Lo stucchevole dibattito sulla governance degli Enti previdenziali

Da circa 20 anni – con stucchevole regolarità – i governi che si susseguono alla guida del Paese presentano fra i loro bigliettini da visita il tema della “riforma della governance degli enti previdenziali“. La problematica potrebbe essere di grande interesse (si tratta, per l’INPS, del governo di una macchina amministrativa pubblica che gestisce annualmente la stratosferica cifra 800 miliardi di euro fra entrate  uscite e per l’INAIL dell’amministrazione di sostanziosi avanzi finanziari), se non si riducesse ad una mera questione di poltrone da assegnare o da togliere. Continua a leggere

INPS – La ventennale discussione sulla governance degli Enti previdenziali – Giuseppe Beato

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La ventennale discussione sulla governance degli Enti previdenziali (ora praticamente solo INPS e INAIL) è lontana dal trovare un punto di equilibrio efficace. Su un solo concetto sono tutti d’accordo: così come è congegnata non va. Sul resto la soluzione è lontana.

Diamo conoscenza dell’articolo in materia pubblicato da Massimo Antichi sulla Voce.info del 15 aprile scorso – Massimo Antichi – COME DARE UN BUON GOVERNO ALL’INPS. Antichi non risparmia critiche alla relazione presentata dal gruppo di studio Valotti-Volpe-Bove nel giugno 2012 per l’allora Ministro FORNERO (vedi in questo sito cliccando qui) e, spunto teorico nuovo e stimolante, affronta il tema dei rapporti Ente-Ministero vigilante.

Fondamentale anche l ‘Avviso Comune sulla Riforma della Governance degli Enti previdenziali adottato da Confindustria e Sindacati nel giugno 2012.  Sicuramente il nucleo dei problemi da risolvere non risiede solo nella “monocraticità” degli organi di gestione – Presidente e Direttore generale. Ben prima, quando era presente il Consiglio di amministrazione così come riformato dal d.lgs 479/94, i rapporti fra questo organo, il CIV e il Direttore generale erano perlomeno “problematici”. Si veda in tal senso uno scritto “di storia antica” – 2002 – Giuseppe BEATO:  L’incerta riforma degli enti previdenziali pubblici – dove sono descritte le vicende che portarono all’adozione del modello duale e le problematiche di funzionamento subito emerse fin dai suoi albori. Un modello, quello duale, che non ha mai funzionato finora.

Chi ha vissuto da vicino le vicende delle ripetute tentate riforme della governance INPS e della dinamica concreta dei rapporti fra gli organi conosce le difficoltà e le strettoie nelle quali si dovrà confrontare qualunque ipotesi riformatrice. Le aporie che rendono complicato il governo della previdenza italiana si possono sintetizzare in due corto circuiti fra poteri: a) chi è il “riferimento” dell’Organo di vertice gestionale (Presidente o Consiglio di amministrazione che siano)? in altri termini, a chi risponde quest’Organo? Al Ministro del Lavoro -legittimamente vigilante a nome del Governo della Repubblica e titolare della designazione – oppure al Consiglio di indirizzo e vigilanza, rappresentante degli Iscritti (Sindacati) e dei datori di lavoro (Confindustria, Associazione dei Comuni, delle Regioni, rappresentanti dei Ministeri) e istituito sul modello del consiglio di sorveglianza tedesco? Nei venti anni trascorsi il riferimento reale dell’Organo di vertice gestionale è stato sempre il Ministro del Lavoro, circostanza in sé corretta, ma che tuttavia elide i poteri dell'”Consiglio di indirizzo e vigilanza (CIV)” che non è titolare, come in qualunque modello duale efficiente, del potere di sfiduciare e rimuovere l’Organo gestionale. b) Qual’è l'”accredito” che gli stakeholder presenti in CIV forniscono a tale Organo? in altri termini le centrali sindacali, la Confindustria, l’ANCI, le Regioni si rapportano alle dinamiche dell’Istituto attraverso i propri componenti in CIV oppure direttamente? E’ evidente che, se prevale l’ipotesi di un coinvolgimento diretto – non mediato dal CIV – nelle decisioni strategiche dell’Istituto – come peraltro accade attualmente – viene a crollare uno dei due piloni fondamentali dello schema duale di governance teoricamente introdotto venti anni fa. Se  i poteri dell’Organo di indirizzo e vigilanza, che è il soggetto “motore” nel modello duale tipo, sono appannati – quando non vanificati – in qualunque decisione strategica adotti l’INPS, salta il cardine stesso del modello.

In altra (opposta)  ipotesi, c’è chi gradirebbe un “rientro” del Sindacato nel Consiglio di amministrazione e l’abbandono del modello duale. Tale modello di governance, in vigore prima della riforma del 1994, trova l’opposizione di chi non intende conferire ai soggetti sociali il potere di gestione della previdenza e del welfare italiani.

Eppure i modelli possibili di governance non sono che due! duale “pieno” (con organo di gestione unico e organo di vigilanza) oppure con Consiglio di amministrazione rappresentativo delle parti sociali e imprenditoriali. Tertium non datur.

Sicuramente la situazione attuale in INPS, caratterizzata dalla monocraticità degli Organi di gestione e da una scarsissima presenza del CIV nelle vicende strategiche, non consente all’INPS (e all’INAIL) di svolgere appieno, a vantaggio della comunità nazionale e delle forze politiche, quelle funzioni di elaborazione, dibattito, proposta e verifica delle strategie previdenziali e di welfare che tanto sarebbero necessarie. In altri termini, l’Istituto della previdenza e del welfare italiano svolge funzioni meramente strumentali e non è il luogo dove le forze sociali e politiche dibattono, approfondiscono e verificano la fattibilità di ipotesi di sviluppo del welfare italiano. Una falla evidente, visto il prezioso patrimonio di dati, informazioni e know how presente in INPS.

A nostro avviso, la soluzione inevitabile, se ci si vorrà muovere nel quadro del modello duale tedesco, non potrà che essere la “restituzione” all’organo di indirizzo e sorveglianza del potere di “dichiarare” la propria sfiducia all’Organo gestionale futuro, lasciando al Governo – legittimo titolare dell’indirizzo politico generale, nonché finanziatore diretto della politica previdenziale e assistenziale del Paese con 100 miliardi di euro di fiscalità generale annualmente trasferiti all’INPS – il potere di ultima istanza sulla fiducia all’Organo di gestione. La problematica politica vera della riforma della governance dell’INPS e dell’INAIL ruota tutta intorno a questo punto.

Giuseppe Beato.

Le tre proposte di legge – clicca qui

La governance degli enti pubblici previdenziali e assicurativi

MASTRAPASQUA

Uno delle poche apprezzabili conseguenze del ciclone politico che avvolge in questi giorni la Presidenza di Antonio MASTRAPASQUA all’INPS sta nell’aver rilanciato il dibattito e la necessità stringente di riformare il sistema di governance dell’Istituto (e dell’INAIL). La tematica della governance, in pieno svolgimento durante il Governo Monti nel 2012, si è successivamente inabissata nel mare di problemi da affrontare. Tuttavia la questione del governo monocratico di un gigante da 390 miliardi di euro di bilancio e più di 43 milioni di cittadini utenti è di straordinaria importanza per la democrazia stessa del nostro Paese. Al di là delle persone, il congegno attuale che vede un organo di gestione monocratico (il Presidente), un Organo al vertice della Tecnostruttura (il Direttore generale) e un Organo di indirizzo e vigilanza sul modello tedesco (il CIV, cui la legge non riconosce efficaci poteri di sorveglianza sugli organi di gestione) non garantisce adeguati livelli di democrazia e di bilanciamento degli interessi. Si riteneva, eliminando i Consigli di Amministrazione circa 5 anni fa, di assicurare “snellezza e rapidità al processo decisionale“. In effetti la rapidità e la snellezza devono necessariamente attenere ai processi produttivi posti in essere dalla tecnostruttura, mentre agli Organi di governo strategico si addice meglio una completa articolazione delle voci e la possibilità di pervenire alle decisioni strategiche come sintesi finale di un lavoro partecipato. Non si spiegherebbe altrimenti per quale motivo grandi imprese, banche e assicurazioni (FIAT, Telecom, ENI, Assicurazioni generali, Unicredit, per citarne alcune) siano dotate di Consigli di Amministrazione con numero di componenti sempre vicino ai dieci. Queste mega-realtà, al pari dell’INPS, hanno esigenze di snellezza e rapidità nel processo decisionale,  ciononostante non sacrificano, nelle posizioni di vertice strategico, l’articolazione degli interessi garantita da un’adeguata rappresentanza numerica nei consigli.

Forse a questo che, a nostro parere, è un limite evidente del modello di governance attuale soggiace anche lo studio effettuato nel giugno 2012 dai tre esperti Bruno Bove, Giovanni Valotti e Carmine Volpe, nominati dall’allora Ministro del Lavoro Fornero per approfondire l’intera questione.

Ripubblichiamo tale studio, nonché le tre proposte di legge presentate nel corso della passata Legislatura. C’è ancora molto da lavorare.

Risultati della Commissione di studio sulla governance degli enti previdenziali -giugno 2012

Vedi su questo sito: la ventennale discussione sulla governance degli Enti previdenziali

Giuseppe Beato