Il procuratore Pignatone e l’iscrizione nel registro degli indagati

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Pubblichiamo qui sotto la circolare del 2 ottobre 2017  emanata dal Procuratore capo della Procura della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, che andrebbe replicata prontamente in tutte le procure della Repubblica italiana. Nella stessa si chiariscono gli aspetti giuridici e i presupposti di fatto che devono presiedere all’iscrizione nel registro degli indagati: non “iscrizioni automatiche basate su una lettura meccanica della normativa” che finiscono “per attribuire impropriamente alla Polizia Giudiziaria – o addirittura al privato denunciante – il potere di disporre in ordine alle iscrizioni“, ma loro rimessione “al potere esclusivo del pubblico ministero”  e al suo “ponderato esercizio” (pag. 4). Ai Magistrati cui è indirizzata la circolare viene, in tal senso, raccomandato di procedere all’iscrizione a modello 21  ” solo nei casi in cui a carico di un soggetto identificato emergano non sospetti, ma specifici elementi indiziari, ovverosia una piattaforma attiva che consente l’individuazione a suo carico degli elementi essenziali di un fatto astrattamente qualificabile come reato indicazione di fonti di prova“.

Risulta chiaro l’intento, non solo garantista nei confronti dei singoli, ma anche di pulizia della lotta politica,  in un Paese nel quale le battaglie politiche si conducono spesso per via giudiziaria.

Utili approfondimenti della questione sul sito questione Giustizia – clicca qui – a cura ella giornalista Donatella Stasio cui si deve la “scoperta” di questa circolare interna.

La_circolare_della_Procura_di_Roma_n_3225/2017

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