Seminario SVIMEZ sull’analisi delle politiche pubbliche.


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Pubblichiamo gli atti del seminario tenutosi nel maggio 2016 presso la SVIMEZ sulla’”Analisi delle politiche pubbliche e controllo di gestione“. Promosso da Manin Carabba, presidente onorario della Corte dei Conti, con  relazione introduttiva del prof. Bruno Dente: i discussant erano Giorgio Macciotta, Paolo De Ioanna, Antonio La Spina, Nino Zucaro, Giuseppe Beato, Mita Marra, Dario Ciccarelli. Continua a leggere

Piccolo riassunto dei nuovi poteri dell’agenzia delle Entrate-riscossione


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Come noto, Equitalia é stata soppressa (vedi testo coordinato del D.Legge n. 193/2016 come convertito nella Legge n. 225/2016- clicca qui ) e le sue funzioni sono ora accorpate a quelle dell’Agenzia delle Entrate. Col 1° luglio 2017 quest’ultimo sostituirà Equitalia con poteri di indagine e capacità investigativa spiegabilmente potenziata. Continua a leggere

Le legge sugli appalti pubblici scritta in modo barbaro.


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Vecchi dirigenti pubblici di carriera, quali noi siamo, avvampano d’imbarazzo al pensiero che un testo di legge – predisposto negli uffici di un Ministero e consegnato, prima ai responsabili politici e istituzionali, poi alla Gazzetta ufficiale – possa essere infarcito con ben 181 refusi, fra quali anche errori di ortografia. Continua a leggere

L’acquisto di beni e servizi nelle pubbliche amministrazioni.


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Presentiamo la rilevazione effettuata dal Ministero dell’Economia e finanze e dall’ISTAT in ordine all’approvvigionamento di beni e servizi effettuato dalla pubbliche amministrazioni nell’anno 2014. Nelle tabelle del rapporto sono posti a confronto per le categorie tipiche di spesa (automobili,energia, servizio fotocopie, informatica) i prezzi medi pagati sul mercato e quelli pagati attraverso il ricorso alla Convenzione Consip , la società di proprietà  pubblica costituita per ottenere prezzi calmierati a favore delle circa 20.000 amministrazioni pubbliche italiane.

La realtà dei fatti ci racconta che il ricorso alla spesa calmierata viene attuato solo per il 17% della spesa totale per approvvigionamento di beni e servizi. Il quotidiano La Repubblica, in un suo articolo dell’11 aprile scorso, quantifica in 20 miliardi il risparmio che la PA nel suo complesso potrebbe conseguire attraverso il ricorso integrale alle convenzioni CONSIP (vedi l’articolo). Con riserva sull’esattezza del calcolo lì effettuato, è impossibile non convenire sul fatto che i risparmi conseguibili sono nell’ordine dei miliardi di euro. Aggiungiamo un’altra nostra considerazione: la lettura delle tabelle lascia trasparire la circostanza che gli incrementi di spesa inutile più rilevanti sono quelli provenienti dalle Amministrazioni locali (considerazione poco “corretta” politicamente, ma così é).

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Assenze per malattia dei lavoratori pubblici e privati.


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L’Osservatorio statistico dell’INPS sulla certificazione di malattia ha fornito diverse informazioni sulla dimensione del fenomeno – si veda l’articolo pubblicato su “La Repubblica” dello scorso 26 novembre. Fra le informazioni acquisite, meritano attenzione sopratutto queste due: a) quasi un terzo dei malesseri si concentrano nella giornata del lunedì (fenomeno palpabile per chi vive a Roma in relazione allo scarso traffico generalmente esistente in tale giornata); b) Il numero medio di giorni  assenza medio di malattia di un lavoratore pubblico (10,5 gg.) é doppio di quelli di un lavoratore privato (5,67). Così é.

 Le malattie dei lavoratori – La Repubblica 26 novembre 2015

L’Italia dell’Alitalia – il riepilogo di una storiaccia e una possibile morale.


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La recente condanna penale di Franceso Mengozzi, ad di Alitalia dal 2001 al 2004 e di Giancarlo CIMOLI, Presidente e ad dal 2004 al 2008 – vedi qui - rispettivamente a 5 e 8 anni di reclusione e al risarcimento alle parti civili di 355 milioni di euro derivanti dal reato di bancarotta induce a qualche riflessione su una parte di storia industriale del nostro Paese.

Va ricordata, innanzi tutto, la natura giuridica “bifronte” che ha avuto Alitalia, la sua dirigenza e il suo personale fino al 2008, quando è fallita: azienda formalmente privata, ma  pienamente in mano pubblica (azionista unico il MEF), una “partecipata” si dice oggi. Questa modalità di governance – che ebbe momenti di vera “gloria” nell’IRI di Alberto Beneduce e nei tre decenni successivi alla seconda guerra mondiale – entrò in crisi profonda negli anni ’80, quando i vecchi “enti pubblici economici” che la componevano divennero terreno di caccia di vere e proprie scorribande politiche, nonché collettori di tangenti e di malaffare. Le privatizzazioni degli anni ’90 e la modifica della loro natura giudica in “aziende private” di proprietà dello Stato non mutò in molti casi la sostanza di queste storture: rimase nel management, nei sindacati, nel personale e, naturalmente, nei politici l’idea di fondo che le risorse dello Stato avrebbero comunque garantito la sopravvivenza dell’azienda, delle sue storture organizzative e dei suoi privilegi (vedi in questo senso l’illuminante ricostruzione di Alberto Statera su “La Repubblica” del 30 sett 2015 e un’altra completa ricostruzione dell’epoca sulla cattiva gestione pubblica - vedi qui). Con la proterva sicurezza di tutti i players all’epoca in campo che “oggi va bene così” e al domani ci avrebbe comunque pensato qualcun altro. Il risultato, a tutto il 2008 – anno del fallimento  - fu un costo per l’erario di 13 miliardi di euro – fra capitalizzazioni e debiti ripianati – dall’anno 1989 in cui fu quotata in borsa fino al 2007, un deficit da ripianare a tutto il 2008 di 3 miliardi di Euro (sui quali la Procura ella Corte dei Conti – non a caso giudice patrimoniale e contabile delle società private finanziate dallo Stato – ha instaurato nel 2013 causa per danno erariale - vedi qui), 7000 esuberi su 20.000 dipendenti dell’epoca, tradottisi in spesa aggiuntiva per ammortizzatori sociali per circa 1,2 miliardi di euro (vedi articolo di Tito Boeri su La Repubblica.it del 2 gen 2009).

I fatti successivi sono noti: 1) nel 2008, rottura del patto con Air France KLM – già approvato dal cda – col quale quest’ultima si accollava tutti i debiti dell’azienda e prevedeva solo 1.300 esuberi attraverso un piano che non rinunciava alle rotte intercontinentali, come poi avvenuto, ma puntava a un’integrazione delle tre “case madri” su un programma di presenza globale su tutte le rotte internazionali;  2) difesa “dell’italianità” di Alitalia attraverso la costituzione di un’azienda privata – La CAI Alitalia – affidata a imprenditori privati “patrioti” guidati da Roberto Colannino,Giancarlo Elia Valori, Salvatore Ligresti, Francesco Bellavista Caltagirone, Emilio Riva, con acquisizione di tutte le risorse della vecchia Alitalia, che fu lasciata fallire (vedi su queste vicende gli articoli de La voce.info) ; 3) misero fallimento della vicenda CAI – vedi riepilogo nell’articolo di Oscar Giannino del 14 apr 2014 -  conclusosi con la cessione nel 2014 del 49% della proprietà alla Ethiad, compagnia degli emirati arabi con sede ad Abu Dabhi. Con buona pace dell”italianità” sbandierata 5 anni prima.

Recitano in questo dramma trentennale troppe figure di dirigenti pubblico/privati di primo piano perché ciò non faccia sorgere seri dubbi sulla qualità complessiva di un’intera generazione di top manager ( come non ricordare i casi Parmalat, Cirio e la stessa FIAT, sull’orlo del fallimento prima dell’arrivo dall’italo-canadese Marchionne). Ne escono malissimo anche i sindacati, persi nella difesa dell’esistente, senza “se” e senza “ma”. Domina su tutto una politica miope, che punta su personaggi impresentabili (Giancarlo Cimoli, quando fu nominato  a.d. Alitalia, era reduce da una pessima gestione delle Ferrovie dello Stato). Tuttavia, l’aspetto più significativo di questa, come di altre vicende consimili, ci pare il continuo colludere fra politici e manager di fiducia, con un incrocio di patti nascosti e di favori che tutto hanno garantito, fuorché la tutela dell’interesse generale del Paese. Ci pare necessario evidenziare questo aspetto in un frangente nel quale il “modello ideale” del manager pubblico  viene proposto  da troppi critici come fedele riproduzione del manager privato (vedi qui di Carlo Mochi Sismondi “Una dirigenza a rischio?”), legato al suo “capo” solo da legami fiduciari e portatore di sole “capacità manageriali“. Invece, proprio la storia di tanti manager “bifronte” pubblici/privati ci dovrebbe insegnare che un legame  politica/dirigente basato sul solo rapporto fiduciario si traduce quasi sempre nelle aziende pubbliche (oppure private ma di proprietà pubblica) nell’affievolimento dei meccanismi di garanzia della tutela dell’interesse generale della collettività.

La riproposizione – su cui sempre insistiamo - del modello di una dirigenza di carriera come schema ineludibile di salvaguardia e garanzia degli interessi della collettività, tuttavia, non esime – ci pare-  la dirigenza pubblica italiana da alcune severe autocritiche: esce vergine la dirigenza pubblica di carriera dalle tante brutte storie di quest’Italia della seconda Repubblica? Sicuramente no: anche a prescindere da singoli fatti eclatanti di malaPA emersi negli anni, il dato forte che emerge è che la dirigenza pubblica è stata in questi vent’anni assente e silente nel suo complesso rispetto agli eventi che si susseguivano, in ciò rinunciando a quel dovere di testimonianza, di critica e di propositività che attiene a un ceto dirigente che voglia qualificarsi come tale. La dirigenza pubblica non ha fatto sentire la sua voce, come uno dei ceti dirigenti del Paese. Forse i singoli si sono adagiati anch’essi sulla mera salvaguardia del personale e dell’esistente, senza ritenere necessaria e imprescindibile l’espressione comune di un pensiero su ciò che è giusto per il Paese e per la sua Pubblica Amministrazione. Forse in parecchi sono stati troppo distratti dalle proprie vicende personali e dai problemi del “giorno per giorno” per essere poi in grado di far sentire la propria voce in modo unitario come ceto dirigente. Questo ci pare il vero errore. E, nei fatti storici come nella vita,  gli errori alla lunga si pagano sempre e in modo spesso salato.

Giuseppe Beato

Evviva! Roma capitale é prima in qualcosa. Spesa per i rifiuti.


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Secondo un’indagine effettuata dall’Associazione Openpolis - vedi qui l’articolo completo - fra le 15 città più grandi d’Italia, Roma ha la spesa pro capite per i rifiuti (€ 303 a cittadino) più alta d’Italia, pari a quasi il doppio della media delle 15 città monitorate (€ 164 a cittadino). L’articolo precisa anche, a scanso di equivoci, che i dati di Openbilanci riguardano solamente i bilanci dei Comuni, non includendo quindi eventuali budget di partecipate a cui l’amministrazione affida la gestione dei rifiuti. Sarebbe interessante sapere a questo punto se nella spesa pro capite da loro calcolata per la città di Roma siano incluse o meno le bollette pagate dai cittadini romani direttamente all’AMA…….

In ogni caso per cittadini della Capitale un altro motivo d’orgoglio e di soddisfazione……

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Corte costituzionale – Sentenza n. 178 del 2015 sull’illegittimità del blocco dei contratti dei dipendenti pubblici.


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E’ stato finalmente pubblicato il testo della Sentenza con la quale la Corte costituzionale ha giudicato come illegittimo il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici.

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Vedi qui anche i commenti sugli impatti sui conti della finanza pubblica della Sentenza in questione.

Giurisdizione della Corte dei Conti sulle Società partecipate.


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La giurisprudenza della Corte dei Conti ci evidenzia i contenuti del dibattito in corso su un tema decisivo di civiltà giuridica e di legalità generale: la responsabilità degli amministratori delle Società partecipate per i danni procurati al finanziatore pubblico nella propria attività. La Corte, con buona pace dei suoi detrattori, è un presidio sicuro di garanzia per la tenuta delle finanze pubbliche, anche nel contesto del patto di stabilità dell’Unione europea: l’intervento giurisdizionale pubblico è indispensabile per contrastare il pericolo che si producano sacche sempre più vaste di deroga alle norme di garanzia di buona amministrazione del danaro pubblico.

Sul tema è in pieno svolgimento un’approfondita interlocuzione con la Corte di Cassazione, nella sua qualità di giudice della giurisdizione, la quale invece ha più volte affermato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti “in ordine all’azione di risarcimento danni subiti da una società a partecipazione pubblica…non essendo in tal caso configurabile, avuto riguardo a l’autonoma personalità giuridica della società, né un rapporto di servizio tra l’agente e l’ente pubblico titolare della partecipazione, quand’anche totalitaria, né un danno direttamente arrecato allo Stato o ad altro Ente pubblico” (si veda per tutte La Sentenza Cass n 7374 del 2013 civile a Sezioni unite difetto giurisdizione Corte dei Conti). In risposta a tale linea interpretativa, La prima sez giurisdizionale centrale della Corte dei Conti – con la sua Sentenza n. 178 del feb 2015  (vedi qui) - sviluppa condivisibili argomentazioni a contrario, tutte incentrate sulla titolarità sostanziale delle risorse finanziarie detenute dalle società partecipate, sugli obblighi nazionali scaturenti dall’articolo 126 del TFUE di Lisbona e, infine, richiamando le stesse linee interpretative adottate dalla Cassazione in ordine agli enti pubblici economici (Sez unite n 19663 del 2003 -vedi), alle società in house (Civile sez. unite n 26283 del 2013 – vedi), all’ANAS (Civile sez unite n 71 del 2014 - vedi): in tutte queste pronunce la Corte di Cassazione ha deciso per la giurisdizione in capo alla Corte dei Conti. Difficile sostenere che per le Società a prevalente partecipazione pubblica possa valere una regola diversa.

Società partecipate – La battaglia persa di Cottarelli.


COTTARELLI

Il Corriere della Sera segue da vicino le vicende delle Società partecipate (vedi su questo sito la loro dimensione e consistenza). L’ultimo articolo al riguardo è di Sergio Rizzo ed è stato pubblicato lo scorso 13 novembre 2014 (vedi qui: “gli incarichi dei riciclati che Cottarelli voleva chiudere). Noi, a contrappunto , riportiamo anche i precedenti sullo stesso tema, che mostrano plasticamente la “cavalcata verso la sconfitta” dell’onesto Cottarelli.

Corsera 17 lug 2014 -Risparmi si parte dalla giungla delle municipalizzate

Corsera 7 ago 2014 – Cottarelli “taglio a cda e stipendi nelle partecipate”

Corsera 7 agosto 2014 – Cottarelli “1213 società partecipate sono scatole vuote “

Corsera 2 sett 2014 – Cottarelli, “nel 2015 mezzo miliardo di risparmi dalle partecipate”.

Atto del Commissario straordinario per la Revisione della spesa: “Programma di razionalizzazione delle partecipate locali” -7 ago 2014.

Normativa sul “federalismo fiscale” .


ITALIA

Disposizioni in materia di FEDERALISMO FISCALE – d.lgs. n 56/2000.

La legge che soppresse i “trasferimenti erariali” alle Regioni e dispose la compartecipazione regionale all’IVA e all’accisa sulla benzina e, all’articolo 7, istituì il “Fondo perequativo” per la realizzazione di obiettivi di solidarietà interregionale è di rilievo storico e giuridico epocale perché dettò i principi generali dei attuazione del federalismo fiscale, specificati in seguito dai seguenti decreti legislativi di attuazione:

d lgs n 85 del 28 mag 2010 –  FEDERALISMO DEMANIALE – Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio;

d lgs n 156 del 17 sett 2010 – Ordinamento provvisorio di ROMA CAPITALE;

d lgs n 216 del 26 nov 2010 - Determinazione dei FABBISOGNI e COSTI STANDARD di comuni, città metropolitane e province; vedi qui approfondimento sulla materia - clicca qui;

d lgs n 23 del 14 mar 2011FEDERALISMO FISCALE MUNICIPALE che disciplina il rapporto economico tra lo Stato centrale e gli enti locali in modo che i comuni abbiano la possibilità di ottenere nuove entrate attraverso forme di tassazione versate e trattenute in loco;

d lgs n 68 del 6 mag 2011Entrate delle regioni e delle province FABBISOGNI STANDARD DEL SETTORE SANITARIO;

d lgs n 88 del 31 mag 2011 – risorse aggiuntive e interventi speciali – PEREQUAZIONE INFRASTRUTTURALE;

d lgs 149 del 6 sett 2011 – Meccanismi sanzionatori e premiali a regioni, province e comuni;

d lgs n 118 del 23 giu 2011ARMONIZZAZIONE DEI SISTEMI CONTABILI delle regioni, province e comuni;

d lgs n 61 del 18 apr 2012 – disposizioni in materia di ROMA CAPITALE;

d lgs n 51 del 26 apr 2013 – ulteriori disposizioni su ROMA CAPITALE.

Approfondimento del Servizio studi della Camera dei deputati sull’attività parlamentare nella XVI legislatura su Regioni comuni, federalismo e servizi pubblici locali:  Servizio studi Camera mar 2013 -Regioni, comuni, Federalismo e servizi pubblici locali

Vedi dal “PORTALE FEDERALISMO FISCALE” una guida rapida sul federalismo fiscale – clicca qui

ISTAT – I conti delle Amministrazioni pubbliche al 2013


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L’Istat ha pubblicato lo scorso 3 ottobre sul suo sito (di difficile consultazione) la Sintesi dei conti e degli aggregati economici delle Pubbliche amministrazioni -Serie storiche dall’anno 1995 a tutto il 2013 - Clicca qui per consultare la fonte.

Al di là degli stringati lanci di agenzia - vedi ANSA del 6 ottobre 2014 - che evidenziano un calo della spesa dei dipendenti pubblici di 7,8 miliardi di euro dal 2010 al 2013 (da 173 mld a 165 in cifra assoluta arrotondata), preferiamo pubblicare qui la tabella di riferimento in questione pubblicata dall’ISTAT, perché la stessa fornisce un significativo quadro d’insieme delle entrate e delle spese delle pubbliche amministrazioni negli ultimi 19 anni, distinte per categoria.

CONTO CONSOLIDATO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE anni 1995- 2013

Glossario

Valore del patrimonio immobiliare pubblico e rendimenti.


Patrimonio immobiliare pubblico del valore di 281 miliardi, parallelamente ad una spesa per affitti pari a un miliardo di euro l’anno. Ma questo è un dato di stima a cura della Ragioneria generale elle Stato, che ha avviato un censimento presso tutte le amministrazioni pubbliche sugli immobili di proprietà. Il 40 % delle Amministrazioni non ha ancora comunicato l’ammontare del proprio patrimonio immobiliare.

 Fubini Mania su Corriere della Sera 7 apr 2014 -Stime RGS del patrimonio immobiliare pubblico

Regioneria generale dello Stato – Patrimonio dello Stato – informazioni e statistiche – dic 2013

Il punto sulle misure di spending review sugli stipendi dei dirigenti pubblici previste dal “Piano Cottarelli”


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Ferve il dibattito sulle misure di risparmio sul pubblico impiego previste per il 2014. In particolare diamo qui conto dei riferimenti specifici alle retribuzioni dei dirigenti pubblici presenti nel  Piano Cottarelli del 23 marzo 2014 – vedi qui testo integrale recentemente emanati e/o diffusi dal Governo.

Dalle ipotesi di intervento di Spending review di Cottarellli  sugli stipendi pubblici – vedi qui le slide specifiche-  pubblico impiego retribuzioni cottarelli slide  - si evince  che le retribuzioni LORDE degli alti dirigenti della pa italiana risultano superiori a quelle dei loro colleghi tedeschi, inglesi e francesi. Sulla oggettività delle metodologie di comparazione dei livelli retributivi – così come effettuata da vari studi recenti (leggi qui la voce.info sugli stipendi dei dirigenti pubblici italiani) – sono state già espresse precise riserve: prima fra tutte la non comparabilità degli importi lordi in presenza di sistemi di prelievo contributivo e tributario completamente differenti fra i diversi Paesi osservati.

Inoltre, pur con i suddetti rilievi metodologici, la retribuzione lorda dei dirigenti di seconda fascia italiani (che sono la grande maggioranza) risulta di poco superiore alla media (ultima riga della slide di pagina 15). La questione è sempre la stessa: perché si prendono a modello le retribuzioni dei dirigenti apicali e di 1a fascia che sono circa il 4% dell’intera popolazione dei dirigenti pubblici amministrativi (vedi qui) ?

Le retribuzioni complessive, infine, del pubblico impiego risultano dalla pagina 16 delle slide di Cottarelli come in linea nel 2012-2013 con la media delle retribuzioni del settore privato.

Sulla questione vedi anche un nostro approfondimento specifico: Clicca qui 

RETRIBUZIONI DIRIGENZIALI di risultato e valutazione della performance


 Il Messaggero 28 mar 2014 – blocco dei premi per il 2014

Pubblichiamo, ponendoli in correlazione, un articolo del quotidiano “Il Messagero” sul pagamento delle retribuzioni accessorie ai dirigenti pubblici per l’anno 2014 e la Relazione sulla performance nelle Amministrazioni centrali nel 2012, pubblicata sul sito dell’ANAC lo scorso 21marzo. In tutti e due le fonti appare evidente come il nodo ancora da sciogliere delle retribuzioni alla dirigenza pubblica passa attraverso la valutazione delle performance e della conseguente differenziazione dei livelli di raggiungimento degli obiettivi. In questo senso molto deve essere ancora fatto. La Valutazione della dirigenza pubblica, per guadagnare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, deve essere obiettiva (cioè non autoreferenziale) e non fittizia - quando l’85% delle valutazioni dei dirigenti di I fascia si attesta al massimo, le stesse non possono essere considerate credibili (si vedano in tal senso le pagine 61-66 del rapporto ANAC). Infine la valutazione delle performance deve riguardare la dirigenza di tutte le Amminisitrazioni pubbliche, quindi non solo Ministeri, Enti di ricerca ed Enti pubblici nazionali, ma Comuni, Regioni, aziende ed enti territoriali collegati, aziende sanitarie, scuole, università. Finora nessuno è riuscito a portare l’Italia a questo livello minimo di progresso delle sue istituzioni pubbliche.

 ANAC – Relazione sulla performance delle Amministrazioni centrali 2012

SPENDING REVIEW – IL PIANO COTTARELLI


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Ecco il “Piano Cottarelli” in 72  slide….leggiamole insieme e vediamo cosa ci aspetta.

 Il piano Cottarelli – marzo 2014

VEDI ANCHE IL PIANO COTTARELLI SULLA RAZIONALIZZAZIONE DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE

IL DIBATTITO SULLE PENSIONI FUTURE


Il Presidente del Consiglio Renzi, nel discorso per la fiducia alle Camere, non ha speso una parola sull’argomento pensioni. Eppure si é in presenza di una spesa globale previdenziale nell’ordine dei 250 miliardi annui, ricadente per parte prevalente sulla contribuzione obbligatoria e per una parte non marginale sulla fiscalità generale. Il problema della sostenibilità del sistema pensionistico non è affatto risolto, come non è risolto il tema della capacità delle pensioni future di garantire un tenore di vita adeguato e che possa avvicinarsi a quello fino ad oggi goduto da coloro ai quali è stata liquidata la pensione con il sistema retributivo.

Unici spunti “alla moda” sulla tematica pensioni sono attualmente quelli relativi alle “pensioni d’oro”, lancio giornalistico mai definito finora in termini finanziari (cioè qual’è il limite minimo a partire dal quale una pensione deve considerarsi “d’oro”?): si è accreditato presso l’opinione pubblica un concetto di iniquità e ingiustizia generazionale, confrontando l’importo presumibile delle pensioni “contributive” cui vanno incontro gli attuali quarantenni/cinquantenni con l’importo delle pensioni retributive attualmente in godimento. L’idea conseguente a tale constatazione è stata (vedi ad esempio la proposta di legge Meloni) quella di tagliare le “pensioni d’oro”- anche quelle che d’oro non sono proprio – ritenendo così di ripristinare la giustizia sociale e generazionale attraverso un livellamento in basso di redditi pensionistici non solo alti, ma anche di importo medio. Chi la pensa così non si dà mai carico di spiegare che i risparmi conseguiti abbattendo le pensioni liquidate col sistema retributivo non risolve nessuno dei due veri problemi strategici in campo: la sostenibilità del sistema previdenziale e il livello di adeguatezza della pensioni future.

E se la strada più saggia fosse un’altra? Invece di punire chi ha, magari, 3200 euro di pensione netta (è questa l’importo minimo/soglia delle “pensioni d’oro” di 5000 euro lorde individuato dalla proposta Meloni - vedi Atto camera n. 1253/2013), por mano a misure che garantiscano un a pensione adeguata a chi andrà in pensione in un prossimo futuro col sistema contributivo, all’interno di un sistema di finanziamento supportato dalla fiscalità generale?

In questa ottica di “progetto  di un migliore futuro pensionistico” si é articolato  il  convegno organizzato dall’Associazione “Lavoro & welfare” tenutosi a Roma il 27 febbraio 2014.

Convegno cantiere previdenza feb 2014

Al convegno hanno presenziato l’on. Cesare DAMIANO, Presidente della Commissione lavoro alla Camera dei Deputati e l’on. Maria Luisa GNECCHI, componente della medesima Commissione, fautori principali di un “decalogo di proposte”  (vedi qui sotto), fra le quali ci piace evidenziare le due seguenti:

  • garantire un tasso di sostituzione delle pensioni pubbliche future non inferiore al 60%, sommando la pensione liquidata con il calcolo contributivo con una pensione di base finanziata dalla fiscalità generale del valore di 442 euro pari all’attuale assegno sociale e attribuita al compimento del sessantacinquesimo anno di età (pag 3 del documento allegato). Va qui notato che questo supporto della fiscalità generale non innoverebbe nella sostanza ciò che già oggi si verifica nei conti della previdenza, nei quali  una quota parte non marginale della spesa specificamente previdenziale viene finanziata dalla fiscalità generale. L’introduzione di una “pensione di base” finanziata dalla f.g.  porterebbe in trasparenza e chiarezza la questione dei cosiddetti “buchi” di bilancio (vedi qui le gestioni in rosso dell’INPS ) che, non solo nell’ ex INPDAP, ma anche nelle gestioni già INPS, altro non sono se non finanziamenti con i quali la fiscalità generale affianca e supporta le risorse provenienti dalle entrate contributive;
  • stabilire in 5000 euro netti l’importo soglia a partire dal quale una pensione si può definire “d’oro”. Si badi bene 5000 € netti, non lordi, come il vento giacobino, ora di destra ora di sinistra, ha cercato di “spianare” cinquanta anni di legislazione previdenziale pregressa. A partire da tale soglia minima di pensione netta è giusto e corretto chiedere a chi ha di più di contribuire, in una fase di grande crisi quale quella attuale, al finanziamento del sistema Paese. Si vedano in tal senso alle pagine 13 e 14 dell’allegato.

Le due proposte evidenziate ci sono sembrate le più significative in ottica di innovazione del sistema e di equità intergenerazionale e fra diverse classi di reddito, tuttavia sono sulla stessa lunghezza d’onda di flessibilità/armonizzazione/giustizia le proposte relative alla flessibilità in uscita, agli “esodati“, alle ricongiunzioni, e alla perequazione automatica delle pensioni.

Decalogo per le pensioni – febbraio 2014

Ci sembra comunque corretto dare conto in questa sede anche delle proposte – di segno opposto – tendenti ad una “restituzione” di una quota parte di pensione retributiva. Tali proposte sono apparse sul sito Lavoce.info a firma Tito Boeri , Stefano Patriarca e Fabrizio Patriarcavedi qui: Pensioni, l’equità possibile).  Sullo spirito “punitivo” o, quantomeno, “risarcitorio” (risarcimento di cosa, visto che quelle pensioni sono state liquidate in base a norme di legge?) di queste proposte non concordiamo, per il semplice motivo che chi beneficia oggi di una pensione calcolata con il sistema retributivo non può essere messo all’indice, perché egli ha fruito di una legislazione previdenziale estesa in 50 anni di storia di welfare del Paese, sulla quale lo Stato ha costruito un patto con più di quattro generazioni di Italiani. Ma, oltre a questa considerazione di carattere costituzionale e sistemico (onesto rapporto Stato/cittadino), vanno avanzati dubbi specifici sulla reale fattibilità/utilità di calcoli contributivi presuntivi, basati su importi retributivi non presenti nella banca dati INPS , o, peggio, su “forfettoni” i quali, per altro verso, proprio nei casi delle retribuzioni lavorative elevate potrebbero generare importi di pensione addirittura più favorevoli di quelle in essere (si vedano in tal senso le dichiarazioni di Giuliano Cazzola sull’impossibilità del ricalcolo di pensioni liquidate col sistema retributivo).

Un altro argomento che viene raramente collegato alla tematica previdenziale è quello dell’imposizione fiscale sui trattamenti di pensione. Su questo tema un confronto recentemente effettuato dalla Confesercenti (nov 2013) fra il regime fiscale italiano e quelli di altri Paesi europei , di cui questo sito ha dato conto (clicca qui per lo studio della Confesercenti), ha dimostrato che l’imposizione fiscale esistente in Italia sui redditi da pensione è nettamente superiore a quello in vigore in altri Paesi. Risulta quindi necessario considerare  i due aspetti del reddito effettivo dei pensionati italiani dentro un quadro complessivo di riferimento, sia previdenziale che fiscale.

il dibattito sulla previdenza, come si vede, è ancora apertissimo.

ADOZIONE DEL BILANCIO DI CASSA -PROPOSTA DI LEGGE CNEL


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Pubblichiamo  la proposta di legge di iniziativa del CNEL n 1999 (Camera dei deputati), che ha come obiettivo principale, oltre all’adozione del bilancio di cassa, l’integrazione delle disposizioni del d.lgs 150/09 con la programmazione economico finanziaria attraverso “il collegamento fra l’assegnazione e l’utilizzo delle risorse finanziarie e la previsione e il collegamento delle finalità e degli obiettivi assegnati alle varie funzioni” da realizzare attraverso “indicatori di prestazione, i livelli di servizio e gli esiti di ogni attività” e “strumenti e le modalità di verifica e di convalida dei valori così misurati, sulla base del Sistema statistico nazionale” (vedi articolo 4) - Clicca qui -proposta di legge atto Camera n 1999 del 24 gennaio 2014

Relazione della Corte dei Conti al Parlamento sulla gestione INPS dell’anno 2012


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Si presenta qui di seguito la Relazione al Parlamento, così come predisposta dal Magistrato addetto al controllo della Gestione INPS e deliberata dalla Sezione controllo Enti della Corte dei Conti. Con riserva di ritornare come Associazione Etica pubblica sulla problematica dei conti previdenziali e sugli apporti della fiscalità generale al finanziamento della spesa previdenziale pubblica, può essere illuminante, per chi sia un po’  addentro nell’intricata materia dei bilanci pubblici, osservare attentamente il contenuto della pagina 128 della relazione in questione.

Corte dei Conti -Sezione di controllo Enti – Delibera n 101 del 27 novembre 2013 Referto al Parlamento sulla gestione INPS dell’anno 2012.

SPENDING REVIEW – BASI PER RAGIONARE


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Anche se il termine “spending review” è d’uso relativamente recente, la problematica della revisione della spesa pubblica era ben presente al Ministro Padoa Schioppa nell’anno 2007. Per la documentazione di questo sito, pubblichiamo il “Libro verde” di quell’anno, nonché due successivi studi sul tema, condotti da Piero Giarda nel 2011 e 2012, a ridosso della sua responsabilità di Ministro del Governo Monti. Sarebbe utile, per quella continuità di impostazioni di fondo che tanto è mancata negli anni scorsi, che il nuovo Commissario Carlo Cottarelli tenesse conto delle analisi già esistenti.

Libro verde spesa pubblica 2007

Rapporto_Giarda -Università cattolica del Sacro Cuore 2011 – Dinamica,struttura e governo della spesa pubblica.

Revisione_spesa pubblica_Rapporto Giarda 8 maggio 2012

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