Il fantasma del decreto incostituzionale sulla dirigenza pubblica aleggia ancora.

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NON MOLLANO!….Il Governo Renzi-Madia non c’è più da circa 18 mesi e  il decreto sulla dirigenza pubblica cancellato dalla Corte costituzionale, prima della sua emanazione, con Sentenza n. 251/2016 (vedi) e, soprattutto, coperto di critiche sui suoi contenuti dal  Consiglio di Stato (vedi Parere n. 2113 del 2016) dovrebbe essere collocato fra i peggiori relitti della passata legislatura. Continua a leggere

ATAC, riepilogo della situazione prima del referendum del 3 giugno 2018.

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In attesa del referendum promosso dal Partito radicale per il prossimo 3 giugno per acquisire l’orientamento dei cittadini romani in ordine alla “privatizzazione” del trasporto pubblico romano –  affidamento non più’ all’ATAC ma ad un operatore privato individuato a seguito di gara europea, può’ essere utile ripercorrere la storia recente della gestione in house dell’ATAC nonché’ dare una traccia delle polemiche infuocate cui da’ luogo la situazione di dissesto dell’azienda capitolina. Continua a leggere

Il Rapporto di Legambiente sul trasporto ferroviario pendolare

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Le peggiori linee ferroviarie in Italia – maglia nera la Roma – Lido – nel rapporto completo di Legamabiente – Pendolaria 2017 – sul trasporto pendolare in Italia. D’interesse il link sulle Dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia -clicca qui Continua a leggere

Federica Angeli e il vero giornalismo d’inchiesta a Roma

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INCHIESTA DI FEDERICA ANGELI E CARLO BONINI DEL 2013: OSTIA ASSEDIATA DAI CLAN , REGNA L’OMERTA’ -clicca

Il modo migliore per stare vicini a Federica Angeli – giornalista de La Repubblica,da 5 anni sotto scorta per le ripetute minacce di morte nei suoi confronti da parte del clan Spada – ci pare quello di ripubblicare le sue inchieste sulla mafia ad Ostia e sulle sue collusioni con settori dello Stato e della pubblica amministrazione, Continua a leggere

ANAC – Motivi di esclusione dalle gare d’appalto per gravi illeciti professionali.

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In applicazione del codice degli appalti emanato lo scorso anno con il decreto legislativo n. 50 del 18 aprile – vedi l’Autorità nazionale anticorruzione ha emanato una serie di linee guida – vedi qui – utili alle amministrazioni pubbliche per la corretta applicazione della legge. Continua a leggere

La corruzione a Roma e le rose mai colte

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Leggere dopo circa 20 anni alcuni articoli antichi, completamente dispersi nelle biblioteche fra milioni di altri scritti, può portare a volte a scoperte che hanno dell’incredibile, come la seguente. Continua a leggere

Storia di ordinaria corruzione in Italia

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Quella che raccontiamo è una storia di ordinaria corruzione avvenuta in un ridente comune del bergamasco e che ha per protagonista il capo contabile del Comune di Stezzano. Continua a leggere

I 29 docenti universitari indagati.

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Si prova sdegno e senso d’impotenza a leggere notizie come quella di 3 giorni fa: Università, 29 indagati: corruzione e favori per spartirsi cattedre – clicca qui. Continua a leggere

Telecom: storia veloce di una delle tante grandi imprese pubbliche “privatizzate”.

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Per la nota serie “privatizzare i profitti e socializzare le perdite“, classica di molteplici processi di privatizzazione di aziende pubbliche pagati con i soldi dei contribuenti, un recente articolo di Massimo Giannini su “la Repubblica – Economia e Finanza ” del luglio scorso, riepiloga in grandi linee 20 anni di orribili storie di fallimenti, Continua a leggere

Alessandro Bellavista: l’autonomia della responsabilità che servirebbe alla Sicilia

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Il professor Alessandro Bellavista é ordinario di diritto del lavoro presso l’Università degli studi di Palermo, nonché esperto di pubblico impiego e amministrazione pubblica. Riproduciamo un suo articolo tratto da La Repubblica di Palermo del 9 agosto 2017 nel quale con grande coraggio e nitidezza intellettuale esprime idee assolutamente condivisibili sul modo in cui è stata gestita l’autonomia costituzionale della Regione Sicilia Continua a leggere

Ilda Boccassini – La corruzione é facile

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La grande Ilda Boccassini – della quale in parecchi citano solo recenti processi su vicende di tipo boccaccesco, ma che fu nel pool di Magistrati che individuò negli anni ’90 i mandanti e gli esecutori delle stragi Falcone e Borsellino – opera oggi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e mette il suo talento a disposizione della lotta alla corruzione diffusa esistente nel nostro Paese. Continua a leggere

Il CNEL: come é dopo il referendum e come dovrebbe essere.

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Essendo stata travolta dal referendum di dicembre 2016 la riforma costituzionale promossa dal governo Renzi, risultano confermate in toto le prerogative che l’articolo 99 della Carta costituzionale – vedi testo–  assegnano al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Continua a leggere

Sandra Maltinti, una dirigente in piedi.

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Sandra Maltinti, classe 1955 (vedi curriculum), non é una dirigente pubblica sugli altari delle cronache nazionali e di lei sapremmo poco se la sua vita professionale non fosse stata caratterizzata da due eventi contrastati e drammatici, il primo dei quali (una reclusione nell’anno 2004 Continua a leggere

La corruzione nelle pubbliche amministrazioni e i bachi legislativi.

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Nella vicenda dell’Amministrazione comunale di Lodi – in cui è stato incriminato e arrestato il sindaco Simone Uggetti per aver truccato il bando di gara per la gestione delle piscine comunali – c’è solo un elemento positivo:il senso morale di Caterina Uggè, la funzionaria del Settore Istruzione, cultura e sport, la quale, pur intimidita dal Sindaco, ha trovato il coraggio di rivolgersi alla Magistratura e di denunciarne le malefatte facendo emergere uno dei tanti casi di ordinaria corruzione che prosciugano ogni giorno le nostre finanze pubbliche e riducono al lumicino i livelli etici esistenti in Italia – vedi qui la vicenda di Caterina Uggè.

La lettura amministrativa di questa vicenda assume valore di paradigma di come una produzione legislativa stolta e incurante delle successive necessarie implementazioni concrete stia distruggendo la Pubblica amministrazione in questo Paese. Enumeriamo di seguito:

1. L’identità della funzionaria Caterina Uggè non é stata tutelata, come pure in astratto previsto dalla legge anticorruzione e dalla direttiva ANAC dello scorso 2015 sui cosiddetti “Whistleblower“( vedi qui le norme di riferimento e la direttiva in questione). Questo é uno scandalo nello scandalo, perché un sistema pubblico funzionante non deve avere bisogno di eroi per autoemendarsi: la coraggiosa collega si trova ora esposta a possibili ritorsioni che potrebbero manifestarsi nel futuro, a riflettori spenti, sulla sua vita di lavoro. La figura di colui o colei che denuncia atti o comportamenti corruttivi o lesivi del codice penale é tutelata in astratto con la garanzia dell’anonimato dall’articolo 54 del d. lgs. 165/2001 e dalla direttiva ANAC sopra richiamata. Peccato che, in concreto, le strade che si aprivano alla dr.ssa Ugge’ erano due: o rivolgersi direttamente all’ANAC, quanto a dire un’entità lontana e inconoscibile nella circostanza specifica; oppure rivolgersi ai suoi superiori. Si dimentica che la realtà amministrativa italiana è composta da una maggioranza di piccoli Comuni e che, pertanto, “rivolgersi ai vertici della propria amministrazione” comporta il frequente pericolo che siano proprio tali “vertici” gli autori dei fatti corruttivi. Esattamente come verificatosi al Comune di Lodi.

2. C’è un’assenza nello scandalo del Comune di Lodi che fa un rumore assordante: la dirigenza di quel Comune. Dove stavano i dirigenti nella procedura di predisposizione del bando di gara, per legge di loro competenza, dati i conclamati principi di separazione fra politica e gestione? Era il dirigente del settore cultura e sport (vedi qui il sito dell’Amministrazione) l’unico competente a predisporre , con la collaborazione dei suoi funzionari, il bando di gara per l’assegnazione del servizio piscine: invece, il mandato d’arresto ci riferisce che la predisposizione materiale di quel bando fu effettuata dal sindaco in persona e da un consigliere della società che ha poi vinto l’appalto (arrestato pure lui) alla presenza dell’intimidita funzionaria Caterina Uggè. Chi é il dr. Giuseppe Demuro, dirigente reggente di quel servizio, nonché dirigente dello staff del Sindaco (vedi sempre il sito)? Forse appartiene a quello stock del 30% di dirigenti a tempo determinato assunti senza concorso pubblico, di cui all’articolo 110 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (così emendato con legge promulgata nell’attuale legislatura – vedi)? Con sempre maggiore chiarezza emerge ciò che era prevedibilissimo: la cattiva politica assegna alla dirigenza non di carriera il compito di tacere, di “collaborare” e di rinunziare alla natura stessa di garanzia della propria funzione. Per quanto tempo ancora la Corte costituzionale di questo Paese tollererà senza provvedere che siano vulnerati i principi contenuti nell’articolo 97 della nostra Costituzione?

3. La Magistratura penale, che dovrebbe avere un compito in qualche modo di “supplenza”, cioè di baluardo estremo del rispetto delle norme dell’Ordinamento,  – dopo l’intervento del sistema amministrativo – rimane isolata quale unica garanzia di ripristino della legalità. Qui c’è il bersaglio grosso del nostro ragionamento: l’attuale titolo V della Carta costituzionale così come “emendato” nell’anno 2001: in quel testo furono abrogati – sic et sempliciter – gli articoli 125 e 130 della Costituzione  del 1946 che prevedevano l’obbligo dei controlli amministrativi esterni sugli atti delle Regioni e dei Comuni: ne derivò lo smantellamento totale di un reale sistema di garanzia amministrativa, così come l’avevano pensato i Padri costituenti (vedi qui un approfondimento su questo tema). Nessuno si dà pena di andare a verificare i meccanismi di controllo esistenti e funzionanti nelle democrazie della Gran Bretagna o della Francia, che prevedono controlli dello Stato persona sulle autonomie locali, senza minimamente ledere la loro autonomia. Nel nostro Paese prevale, invece, un’idea di autonomismo anarchico, purtroppo supportato da un principio di rango costituzionale: quello dell’equiordinazione fra Stato, Regioni ed Enti locali, esplicitamente proclamato all’articolo 114 del titolo V emendato nel 2001(vedi). Ne risulta che le massime istituzioni del potere esecutivo della nostra Repubblica operano come entità indipendenti l’una dall’altra, con poteri e prerogative  sindacabili solo in sede di ricorso alla Corte costituzionale l’una rispetto all’altra. Un vero pasticcio! Questo principio costituisce la trasposizione del principio della separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario di Montesquieu al solo potere esecutivo! Mentre nel suo aspetto originale, la separazione dei poteri costituisce il baluardo fondamentale della democrazia, lo stesso principio, se inserito all’interno di un singolo potere, costituisce fonte di confusione, di lotte intestine, di inefficienza, cioè di assenza totale di governo della cosa pubblica.

Complimenti! Come credono possibile le varie compagini politiche che si susseguono al potere restituire efficienza e moralità a una pubblica amministrazione così malamente regolata?

Giuseppe Beato

Dove nasce la corruzione.

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Uno dei falsi miti prodotti dal ciclone di “Mani pulite” – 20 anni fa – fu quello della credenza di una società civile “buona” e della politica “cattiva”, mito questo che risolse tanti conflitti di coscienza nell’animo dei più.  La recente intervista al presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo  (vedi qui),  pur largamente condivisibile nei suoi contenuti, ha in qualche modo rinnovato l’idea di una “politica cattiva” in sé e a prescindere. Così non è e non è mai stato. C’è ora chi, con grande coraggio, prende posizione per un’idea molto meno consolatoria sulle origini della corruzione imperante nel nostro Paese: essa nasce dalla società civile, da noi o, perlomeno, da quelli di noi o da quella parte di noi stessi che preferisce contravvenire ad alcune regole base del vivere civile. Giusto riportare  il punto di vista in questione di Ernesto Galli della Loggia nel fondo pubblicato sul Corriere della Sera dello scorso 26 aprile 2016 – clicca qui.

Ci piace segnalare anche il commento consonante a quell’articolo del nostro professor Guido Melis – apparso sulla sua bacheca di facebook – che merita eguale risonanza. Lo abbiamo intitolato, espungendo dal testo: “Ricostruire l’etica pubblica partendo da quella privata”.

Guido Melis: – i semi della corruzione

Ricordiamo che la nostra Associazione ha dedicato al tema della corruzione-legalità-trasparenza un numero della sua Rivista “Nuova Etica Pubblica”clicca qui.

 

 

 

 

 

Sabino Cassese e l’inferno delle leggi mai attuate. “Eppur decidere si deve”.

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sabino-cassese

L’incipit del fondo di Sabino Cassese pubblicato sul Corriere della Sera di ieri 15 aprile 2016 é esaustivo: “Le vicende del giacimento Tempa rossa, venute agli onori delle cronache nazionali, offrono uno spaccato del modo in cui si decide in Italia“.

Lasciando alla rilettura del limpido pezzo in questione, aggiungiamo di nostro solo l’osservazione che quanto superbamente analizzato dal professor Cassese rimanda al tema generale della qualità della legislazione in Italia, oggetto del Convegno recentemente organizzato dal Centro riforma Stato (vedi) che aveva come slogan “Troppe leggi, poche decisioni“. Vediamo anche la relazione di Antonio Zucaro al convegno in questione (clicca qui).

 Eppur decidere si deve – Sabino Cassese

Il sistema di potere che governa il Comune di Roma da 70 anni.

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Lupa capitolina

Offriamo ai giovani studiosi una piccola guida ragionata e documentata del funzionamento del sistema di potere nel Comune di Roma dall’immediato secondo dopoguerra ad oggi. Un “Bignami” per uso civico. Le nostre fonti di analisi sono semplici articoli di giornali. Tuttavia, quando si “libera” il singolo prodotto informativo dalla sua quotidianità, lo si sviscera conservando i contenuti più stabili e lo si collega con altri contenuti informativi trattati allo stesso modo, ne può derivare un solido quadro generale di studio e di riferimento.

E’ il caso del “Governo del Comune di Roma nel secondo dopoguerra“, sempre pesantemente condizionato dalle pressioni del ceto dei “costruttori”. Su questo  argomento non abbiamo fatto altro che mettere in asse alcuni articoli di giornali e i relativi fattori operanti lì descritti: 1) i riferimenti storici: vedi qui il mitico articolo dell’ESPRESSO del dicembre 1955 “Capitale corrotta = nazione infetta” in cui veniva per la prima volta denunciato il ruolo del Sindaco di Roma dell’epoca, ing. Rebecchini, prono ai voleri delle grandi società immobiliari dell’epoca – fra cui la Società Generale Immobiliare, la Beni Stabili, la Pia Acqua Marcia, la Roma Gas e la Romana di Elettricità – che operarono il sacco di Roma attraverso cementificazione selvaggia dei quartieri  Vigna Clara,Tuscolano,  Tor Carbone,  Prenestino,  Trionfale, Salario,  Nomentano, Casilino.

Espresso Capitale corrotta

2) Il “sistema Rebecchini” é tutt’oggi il paradigma d’azione dei costruttori romani- come spiegato doviziosamente dall’inchiesta di quest’anno sempre dell’ESPRESSO  (vedi qui l’articolo): il “sistema” consiste in questo: l’acquisto di enormi aree (edificabili o meno non è importante) da parte dei costruttori, seguito da una stringente e poderosa azione di pressione sui politici e dirigenti al potere in Comune affinché siano effettuate “varianti al piano regolatore”, in modo da eseguire su quell’area progetti di edificazione; in questo senso, nessuno dei governi succedutisi a Roma in circa 70 anni é stato capace di imporre la linea logica di un sano intervento dei poteri pubblici: prima la programmazione urbanistica, poi le conseguenti concessioni edilizie ai costruttori. Invece, ha sempre prevalso l’iniziativa anarchica dei costruttori che é riuscita comunque a subordinare la programmazione urbanistica pubblica del territorio ai diritti di proprietà detenuti da soggetti privati: cioè, “si costruisce quel quartiere o quel centro commerciale o quel complesso edilizio non perché é attuazione di un piano di armonica urbanizzazione, ma perché “quel” costruttore lì deve fare profitti”. Date queste premesse, il giovane lettore potrà meglio interpretare il senso e gli interessi nascosti dei grandi piani edilizi e/o di opere  pubbliche previste nei prossimi anni: vedi qui sotto la MAPPA .

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3) L’opera di pressione su politici e dirigenti del Comune, affinché assecondino la volontà dei costruttori: in questo senso esistono metodi leciti, primo fra tutti l’acquisto del quotidiano tradizionale della città, “il Messaggero” – oggi proprietà di Gaetano Caltagirone – che è l’arma più potente di tutte per attaccare un sindaco, un assessore, un’intera giunta capitolina. Poi esistono “sistemi borderline“, quale quello di supportare le campagne elettorali di qualche candidato investendo su una futura loro buona disposizione ad assecondarne gli interessi. Infine esiste, più brutalmente, la pura e semplice corruzione di politici e funzionari, attraverso la quale alcuni costruttori operanti nell’area romana riescono da sempre ad avere approvazioni di Piani edilizi, varianti al Piano regolatore e concessioni edilizie a costruire.  Qui entriamo del grande mondo della commedia umana: dei tanti spunti possibili citiamo i più recenti: a) il reperimento di un libro paga di tangenti a politici e dirigenti romani nel corso di una perquisizione a casa Bonifaci (vedi quii); b) la descrizione del ruolo dei dirigenti corrotti nella “trafila” della corruzione, nella quale si evidenzia la necessità del “dirigente scemo” che firma tutto “pur di mantenere il posto”  (vedi qui); c) la storia personale del dirigente pubblico che scemo non è e che riesce, non solo ad “acquistare” un attico al quartiere Coppedè, ma anche a schivare tutte le misure di rotazione degli incarichi dirigenziali fruendo di solidi agganci nel mondo politico e imprenditoriale (vedi qui 19 febbraio 2016 e  vedi anche qui); d) la storia dell’Assessore dell’Urbanistica, presumibilmente onesto e volenteroso, che cerca di ruotare gli incarichi dirigenziali ma lascia al suo posto proprio l’unico che doveva essere rimosso e finisce indagato pure lui per corruzione (vedi qui); e) il folto sottobosco di “intermediari e faccendieri” che stazionano di fronte agli uffici pubblici e riescono  in qualche modo a offrire a pagamento i propri servizi ai semplici cittadini che hanno il problema – che nelle lezioni accademiche viene considerato prioritario su tutto il resto – di vedere  concluso il procedimento di un atto di concessione o una licenza (vedi qui).

Roma è governata da 70 anni da questo sistema di potere potente e ramificato, alimentato dagli interessi del ceto dei “palazzinari”. Le sue “metodologie” di intervento si sono estese a tutti i piani di politiche pubbliche gestiti dal Comune (vedi qui le ordinanze di arresto per lo scandalo di Roma mafia). Esse potranno essere debellate solo con interventi straordinari di contrasto politico e amministrativo.

Corruzione a Roma: fatti e non chiacchiere.

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A ognuno il suo mestiere. Maurizio Crozza ci fa sorridere amaramente (il Paese delle meraviglie di ieri sera 18 marzo) sui “difetti” endemici di un certo sottobosco romano nel quale, più che i “Rugantino”, operano personaggi simili a quelli che lui ha battezzato come “Rubantino“! – vedi. I giornaloni della Repubblica sono paghi nel pubblicare articoli di denuncia degli scandali ed è giusto, democratico e sacrosanto che facciano così…. senza peraltro che nessuno si dia pena di dare diffusione del documento ufficiale dell’ANAC (vedi delibera n 207 del 2 marzo 2016).

A noi di Nuova Etica Pubblica, che apparteniamo al mondo dei “cultori” della materia, spetta invece il compito di approfondire la problematica legata agli scandali proponendo soluzioni gestibili amministrativamente. Sulla questione della corruzione come fenomeno ormai endemico della pubblica amministrazione – centrale, territoriale e locale abbiamo dedicato un numero della nostra rivista (vedi qui) e, in conclusione, andiamo proponendo da anni  rimedi concreti e attuabiliove ci sia reale volontà politica – per avviare una seria operazione di contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione.

Ripubblichiamo, pertanto, le nostre proposte in merito a tre strumenti amministrativi di contrasto alla corruzione e per il ripristino della legalità nell’Amministrazione pubblica:

1. l’introduzione di controlli successivi esterni sugli atti di spesa del Comune di Romadella PA in generale, sostanzialmente dismessi a seguito della “riforma” del titolo V della Costituzione dell’anno 2001 (vedi qui Il sistema dei controlli di regolarità amministrativa degli atti);

2. l’operatività concreta dello strumento (previsto solo legislativamente, ma non nei fatti) del whistleblower (autore delle soffiate); vedi qui “La denuncia delle frodi come atto di civismo” e vedi documento ANAC sulla Tutela del dipendente che segnala illeciti.

3. la pubblicazione in forma sintetica e comprensibile sul sito istituzionale del Comune di Roma e delle amministrazioni di tutti gli atti di spesa adottati (vedi qui).

Al candidato Sindaco di Roma – qualunque sia la sua collocazione politica – che inserirà nel suo programma elettorale l’attuazione reale di questi tre strumenti amministrativi di contrasto della corruzione andrà la nostra convinta approvazione.

Giuseppe Beato