Le perplessità sul “sistema SPID”


Lucchetto digitale

Con buona pace dei 1.030.294 concittadini che l’Agenzia per l’Italia digitale accredita come fruitori di questo servizio pubblico (vedi) dubitiamo che i restanti 59 milioni  conoscano i contenuti e le funzioni del “sistema SPID”, cui possono potenzialmente usufruire tutti i maggiorenni. Continua a leggere

Il Ministero dei Beni e Attività culturali descritto da Lorenzo Casini.


 MIBAC

 Il Ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo (MiBACT) vive un momento di grande effervescenza, da porre in relazione all’impulso che il Ministro Dario Franceschini Continua a leggere

Il self service digitale nelle pubbliche amministrazioni.


Paolino madotto

Pubblichiamo volentieri il link a un articolo del dr. Paolino Madotto riguardante i piani di un importante “player” del modo digitale, finalizzati a una strategia complessiva che addirittura prevenga i bisogni del cittadino utente nei confronti delle pubbliche amministrazioni: una strategia che, sfruttando il patrimonio ormai ingentissimo di dati Continua a leggere

Chi consiglia il Presidente dell’INPS Boeri?


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Lasciano increduli le dichiarazioni rese dal Presidente dell’INPS Boeri nella giornata del 26 novembre 2015 alla Commissione Anagrafe Tributaria della Camera dei Deputati (clicca qui): egli ha criticato – per meglio dire: attaccato – il Governo della Repubblica, suo datore di lavoro, per avere quest’ultimo inserito nella Legge di Stabilità una disposizione che “limita al 50% le spese informatiche di parte corrente dell’INPS“: ciò indurrebbe a “dimezzare l’importo di 198 milioni di euro in budget per le spese informatiche incomprimibili” e “impedirebbe di accendere i macchinari e di erogare servizi“. Scenario apocalittico, visto che l’Istituto gestisce circa 23 milioni di lavoratori assicurati, eroga mensilmente circa 21 milioni di prestazioni previdenziali e assistenziali, per una spesa complessiva annua di circa 350 miliardi di euro. Peccato che un esame solo superficiale del testo letterale “incriminato” ( vedi qui i punti 279-282 del maxi-emendamento del Governo, che hanno riproposto con modifiche  i contenuti dell’articolo 29 del ddl licenziato nello scorso ottobre  - clicca qui commi 279-282 A.S._2111_MAXI_1.9000) smentisce una simile lettura: il senso delle disposizioni sta nel fatto che le spese informatiche di tutte le pubbliche amministrazioni devono essere ricondotte all’azione della CONSIP s.p.a. e, soprattutto, a un programma triennale di acquisto di beni e servizi informatici, gestito dall’AGID, contenente “per ciascuna amministrazione o categoria di amministrazioni l’elenco dei beni e servizi informatici per la gestione corrente” con particolare riferimento a quelli che rivestono “particolare rilevanza strategica“. Il dimezzamento al 50%, in tale contesto, varrà solo per le spese effettuate fuori tale procedura centralizzata (vedi punto 282). Non solo, è qui impossibile parlare di “tagli” perché gli importi complessivamente risparmiati potranno essere “utilizzati dalle medesime amministrazioni prioritariamente per investimenti in materia tecnologica“. Per cui la spesa informatica complessiva della PA non diminuirà, ma muterà quanto al suo oggetto e – perlomeno così auspica il Governo – alla sua qualità. Nè – come invece affermato dal Presidente dell’INPS – sono mancate in questi mesi le spiegazioni circostanziate della ratio di questi provvedimenti ( vedi l’articolo web sull’argomento dello scorso ottobre 2015 -clicca qui -   e il dossier dell’Ufficio studi Senato in riferimento all’articolo 29 sopra citato – clicca qui). Avanziamo un’ipotesi: Boeri ha parlato ieri avendo presente il testo – molto diverso – dell’originario articolo 29 del ddl di stabilità dello scorso ottobre 2015 (vedi qui), che tuttavia era stato già modificato dal maxi-emendamento del Governo e regolarmente approvato dall’Assemblea di palazzo Madama il 20 novembre scorso. Uno scivolone clamoroso.

Chi o che cosa ha indotto Tito Boeri ad esporsi contro il Governo in modo così marcato e plateale e, soprattutto, senza uno straccio di supporto testuale alle affermazioni fatte? L’articolo de “Il Fatto quotidiano” di ieri 27 novembre probabilmente  spiega il vero motivo (clicca qui) per il quale alcuni “consigliori” hanno inteso “mal consigliare” il malcapitato Boeri. Rimane tuttavia la nostra domanda : chi “consiglia” Boeri nelle sue prese di posizione “tranchant“? Si potrebbe pensare a qualche collaboratore interno, se non si tenesse conto che, proprio su questo tema specifico, si erano già pronunciati (tuttavia sul testo precedente a quello emendato in Senato) la Confindustria (vedi qui le dichiarazioni di Elio Catania – clicca qui) e la CGIL (clicca qui)….comunque, alla fine, solo Tito Boeri rimane con il cerino in mano…..

Giuseppe Beato

Mariana Mazzucato – Lo Stato finanziatore dell’innovazione.


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Non bisogna essere ossessionati dal “mito” delle startup, ma occorre allargare lo sguardo e sviluppare un ecosistema innovativo nel quale le imprese appena nate riescano a crescere attraverso un’interazione tra investimenti pubblici e privati. E scriverlo è Mariana Mazzucato che ha approfondito nel suo testo “Lo Stato innovatore” – vedi qui - il ruolo degli investimenti pubblici nello sviluppo dell’economia digitale. Citando gli esempi della Gran Bretagna, ella conclude che non devono essere enfatizzate le startup o gli imprenditori in quanto tali, ma l’ecosistema innovativo entro il quale operano e dal quale dipendono…..tutti discorsi –  comunque – “in arabo” rispetto all’Italia, paese in cui gli investimenti pubblici sono in caduta libera (vedi qui).

Vedi qui la sintesi dell’articolo pubblicato sull’”Economist” nel marzo 2014

L’agenda digitale del Governo Renzi


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Il Governo Renzi si sta dimostrando particolarmente attivo nel campo dell’informatica digitale. Ne sono prova, non solo le previsioni presenti all’articolo 1 della legge delega del pubblico impiego (che tuttavia appartengono sempre alla categoria della “legge come annuncio” della  “legge- buone intenzioni” di cui notoriamente è lastricata la via dell’inferno) Continua a leggere

Statistiche dell’Italia digitale


fibra ottica

Un settore in cui il Governo si mostra particolarmente attivo è quello dell’”Italia digitale” – vedi qui sito AgidPrima dei programmi in cantiere e in esecuzione, forniamo qui alcuni riferimenti statistici che descrivono alcuni grandi fenomeni attuali dell’Italia digitale.

 Utilizzo di internet in Italia distinto per genere , classi di età e ripartizione geografica – fonte Agid Strategia crescita Italia digitale 2015

 Utilizzo con regolarità di internet – confronto con Europa- fonte Agida, Strategia di crescita Italia digitale 2015

Banda-larga-fissa NGA in Europa

Utilizzo – in % della popolazione – della tecnologia NGA per la rete fissa, che garantisce collegamenti a minimo 30 Mbps  - clicca qui

AgID – la trasparenza nelle nomine.


paolino madotto

L’Agenzia per l’Italia digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è un ente  istituito con decreto legge n. 83, convertito nella legge n. 134/2012. Ha ereditato le competenze del Dipartimento per la Digitalizzazione e l’Innovazione della Presidenza del Consiglio, dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, di DigitPA e dell’Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione per le competenze sulla sicurezza delle reti. Vedi qui il sito dell’Agenzia.

Quale contributo informato e qualificato sul funzionamento dell’Agenzia e, più in generale, del Governo che la esprime, pubblichiamo un articolo del dr. Paolino Madotto in ordine ai criteri di nomina utilizzati per individuare il Direttore dell’Agenzia.

Paolino Madotto – Una nomina trasparente a direttore dell’Agid

 

Francesco Caio – Lo Stato nel digitale


pa digitale - Francesco Caio

Francesco Caio è un notissimo manager italiano. Nato nel 1957, ha percorso sin qui una brillante e veloce carriera in Italia all’estero. Dal 18 maggio 1914 è ad delle Poste Italiane; dal giugno 2013 al marzo 2014 era stato consulente del presidente del Consiglio Letta per la realizzazione dell’Agenda digitale. Di quell’esperienza, delle sue enormi potenzialità, del progetto che, se non verrà lasciato cadere, potrà letteralmente cambiare l’Italia, scrive ora in un agile librino (96 rapide pagine) appena uscito per Marsilio nella collana “I grilli”: Lo Stato nel digitale. Come l’Italia può recuperare la leadership in Europa.

Un testo sintetico, scritto in forma accattivante, denso di contenuti: che merita una lettura.
Il libro è diviso in pochi, brevi capitoletti. L’introduzione contiene il programma dell’autore, compendiato nel titolo: “Si può fare”. Si può fare – dice Caio – una riforma della politica (meglio, dello Stato) che si basi sull’“applicazione sistematica delle tecnologie digitali alla macchina amministrativa”, che cancelli la distanza tra istituzioni e cittadini, che realizzi “una visione nuova e orientata al futuro della polis nella quale viviamo e vivranno le nuove generazioni”.
Non solo si può fare –insiste Caio – ma lo si sta già facendo, come dimostrano esperienze virtuose già in atto (ad esempio il registro delle imprese già in funzione), sebbene siano ancora limitate e frenate dal loro configurarsi “a macchie di leopardo”, in un contesto istituzionale non ancora al passo coi tempi.
Per realizzare lo Stato al tempo del digitale (uno Stato interconnesso, veloce, raggiungibile da parte di tutti, flessibile nelle sue risposte alla domanda sociale) occorrono infatti alcune condizioni. La prima (ed è questi il tema del primo capitolo) è la chiarezza e univocità del mandato che si deve con dare all’autorità incaricata di realizzare l’Agenda digitale: un mandato chiaro e pieno. La seconda è la consapevolezza che, lungi dal marciare contro la Costituzione e lo Stato delle autonomie (come talvolta si è scritto), l’Agenda realizzerà un suo preciso dettato, e cioè il comma r dell’art. 117, che affida in questo campo allo Stato centrale un mandato chiarissimo. La terza condizione consiste nel sapere che l’amministrazione pubblica deve necessariamente cambiare mentalità e modelli organizzativi, perché un’amministrazione parcellizzata in compartimenti stagni come è ora non potrà mai effettivamente digitalizzarsi, essendo la filosofia stessa della digitalizzazione quella dell’interconnessione naturale e senza interposizioni tra tutti i soggetti attivi nel sistema (o nella rete). La quarta condizione (forse la più problematica ad attuarsi) è l’abbandono definitivo della vecchia logica del documento cartaceo inteso come unica e insopprimibile garanzia della certezza stessa del diritto: sicché accade – dice bene Caio – che ciò che già oggi nasce in rete venga poi paradossalmente stampato, ridotto al cartaceo, e timbrato, firmato (nonostante la firma elettronica), vistato, protocollato e archiviato secondo vecchie le logiche dure a cambiare di una vecchia burocrazia pigra e non nativa digitale. Un po’ come se ai tempi di Gutenberg qualcuno avesse tradotto un testo stampato in un altro, pazientemente ricopiato su pergamena dall’amanuense.
Semmai – aggiungo io pensando ai problemi della conservazione dei documenti e alle giuste preoccupazioni degli archivisti – occorrerebbe approfondire di più (Caio non lo fa) il tema degli archivi elettronici, della loro necessaria e costante “manutenzione”, così da salvarne i contenuti di fronte alle veloci mutazioni delle tecnologie. Ma questo è un tema, per quanto spinoso, pur sempre risolubile proprio sul piano del progresso tecnologico.
Chimere? Futuribile allo stato puro? Il libro di Caio dimostra esattamente il contrario. Un denso capitolo (il quarto) è dedicato a ciò che già esiste, e non è poco, seppure in fase di rodaggio: l’anagrafe della popolazione elettronica, l’identità digitale, la fatturazione elettronica. E l’ultimo capitolo, infine, contiene un sintetico decalogo delle cose che bisogna fare subito: a) avere dietro un forte potere politico consapevole della centralità del progetto; b) padroneggiare una visione chiara e semplice della agenda digitale, che consenta di procedere linearmente, un passo dietro l’altro, senza perdersi in inutili vie laterali;c) curare subito il raccordo tra istituzioni, per avanzare tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno (o l’Agenda digitale è globale e coinvolge tutti o semplicemente non è); d) la valorizzazione delle competenze interne all’amministrazione (Caio ne dà un giudizio positivo, indicando aree di eccellenza che sarebbe sbagliato non considerare); e) l’assiduità della gestione, per assicurare la tempestività degli eventuali interventi correttivi; f) la comunicazione continua coi vertici dei ministeri; f) molta pazienza e determinazione; g) darsi tempi realistici per ogni fase del progetto (“la tecnologia ama il buon senso”).
Francesco Caio è, come si conviene ai veri riformatori, un inguarbile ottimista. La conclusione del suo volumetto, che chiama in causa l’Europa (“L’Europa ci obbliga ad essere virtuosi”, ebbe a dire anni fa CarloAzeglio Ciampi parlando di bilancio: “l’Europa ci obbliga ad essere digitalizzati”, direbbe forse Caio) suona come un’apertura al domani che già oggi si intravede: è possibile passare, con uno sforzo consapevole e determinato,da paese di coda nella sfida della modernizzazione ad avanguardia su scala continentale; ed è possibile trasformare lo Stato, il vecchio, arrugginito Stato dei ministeri e delle burocrazie separate, delle carte e scartoffie e delle procedure interminate. E’ possibile – ci dice Caio – ma non basta l’intelligenza e la tecnologia (che in Italia non difettano). Ci vuole la consapevolezza politica. Ed è quanto sinora è mancato.

Recensione di Guido Melis, professore di Storia dell’amministrazione pubblica all’Università La Sapienza di Roma.