Chi siamo


Siamo un gruppo di funzionari e dirigenti della PA che pongono al centro del loro operato il bene del Paese. Noi vediamo il lavoro nella Pubblica Amministrazione come un servizio per i cittadini e con questa iniziativa vogliamo renderne partecipi tutti.

Abbiamo fondato circa 8 anni fa un’associazione libera e apartitica denominata  “Etica pubblica”. L’associazione dibatte i problemi della PA e la sua vita è da sempre caratterizzata da periodici incontri conviviali con personaggi politici e accademici che discutono con noi sui problemi di un Paese che ha smarrito il senso della sua direzione. Il presidente dell’ Associazione Etica PA è Antonio Zucaro, già direttore generale del Personale del Ministero della Pubblica istruzione, Consigliere del CNEL; il segretario dell’Associazione e direttore del sito è Giuseppe Beato, già direttore di Ragioneria e finanza dell’INPDAP e vice-presidente della CIDA Federazione pubblica. Il direttore della Rivista “NUOVA ETICA PUBBLICA”, pubblicata periodicamente sul nostro sito, è Daniela Carlà, dirigente generale del Ministero del Lavoro.

UNA NUOVA ETICA PUBBLICA PER LA RIFORMA DELLA POLITICA

La vita pubblica italiana, oggi, è corrosa dalla distorsione di ogni forma di potere pubblico dalla realizzazione dei fini istituzionali agli scopi particolari del detentore di quel potere.

Questa distorsione, nel nostro Paese, ha raggiunto dimensioni intollerabili. In tutti i Paesi civili le classi dirigenti perseguono, oltre agli interessi generali, anche il proprio interesse, individuale, di parte o di ceto, se non altro a restare al potere. In Italia, però, si è verificato un ribaltamento: gli scopi particolari diventano sempre più importanti e visibili rispetto ai fini istituzionali, ovvero agli interessi generali del Paese. Dai conflitti di interesse al voto di scambio, dalle leggi ad personam alla proliferazione di cariche, elettive e non, dallo spoils system alle assunzioni clientelari fino allo spionaggio privato di pezzi dei servizi segreti. Questa distorsione, infatti, investe tutti: i partiti, le istituzioni rappresentative, gli organi di governo, gli apparati dello Stato, le amministrazioni pubbliche.

E’ necessario, perciò, assumere come obiettivo esplicito di una riforma della politica la riconduzione dei poteri pubblici ai loro fini istituzionali, ovvero al perseguimento degli interessi generali, secondo il principio costituzionale del buon andamento, ovvero di un rapporto razionale tra mezzi e fini. Sapendo che i fini sono le condizioni del vivere civile: la sanità, la sicurezza, l’ istruzione, la giustizia, lo sviluppo e i mezzi sono risorse economiche, per definizione limitate.

La politica deve tornare a produrre sintesi, superando la mera intermediazione tra gli interessi particolari, con un ceto politico ridotto a corporazione tra le corporazioni. Occorre tornare a ricostruire, partendo dagli interessi particolari, un tessuto comune di valori ed interessi più ampi; certo, in un mondo in rapida evoluzione, le sintesi saranno comunque parziali e transitorie, ma non si può rinunciare al lavoro continuo, a tutti i livelli, per mantenere e ricostruire i punti d’appoggio e le linee di sviluppo del vivere civile. Contrastando la frammentazione, i particolarismi, le contrapposizioni identitarie, gli egoismi corporativi e localistici, arrivando a produrre le decisioni necessarie nei tempi utili. Una politica che diventi governo, a tutti i livelli, ed un governo che si faccia Stato.

La riforma della politica è necessariamente collegata alla riforma delle pubbliche amministrazioni. Né c’è riforma dell’ amministrazione senza riforma della politica. Nonostante la distinzione di legge, che affida alla politica gli indirizzi ed alla amministrazione la gestione, le due sfere sono strettamente connesse e soprattutto, oggi, sono complici nella logica dell’ autoreferenzialità, ovvero dell’ uso del potere per i propri scopi particolari. Le amministrazioni pubbliche sono state investite da un processo di riforma che continua da quindici anni senza produrre risultati di rilievo, perché è mancata la riforma della politica e dunque si è rafforzata, e non indebolita, la logica dell’ autoreferenzialità. L’ indirizzo della privatizzazione, aumentando la discrezionalità e riducendo regole e controlli, ha aperto nuovi, vasti spazi all’ uso distorto del potere pubblico. Dalla proliferazione di società “ private “ controllate da Enti ed istituzioni pubbliche, alla crescita abnorme delle consulenze, fino allo spoils system per ogni posto e funzione dirigenziale, comprese quelle più tecniche, come i primari ospedalieri. In questo quadro, la contrattazione collettiva per il personale delle pubbliche amministrazioni, comunque non soggette alla verifica del mercato, è rimasta, nella sostanza, uno scambio consociativo tra politica e sindacati, di consenso elettorale dei dipendenti a fronte della concessione di miglioramenti retributivi e normativi, con pochi effetti sul buon andamento delle amministrazioni.

Il primo fondamento della riforma della politica deve essere una nuova etica pubblica.

Per superare l’ autoreferenzialità dei partiti, delle istituzioni, delle amministrazioni, riorientando questi diversi segmenti della vita pubblica alla soddisfazione delle esigenze reali del Paese, attraverso il confronto aperto tra le diverse concezioni e posizioni, l’ assunzione della responsabilità delle scelte, l’ attuazione di queste secondo un riparto razionale di attribuzioni e competenze.

Il nucleo centrale della nuova etica pubblica è l’ orientamento della coscienza del singolo titolare di un potere pubblico alla migliore realizzazione del suo compito istituzionale. Subordinando nettamente a questa realizzazione ogni suo fine particolare, immediato ma anche più ampio ed indiretto. Nella valutazione delle situazioni e nella assunzione delle decisioni il titolare del potere pubblico potrà e dovrà tener conto di opinioni, consigli, prese di posizione di altri soggetti, singoli o collettivi, ai quali è vicino o partecipa. Partiti, club, Chiese, sindacati, altre associazioni. Ma non facendosene vincolare in termini contrastanti con le scelte del proprio foro interiore, subendo ordini estranei al corretto funzionamento dell’ istituzione o dell’ amministrazione. Per i parlamentari la Costituzione esclude il vincolo di mandato ( art. 67 ) perché rappresentano la Nazione nel suo insieme. A maggior ragione, va escluso ogni vincolo filosofico, ideologico, religioso, di interesse privato. Lo stesso vale per tutti i membri di assemblee elettive.

I funzionari professionali sono anch’ essi al servizio esclusivo della Nazione ( art. 98 ); perciò, sono tenuti a rispettare le indicazioni ricevute dai livelli superiori dell’ amministrazione, esercitando le proprie facoltà di valutazione e di decisione  limitatamente agli ambiti previsti dall’ ordinamento. Dentro tali ambiti, tuttavia, devono scegliere secondo coscienza, senza subire condizionamenti o vincoli, come i magistrati e gli ufficiali dei corpi ad ordinamento militare.

E’ necessario invertire la tendenza in atto ormai da molti anni, di distacco dei cittadini dalla politica e dai poteri pubblici, nonché di distacco della politica, dei ceti politici ed amministrativi, dai cittadini. Certo, la politica e l’ amministrazione richiedono risorse e professionalità, ma la crescita evidente ed abnorme degli addetti ai lavori e delle spese sta scavando un fossato tra politica, istituzioni e società civile, pericolosissimo per la nostra democrazia.

Una nuova etica pubblica richiede un intervento a livello culturale, per richiamare i singoli agenti all’ impegno verso i propri doveri istituzionali. Tuttavia, per democratizzare e rafforzare la politica, occorrono modificazioni strutturali: in sintesi, più partecipazione e meno poltrone.

Più partecipazione significa stimolare un maggiore impegno dei cittadini sui temi generali, superando l’ atteggiamento della delega alla leadership e le tentazioni dell’ impegno particolaristico a difesa del proprio cortile di casa. La partecipazione richiede di essere stimolata ed organizzata, fornendo e raccogliendo informazioni e valutazioni, trovando sedi ed occasioni di confronto. Vanno previste, in particolare:

-   primarie per l’ individuazione dei candidati alle cariche elettive;

-   consultazione dei cittadini sulle grandi scelte;

-   informazione e rendicontazione, anche per via informatica, sull’ operato di istituzioni ed amministrazioni;

-    discussione pubblica dei bilanci delle istituzioni;

-    verifica pubblica dei risultati raggiunti dalle amministrazioni;

Meno poltrone significa:

-    razionalizzazione delle istituzioni su tre livelli: Stato, Regione, Comune. Sul territorio, si decideranno le aggregazioni e le articolazioni dei Comuni, nel rispetto dei vincoli appresso indicati;

-    riduzione generale dei membri delle assemblee elettive,  ai tre livelli;

-    definizione di tetti di spesa per gli organi costituzionali ed istituzionali, ai tre livelli;

-   riduzione programmata dei finanziamenti pubblici agli apparati politici per spese elettorali, giornali, ecc. ( ad es.: 50 % in 5 anni )

-    distinzione netta, nelle amministrazioni, tra personale di nomina politica, per la diretta collaborazione ai vertici politici, nominabile e revocabile a discrezione, entro un rigoroso tetto di spesa e personale di carriera, al servizio esclusivo della Nazione, assunto per concorso, promosso o revocato a seguito di valutazione obiettiva. Applicazione di tali regole anche a consorzi e società formati da istituzioni ed enti pubblici;

-   applicazione dei principi di responsabilità e rendicontazione agli organi di vertice di tutti gli Enti ed amministrazioni, a tutti i livelli istituzionali, anche con l’ istituzione di una funzione di controllo sull’opportunità ed economicità delle scelte operate

-  collegamento alla valutazione ed al merito della retribuzione e della carriera dei dirigenti, dei funzionari e di tutti i dipendenti pubblici.

Per alcuni obiettivi occorreranno leggi nazionali, per altri saranno necessarie leggi regionali od altri provvedimenti. Ciò che occorre, ora, è l’ assunzione di un indirizzo politico generale in questo senso, da parte delle forze politiche e sociali, per invertire la tendenza alla crescita abnorme di spese ed apparati, riorientare i titolari di poteri pubblici al corretto esercizio delle funzioni e soprattutto per ridare alla politica l’ autorità morale per poter chiedere al Paese gli impegni necessari al risanamento ed allo sviluppo.

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