Franco Archibugi: storia del “Result Act” nell’amministrazione federale U.S.A.

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Il prof. Franco Archibugi, una delle intelligenze più’ lungimiranti e meno ascoltate d’Italia in ordine ai processi di pianificazione e valutazione delle attività’ delle Amministrazioni pubbliche, fu professore dell’allora Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione negli anni a cavallo dell’inizio di questo millennio. Egli pose al centro del suo insegnamento ai funzionari e ai dirigenti pubblici italiani l’esposizione analitica e particolareggiata dei meccanismi di riforma che l’amministrazione federale U.S.A. poneva in attuazione in quegli anni. La riforma era quella avviata da Bill Clinton e All Gore nel gennaio 1993 e riguardava i processi di pianificazione strategica e di misurazione dei risultati conseguiti dalle agenzie federali, che furono obbligate a porre in essere una previsione annuale dei risultati attesi e una relazione  finale (pubblicata sul sito istituzionale di ciascuna Agenzia) da predisporre in occasione dell’invio della richiesta di budget finanziario in sede di bilancio preventivo federale. In altri termini, la riforma “Government performance and result actGPRAvedasi qui approfondimento e testo di quella legge – collego’ strettamente i piani e i risultati di attività’ delle Agenzie federali al budget finanziario da assegnare, ponendo il tutto sotto lo stretto controllo di un’agenzia responsabile verso il Congresso degli Stati Uniti – il GAO (Government Accountability Office), chiamato familiarmente il “cane da guardia del Congresso” – incaricato di esaminare in ogni possibile aspetto le proposte pervenute, con facoltà’ di acquisire tutti gli atti e documenti ritenesse necessario esaminare – vedi qui.

Franco Archibugi si affannava all’epoca per sensibilizzare i nostri referenti politici (di sinistra e di destra) sulla necessita’ di importare nel nostro Paese quello schema di valutazione perché sapeva che esso avrebbe  responsabilizzato tutte le nostre amministrazioni nel loro complesso, come un tutto inscindibile e in un’ottica dei servizi resi alla collettività. Una politica ignorante e presuntuosa preferì balbettare alcune regole sulla “valutazione e controllo strategico” presenti sul male attuato decreto legislativo n. 286 del 1999. Tale decreto offre uno schema profondamente diverso da quello statunitense:  il vertice politico-amministrativo detta le strategie alle tecnostrutture e si tira fuori dalla valutazione sull’operato complessivo dell’amministrazione diretta. In ciò restando al di fuori di qualunque circuito di responsabilità che non sia “il giudizio degli elettori” alla fine del mandato; con ciò vengono vanificati il controllo e la misurazione oggettiva dei risultati dell’attivita’ di un’amministrazione pubblica e risulta anche depotenziato il ruolo del Parlamento della Repubblica italiana, naturale supervisore del potere esecutivo. Il balbettamento continuo’ con il decreto Brunetta n. 150/2009, di dieci anni successivo, che “scopiazzo'” i concetti di Piano e di Relazione sulla performance presenti nel GPRA statunitense, senza istituire alcun soggetto terzo indipendente che valutasse i risultati e l’attivita’ posta in essere dalle varie amministrazioni pubbliche, lasciate arbitre e signore della gestione delle attribuzioni istituzionali assegnate. Il decreto Brunetta era – ed in effetti fu – destinato a rimanere allo stadio della pura e sterile declamazione; infatti non incise minimamente sulla qualità dei servizi resi dalle Amministrazioni pubbliche. Seguirono altri 8 anni di vuoto sostanziale salvo la riforma dei bilanci per missioni e programmi che riprendeva – attraverso l’ispirazione alla LOLF francese – le idee di base del GPRA clintoniano (vedi qui), senza tuttavia istituire un nesso stringente fra valutazione delle performance delle amministrazioni pubbliche e assegnazioni finanziarie in bilancio e, soprattutto, senza individuare un’autorità pubblica indipendente, titolare della regolazione e della vigilanza di questi processi. Infine il decreto legislativo n. 74/2017, classica montagna che partorisce un topolino (vedi qui).

L’interesse attuale dello scritto di Franco Archibugi risiede nella descrizione del percorso di attuazione della riforma amministrativa in U.S.A.: tre sostanziali requisiti per il successo di una riforma amministrativa: 1) un buon impianto regolatore di fondo; 2) un’adesione bipartisan ai principi della riforma; 3) un processo di implementazione/attuazione della riforma che si sviluppi nell’arco minimo di un lustro.

Chi, inoltre, voglia conoscere gli sviluppi più recenti della riforma Gore-Clinton potrà cliccare qui

Giuseppe Beato

Franco Archibugi , scritti scelti 2000: Reinventing Government: 

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