. Nessun progresso potrà ragionevolmente essere conseguito nella Pubblica amministrazione fino a quando non si affermerà un reciproco rispetto e mutuo riconoscimento di ruolo fra ceto politico e ceto dirigente pubblico.

Vedi qui l’ intervista di Stefano Esposito al Corriere.it

MalaPa – Marino lascia una Roma nei guai.

marino ignazio

Forse la gestione del Comune di Roma – non solo quella recente – costituisce la “summa” di tutto ciò che un’amministrazione pubblica non deve essere. Riportiamo, per memoria futura, i “fondi” più caustici e pungenti – di Francesco Merlo e di Giuliano Ferrara –  in occasione delle dimissioni del Sindaco Marino, nonché una lettera dell’anno 2002 inviata al chirurgo Ignazio Marino dall’Università di Pittsburgh in seguito ad altre sue dimissioni.

Merlo – La sporcizia del candore, da “La Repubblica” del 9 ott 2015

Ferrara: Quelli che hanno votato Marino, da “Il Foglio” del 9 ott 2015

 Dimissioni Marino Ospedale Pittsburgh 2002