La lectio magistralis del Cancelliere Helmut Kohl in occasione del conferimento della laurea honoris causa all’Università Cattolica di Milano


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Helmut Kohl, Cancelliere dal 1982 al 1998 della Germania Ovest prima e  poi della Germania unita non fu solo il protagonista dell’unificazione del suo Paese, ma anche uno dei più convinti fautori dell’unità europea. Continua a leggere

La dichiarazione dei leader dei 27 stati membri – forza Europa


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Forza Europa!

Cosa emerge dalla Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri – vedi qui il testo - riunitisi a Roma per rievocare, a 60 anni esatti di distanza, lo spirito dei due Trattati di Roma istitutivi della CEE e della CEEA (o Euratom) tra Francia, Germania Ovest, Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo? Continua a leggere

Il discorso di Lubiana di Mario Draghi


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Qualunque sia il destino del progetto di Unione europea avviato 60 anni fa con il Trattato di Roma e qualunque sviluppo si affermi nel rapporto ormai in piena fibrillazione fra Stati nazionali europei, Stati Uniti, Russia e Cina, il discorso di Lubiana del Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi rimarrà una pietra miliare per chi vorrà comprendere la storia dell’Europa dal 1945 a oggi. Continua a leggere

UE – Analisi annuale della crescita: relazione sull’Italia.


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Abbiamo pubblicato di recente le Raccomandazioni del Consiglio europeo all’Italia in margine alla manovra economica finanziaria presente nel Documento di Economia e finanza 2016 (vedi qui). Il contenuto e le raccomandazioni lì contenute concludono il ciclo del cosiddetto Semestre europeo (Vedi qui l’articolo di Anna Corossacz a pagina 66 della nostra rivista “Nuova Etica Pubblica”). Si qualifica come “semestre europeo” il meccanismo di coordinamento delle politiche economiche dei Paesi membri, che si sostanzia essenzialmente in due documenti, uno a monte (l’Analisi Annuale della Crescita) e uno a valle (le Raccomandazioni Specifiche per il Paese) dei documenti di programmi di riforma che ciascun Paese membro approva ogni anno (per l’Italia é appunto il DEF). Questa procedura é stata introdotta dal trattato cosiddetto “Fiscal compact” (vedi qui) dell’anno 2012.

Pubblichiamo oggi, anche per il suo intessere in ordine alla valutazione data dai servizi della Commissione UE alla Pubblica amministrazione italiana, la relazione di sintesi sull’Italia del febbraio 2016 (vedi qui il testo integrale), del quale evidenziamo qui sotto la desolante analisi su “Efficienza della pubblica Amministrazione e delle istituzioni, giustizia e corruzione“. Alcune perle:

- efficienza ed efficacia del settore pubblico italiano inferiore alla media UE;

- eccessiva durata delle procedure burocratiche derivante dalle competenze non chiaramente ripartite fra amministrazioni centrali e locali;

- età media dei dipendenti pubblici più alta nella UE;

- 18 % dei dipendenti in possesso di laurea; 34% dei dipendenti non in possesso del diploma di istruzione secondaria;

- inefficienza del settore pubblico come ostacolo alla crescita delle imprese e degli investimenti esteri;

- inefficienza delle società a partecipazione pubblica locali;

- sistema degli appalti pubblici con il più alto tasso UE di procedure negoziate senza bando di gara e di appalti aggiudicati in base a una singola offerta;

- cattivo utilizzo dei fondi strutturali europei;

- lunga durata dei procedimenti giudiziari civili,

- termini di prescrizione sulle frodi finanziarie sanzionati dalla Corte di giustizia europea;

- risultato peggiore della UE in termini di corruzione percepita (vedi  qui anche Le conclusioni dell’Eurobarometro 2014).

Buona lettura!

 Pagine da Relazione sull’Italia feb 2016- stralcio

Le Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea sul debito pubblico italiano.


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Presentiamo qui sotto le Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea all’Italia in relazione al Programma di stabilità 2016 (vedi qui documento), adottate sulla base delle proposte della Commissione europea.

Ricordiamo che é presente sull’ultimo numero della nostra rivista (pagina 66, vedi) un articolo di Anna Corossacz sul “Ruolo della Pubblica Amministrazione nella governance europea” nel quale sono analizzate proprio le politiche cui fa esplicito riferimento il testo della raccomandazione.

   Commissione europea 18 maggio 2016- Raccomandazioni Italia

Unione europea e Stati federali.


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Presentiamo uno studio del prof. Klaus-Jurgen Nagel di analisi comparata dei rapporti fra gli ordinamenti federali di Germania (pag. 44)  Austria (pag. 55) Belgio (pag. 60) e Gran Bretagna (pag. 66) con le istituzioni dell’Unione europea. Pur se lo scritto fu editato nell’anno 2004, la persistenza da quei tempi degli assetti di Stato federale dei Paesi esaminati consente anche oggi di approfondire proficuamente gli aspetti salienti del loro  funzionamento.

 L’intervento delle Regioni nella politica europea – Klaus-Jurgen Nagel

I finanziamenti dell’Unione europea.


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Esistono 5 grandi fondi europei di finanziamento – Vedi qui i 5 fondi. La distribuzione dei fondi avviene attraverso la politica di coesione, che si articola attraverso documenti predisposti da ciascuno Stato membro con le Istituzioni UE, detti accordi di partenariato.

L’ultimo accordo di partenariato Italia-UE  riguarda il settennio 2014-2020.  Sono stati stanziati 44 mld all’Italia, a finanziamento di  progetti  - gestibili da organizzazioni pubbliche e/o private – aventi per oggetto ricerca e sviluppo tecnologico, tutela dell’ambiente, mobilità di persone e merci, lotta alla povertà, capacità istituzionale e amministrativa, energia e smaltimento rifiuti. Sono privilegiate nella quota di assegnazione dei fondi le nostre Regioni meridionali. Clicca qui per approfondire l’accordo di_partenariato 2014_2020_scheda.

Per il settennio precedente, l’Italia, ad inizio 2015, aveva speso solo il 63% dei fondi messi a disposizione (penultima in classifica prima della Romania). La Regione con la spesa inferiore risultava la Campania con il 43%, a fronte della Provincia di Trento con l’87% dei fondi speciali utilizzati. Clicca qui per approfondire. Per il settennio in corso c’è ancora un’ampia possibilità di invertire la tendenza mostrata nel passato: molto dipenderà dall’iniziativa e dalla capacità delle classi dirigenti locali di operare in sinergia fra i vari centri decisionali, incidendo sulla qualità strategico-infrastrutturale dei progetti elaborati..

Vedi approfondimento sul sito UE:  Come funziona il FSE – clicca qui.

Vademecum per un progetto di successo.

Una proposta di solidarietà per la politica dell’Unione europea.


Le recenti vicende del debito greco vengono riassunte e commentate da Paolo De Ioanna, componente del nostro Comitato scientifico, in un articolo recentemente pubblicato da “La Repubblica – Affari e finanza”. Nella conclusione una proposta: “europeizzazione del debito greco e creazione di meccanismi di stabilizzazione e mutualizzazione della quota di debito pubblico sovrano che sta entro la soglia del 60%“.

 Democrazia europea alla prova della Grecia

La crisi dell’euro vista da Joseph Stiglitz


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Pubblichiamo la traduzione curata da Ferdinando Longoni di una recentissima intervista del Nobel Joseph Stiglitz sull’euro. Emerge una volta ancora il pensiero del grande economista in proposito: senza una politica fiscale ed economica federale comune l’euro ha poche prospettive future. L’affermazione centrale dell’articolo é la seguente: “…guardate gli Stati Uniti: che rapporto c’è tra la regione dei Grandi Laghi e il Mississipi? Tra Seattle e la Florida? Gli stati del nord e del sud hanno delle politiche e delle traiettorie economiche molto diverse. Ma il tutto tiene perché il livello federale gioca il suo ruolo. Se una banca fallisce in California, il livello federale interviene. Se il tasso di disoccupazione esplode in Alabama, il budget federale versa l’assicurazione di disoccupazione. Noi disponiamo di istituzioni che permettono di stabilizzare la nostra economia. Con gli anni, queste istituzioni hanno finito per istaurare una comune cultura tra il nord e il sud degli Stati Uniti, che, centocinquant’anni fa si facevano la guerra per la questione della schiavitù … Nell’euro-zona nulla corregge gli squilibri”.

 L‘economista e premio Nobel Joseph Stiglitz

Concorso pubblico per lavorare nelle istituzioni UE con retribuzione 4300 euro.


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Questo annunzio di concorso – pubblicato sul sito www.la legge per tutti.it (clicca qui) - è dedicato ai nostri giovani in gamba che cercano un posto di lavoro adeguato al loro impegno e merito, ma non hanno le conoscenze utili per essere assunti in qualche società partecipata.

FISCAL COMPACT: la regola del debito


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La locuzione “Fiscal compact” é divenuta ormai un “termine spauracchio” con cui si sintetizza, nella mente dei più, una serie di regole restrittive che rischiano di strozzare l’economia dei Paesi UE, fra quali l’Italia.

Per una riflessione maggiormente meditata  si veda su questo sito il riferimento alle fonti giuridiche dell’intero pacchetto “Fiscal Compact” - clicca qui.

Nel complesso delle misure previste dall’Unione europea per il governo dei disavanzi eccessivi, tuttavia, riguarda il nostro Paese soprattutto la cosiddetta “Regola del debito“. Su questo tema specifico e rilevante va ricordato che il trattato di Maastricht del 1992 e poi quello di Lisbona del 2007 fissavano il limite massimo del “60% per il rapporto fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato” (Vedi qui Protocollo n 12 Lisbona), ma non specificavano le modalità di adeguamento per i paesi sopra parametro, limitandosi a prescrivere genericamente una riduzione “in misura sufficiente ……(e che si) avvicini al valore di riferimento con ritmo adeguato” (art. 126 TFUE). La novità introdotta dall’art 1 del Regolamento UE n. 1177/2011 che ha “riscritto” il Patto di stabilità e crescita (PSC) del 1997 (vedi qui Regolamento UE 2011 e vedi qui il testo dell’originario Regolamento UE n.1466 del 1997) - esplicitamente richiamato dall’articolo 4 del “Trattato sulla stabilità” del 2012 (vedi qui) – fu che, in presenza di un debito pubblico eccedente il 60% del PIL nominale, si considera “sufficiente” un processo di contrazione del rapporto debito/PIL pari al valore di eccedenza “diminuito negli ultimi tre anni ad un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. 

La regola del “ventesimo dell’eccedenza ogni anno“, decontestualizzata dal coacervo delle altre complesse disposizioni UE, ha portato qualcuno a dedurre che, in presenza di un debito pubblico vicino al 130% del PIL, il ventesimo della differenza fra 130% e 60% fosse pari al “3% circa l’anno” e che ciò implicasse l’obbligo di una manovra correttiva ogni anno, a decorrere dal 2013, di “circa 45-50 miliardi di euro“.

Così non è, grazie al cielo! Infatti ciò che deve essere ridotto nel tempo é un rapporto (debitopubblico/PIL), per cui l’evoluzione dello stesso è determinata non solo dal valore del numeratore (entità del debito) ma anche da quello del denominatore (andamento del PIL). Inoltre, il PIL previsto dalle norme UE è il “PIL nominale“, per cui l’andamento annuo dei prezzi costituisce un’altra variabile in gioco: é stato ben spiegato da Giuseppe Pisauro sulla Voce.info (vedi qui) che , con un pareggio di bilancio annuo, è sufficiente che il PIL nominale cresca del 2,5% annuo perché sia soddisfatto il ritmo di assorbimento del debito in eccedenza.  Ancora da osservare, da un punto di vista strettamente matematico, che la riduzione della percentuale in eccedenza sul limite del 60% previsto, operata di anno in anno, porta con sé – ogni anno – la diminuzione del rapporto debitopubblico/pil, con conseguente diminuzione dell’entità della contrazione dell’anno successivo. Per osservare l’incidenza del tasso di inflazione, dell’evoluzione del PIL, dei tassi d’interesse del debito e del saldo primario di bilancio sul ritmo di contrazione del debito pubblico  si veda il grafico interattivo della Reuters che mostra con evidenza quanto tale ritmo possa variare al variare delle quattro suddette grandezze CLICCA QUI.

Oltre alle implicazioni di carattere matematico legate all’osservanza del ritmo di smaltimento del debito, vanno evidenziate i seguenti altri fattori correttivi della regola generale: 1) gli Stati possono “deviare temporaneamente” dal conseguimento degli obiettivi di medio periodo concretizzantesi nei saldi strutturali di bilancio in presenza di “circostanze eccezionali” definite come “eventi inconsueti non soggetti al controllo della parte contraente interessata che abbiano rilevanti ripercussioni sulla situazione economica della pubblica amministrazione oppure periodi di grave recessione economica” (articolo 3 del “trattato di stabilità del 2012); 2) le valutazioni – discrezionali per definizione - effettuate dalla Commissione UE di “tutti i fattori significativi indicati in detto articolo, nella misura in cui essi influenzano in modo significativo la valutazione dell’osservanza dei criteri relativi al disavanzo e al debito” fra i quali “l’evoluzione della posizione economica a medio termine” , “gli sviluppi nella posizione del debito pubblico a medio termine, la sua dinamica e sostenibilità“, i “contributi finanziari a sostegno della solidarietà internazionale e della realizzazione degli obiettivi delle politiche dell’Unione“, “l’attuazione di riforme delle pensioni che introducono un sistema multipilastro comprendente un pilastro obbligatorio, finanziato a capitalizzazione ed il costo netto del pilastro a gestione pubblica” (articolo 1 del Regolamento n. 1177/2011 citato) 3)per un triennio a decorrere dalla correzione del disavanzo eccessivo, il requisito del criterio del debito è considerato soddisfatto se lo Stato membro interessato compie progressi sufficienti verso l’osservanza come da valutazione contenuta nel parere adottato dal Consiglio” (articolo 1 Reg. n. 1177/2011). E’ il caso dell’Italia a beneficio della quale é stata abrogata dal Consiglio UE nello scorso anno 2013 la procedura per i disavanzi eccessivi, per cui l’anno di riferimento diventa il 2016.

In conclusione la “regola del debito” va osservata dall’Italia con i modi e i correttivi sopra accennati.

APPROFONDIMENTI

IL POST – Cos’è il Fiscal compact, spiegato bene.

Servizio bilancio del Senato: la governance economica europea, pagina 34 “La regola del debito“;

Dal Documento di economia e finanza 2014 – Programma di stabilità dell’Italia: III.7 La regola del debito e gli altri fattori rilevanti.

Fonti del diritto europeo – Fiscal compact, six pack, two pack.


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VEDI ANCHE “LE FONTI DEL DIRITTO EUROPEO”- clicca qui.

Le regole del cosiddetto “Fiscal compact” sono vaste e articolate: esse sono state prodotte a livello UE e di Stati nazionali negli anni 2011-2013, a ridosso delle crisi finanziarie di questi anni.

L’intero “pacchetto normativo” è costituito dal “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria” (vedi qui il testo ), firmato il 2 marzo 2012 (ratificato in Italia con Legge 23 lug 2012, n. 114) ed entrato in vigore il 1° gennaio 2013 . Come previsto dal trattato, lo Stato italiano si dotò di disposizioni di rango costituzionale (Legge costituzionale n 1/2012) conformi al Trattato stesso e tali da garantire la correzione degli scostamenti finanziari (vedi qui l’articolo 81 Cost modificato) e di una “legge rinforzata” (vedi qui Legge 243 del 2012 sul pareggio del bilancio dello Stato).

Fondamentali, peraltro, per delineare il quadro normativo di salvaguardia degli Stati dai disavanzi eccessivi pubblici previsto dall’articolo 126 TFUE (vedi), firmato a Lisbona nel 2007 (vedi qui il testo del Trattato), sono i due “pacchetti di Regolamenti e Direttiva, denominati “Six pack” (anno 2011) e “Two pack” (anno 2013).

Il Six pack del 2011 è composto di 5 Regolamenti e una Direttiva. Essi sono: 1) Regolamento n 1173 del 16 nov 2011 su sanzioni e ammende; 2) Regolamento n 1174 del 16 nov 2011,  ancora su ammende; 3) Regolamento n 1175 del  16 nov 2011 - modifica del reg CE n 1466/97 ; 4) Regolamento n 1176/2011 su “meccanismo di allerta e quadro di valutazione”; 5)  Regolamento n 1177/2011, di modifica del Regolamento CE n 1467/97; 6)  Direttiva n. 85 dell’8 nov 2011 sulle regole di bilancio degli Stati nazionali.

Il Two pack del 2013 è composto dai seguenti due Regolamenti, cogenti in tutta l’area euro: 1) Regolamento n 472 del 10 mag 2013 sulla sorveglianza rafforzata agli Stati in difficoltà; 2) Regolamento n 473 del 21 mag 2013  sul monitoraggio rafforzato delle politiche di bilancio degli Stati.

Il complesso degli atti normativi sopra richiamati é il frutto di una progressiva, stringente operazione di “incardinamento” delle politiche fiscali dei Paesi euro dentro un sistema di regole e di deroghe minutamente regolato. Ne emerge una modalità totalmente modificata di gestione delle politiche economiche e di bilancio. Per un ottimo approfondimento sulle modifiche indotte dal “Fiscal compact” si veda lo studio del Servizio bilancio del Senato (giugno 2013)  La governance economica europea – 2013

Vedi anche su queso sito: Fiscal compact: LA REGOLA DEL DEBITO – clicca qui.

Le fonti del diritto dell’Unione europea.


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 Ci sembra utile riepilogare con un sintetico “vademecum” la geografia delle fonti del diritto della UE, note ai giuristi e agli addetti ai lavori, ma ostiche – per via della loro complicata stratificazione nel tempo – per i più.

L’impianto globale dell’Unione europea si regge su due trattati internazionali – il TUE (trattato dell’Unione europea) e il TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), che sono stati firmati a Lisbona il 13 dicembre 2007 ( da cui la locuzione “Trattato di Lisbona“) ed entrati in vigore il 1° dicembre 2009 - Vedi qui il testo dei due trattati. In Italia i due trattati furono ratificati con la legge 2 agosto 2008, n. 130, su G.U. n. 185 dell’8-8-2008 – Suppl. Ordinario n. 188. I Trattati in questione sostituiscono e consolidano i contenuti del “Trattato sull’Unione europea” firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992 (vedi qui), nonché le relative modifiche scaturite dal Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 (vedi qui il testo).

Il TUE (Trattato sull’Unione europea) espone i principi cardine su cui si fonda la UE e delinea il quadro e i poteri delle “Istituzioni dell’Unione” (gli articoli 13 e seg. prevedono il Parlamento europeo, Il Consiglio europeo, il Consiglio, la Commissione europea, la Corte di Giustizia, la Banca centrale europea (BCE), la Corte dei Conti) e stabilisce la personalità giuridica dell’Unione (articolo 47).  Il TUE sostituisce e consolida i principi cardine sull’Unione contenuti nell’omonimo “Trattato sull’Unione europea” firmato a Maastricht.

Il TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), composto di 358 articoli, sostituisce e consolida i contenuti degli articoli G, H e I del Trattato di Mastricht del ’92, i quali ultimi, a loro volta, sostituivano e inglobavano i contenuti del “TCE- Trattato che istituisce la Comunità economica europea” (“Cee“) – firmato a Roma nel 1957 (articolo G), del “Trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio” (“Ceca“) – firmato a Parigi nel 1951 (articolo H) e del “Trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica” (“Euratom“) – firmato a Roma nel 1957 (articolo I). Il TFUE è la fonte dispositiva da cui si originano le regole di funzionamento dell’Unione, fra le quali ricordiamo il “famigerato” articolo 126 (vedi qui) e del relativo Protocollo n 12 (vedi qui), anch’essi ripresi dal trattato di Maastricht, in cui è prevista la procedura per “i disavanzi eccessivi” nei conti pubblici dei Paesi membri.

 Precedente protocollo dei disavanzi effettivi dal-trattato-di-Maastricht

Per approfondire: Wikipedia – storia del trattato di Maastricht    —-  Sito dell’Unione europea – Trattati dell’UE ——- Wikipedia – Trattati sull’Unione europea SCHEMA STORICO

Forma giuridica diversa ha, invece, il Patto di stabilità e crescita (PSC) - Vedi approfondimento - che prese le mosse da una risoluzione politica del Consiglio europeo, adottata ad Amsterdam il 17 giugno 1997 in vista dell’introduzione della moneta unica (Vedi qui). IL PSC era ed è finalizzato all’instaurazione di procedure stringenti per il rispetto dei cosiddetti “parametri di Maastricht” (protocollo di cui sopra) e si concretizzò con il  Regolamento n. 1466 del 7 luglio 1997 (vedi) che, come noto, è una fonte giuridica diversa dal Trattato ma che, a termini dell’articolo 288 del TFUE, “è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri“.

Il Regolamento n. 1466/97 è stato più volte rivisitato. Attualmente risulta integrato e sostituito da un pacchetto di Regolamenti UE e dal Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nelle UE dell’anno 2012, complessivamente conosciuti come “Fiscal Compact” - Vedi qui le fonti di diritto vigenti.

Patto di stabilità e crescita – Regolamento n. 1466/97


VEDI QUI LE NUOVE FONTI GIURIDICHE DEL “FISCAL COMPACT” – clicca qui

Testo originario del Regolamento sul Patto di Stabilità e Crescita (PSC), adottato dal Consiglio europeo il 7 luglio 1997 con il numero 1466, in applicazione del Trattato di Maastricht.

 Regolamento n 1466 del 1997

Vedi qui le modifiche successive a detto regolamento –  Sorveglianza delle politiche di bilancio -Regolamenti UE

 

 

Il colpo di Stato avvenuto nel 1997 con l’introduzione del Patto di stabilità.


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Giuseppe Guarino, di anni 92, professore emerito  di diritto pubblico dell’economia, Ministro delle Finanze nel Governo Fanfani VI e dell’Industria nel Governo Amato, non può esattamente essere considerato un “black bloc”, un “indignato”  o un “No TAV”. Eppure quest’uomo anziano dal prestigio unanimemente riconosciuto non esita a definire un “colpo di Stato” non cruento l’entrata in vigore del Regolamento n. 1466 del  7 luglio 1997 con il quale fu introdotto il “Patto di stabilità e crescita” nell’area dei paesi UE. L’accusa formale è quella di aver contravvenuto ai principi contenuti nel Trattato dell’unione europea – in particolare gli articoli 103, par 5 e 189 C; in sostanza l’”accusa formale” sviluppa un ragionamento – che è difficile non condividere visti gli andamenti dell PIL europeo dal 1999 in poi – secondo il quale quel Regolamento, così come congegnato, ha sacrificato la possibilità – e la sovranità – di vari Stati aderenti di poter attivar meccanismi di crescita delle loro economie.

Per un utile approfondimento del tema rimandiamo al sito “le formiche.net” sul quale é pubblicato un saggio in 5 puntate sulla questione dell’illegittimità del PSC

Giuseppe Guarino – Saggio di verità sull’Europa e sull’euro

Intervista del prof.  Guarino a Italiaoggi – 25 ottobre 2013

Civium libertas – recensione al libro “Cittadini europei e crisi dell’euro” – G. Guarino 2014

BANCA D’ITALIA


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Nell’imminenza della Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia, presentiamo due articoli di quotidiani che illustrano diffusamente i mutamenti e le evoluzioni del ruolo della nostra Banca centrale, ancora uno degli elementi di punta dell’Amministrazione pubblica italiana.

La Repubblica 26 mag 2014 – La metamorfosi della Banca d’Italia

Il Foglio 3 feb 2014 – La riforma della Banca d’Italia