Il procuratore Pignatone e l’iscrizione nel registro degli indagati

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Pubblichiamo qui sotto la circolare del 2 ottobre 2017  emanata dal Procuratore capo della Procura della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, che andrebbe replicata prontamente in tutte le procure della Repubblica italiana. Continua a leggere

Corte di Cassazione: obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale in cui ha liberamente scelto di inserirsi

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Pubblichiamo qui sotto il testo integrale della Sentenza n.  24084 della Corte di Cassazione, 1a sezione penale – pubblicata lo scorso 15 maggio 2017 – in ordine al diritto di un  indiano di religione sikh (vedi) – residente a Goito (MN) – di “portare fuori dalla propria abitazione un coltello della lunghezza complessiva di 18,5 centimetri“, Continua a leggere

Migranti e ong: parla il Procuratore Gratteri

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Fermi tutti! Sui sistemi di accoglienza, migranti, organizzazioni non governative ha parlato 3 giorni fa in una trasmissione televisiva il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, servitore dello Stato, magistrato sotto scorta dall’anno 1989 perché  obiettivo fisico agognato dalla ‘ndrangheta. Continua a leggere

Veronica De Romanis – Sull’applicazione dell’articolo 18 ai dipendenti pubblici.

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DE Romanis

Riportiamo qui sotto –  dal sito web del “Il Foglio” –  l’articolo di Veronica De Romanis di ieri 16 giugno. L’economista e studiosa delle istituzioni tedesche é già intervenuta in passato sulla riforma delle pubbliche amministrazioni (vedi qui). Al di là del piglio secco del titolo, l’articolo contiene diversi utili spunti sul modo con cui il Governo potrebbe (e dovrebbe) presentare all’opinione pubblica i suoi orientamenti in materia: “con l’art 18 si evita di accollare ai contribuenti il costo degli errori altrui. Anche in questo caso, un’analisi numerica aiuterebbe“.

Qualche perplessità destano le conclusioni dell’articolo, allorquando De Romanis cita l’Inghilterra come esempio di politica dei tagli della spesa ottenuti sul numero e sul costo dei dipendenti pubblici. I dati del nostro Paese degli ultimi anni, in termini di numero e costo dei dipendenti, evidenziano una contrazione della forza lavoro pubblica negli ultimi anni (2007- 2014) pari a circa 175.000 unità di personale (Vedi RGS – Conto della PA 2015) e un risparmio di spesa dal 2010 al 2015 pari a circa 10 miliardi di euro vedi ISTAT conto consolidato PA 2015 e le statistiche accluse). L’importo dei risparmi qui in Italia é quindi pari al doppio di quello indicato per l’Inghilterra……Tutto bene allora? Assolutamente no! ….Perché l’Italia, differentemente dall’Inghilterra, non coordina le sue politiche pubbliche, per cui i danari risparmiati da una parte non si sa mai bene dove vadano a finire. Inoltre, la modalità prescelta dall’Italia per diminuire gli impiegati pubblici – blocco del turn over – é perniciosa: invecchia e indebolisce il corpo della PA e non offre possibilità di lavoro alle preziose energie dei nostri giovani. Complimenti!

LEGGI QUI L’ARTICOLO DI VERONICA DE ROMANIS

Al pubblico impiego continua ad applicarsi l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

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Corte cassazione

Con andamento altalenante (vedi qui la sentenza precedente del novembre 2015), La Corte di Cassazione sembra avere definitivamente stabilito che “plurime ragioni inducono ad escludere che il nuovo regime delle tutele in caso di licenziamento illegittimo possa essere applicato anche ai rapporti di lavoro disciplinati dall’art. 2 del d.lgs n. 165 del 2001″. Pubblichiamo il testo della Sentenza n. 11868 del 9 giugno ultimo scorso della Sezione Lavoro, nel testo della quale (vedi in particolare alla pagina 6) sono illustrati i motivi del nuovo orientamento. Le conclusioni della Corte di Cassazione non hanno mancato di sollevare polemiche – vedi qui Sole 24 ore – e precisazioni – vedi qui precisazioni di Giovanni Canzio, Primo Presidente della CdC. La questione, in fondo a tutto, rimane sempre quella dibattuta nel corso degli ultimi 20 anni: gli impiegati pubblici devono avere eguale regime giuridico dei lavoratori privati?

Di seguito la Sentenza.

 

_Cassazione – Sezione Lavoro n. 11868 9 giugno 2016

Superiore il numero delle Donne magistrate.

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DONNE magistrato

Nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuta a gennaio 2016 dal Procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo,  era contenuta una notizia storica passata generalmente sotto silenzio, con l’eccezione dei resoconti de “La Stampa” di Torino (vedi qui): nell’anno 2015 il numero delle donne magistrato ha sopravanzato quello degli uomini, 50,7% contro 49,3%. La stesso giornale ha subito dopo ospitato una lettera al Direttore del Ministro di Giustizia andrea Orlando che, superando i termini meramente statistici dell’evento, ha inquadrato dal punto di vista storico e sociale l’evoluzione del ruolo della donna in Magistratura dal 1963 – anno in cui le prime otto donne diventarono a magistrato – ad oggi.

 Caro Direttore – Andrea Orlando

Si applica la riforma dell’articolo 18 al pubblico impiego?

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La questione riguarda tre milioni di lavoratori pubblici italiani: si applicano a loro le disposizioni normative di cui all’articolo 3 decreto legislativo n. 23 del 4 marzo 2015 (vedi qui) che hanno sostituito l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970 – vedi qui)? La norma in questione ha introdotto la facoltà del giudice di dichiarare estinto il rapporto di lavoro con la condanna del datore di lavoro al solo pagamento di un’indennità. Tale facoltà del giudice, peraltro, é preclusa nei casi in cui il giudice accerti che il licenziamento sia avvenuto con atto discriminatorio e/o senza giustificato motivo oggettivo e soggettivo o per giusta causa, con successivo ordine di reintegro del lavoratore licenziato.

Sulla questione dell’applicabilità all’impiego pubblico è intervenuta la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 24157/2015, che pubblichiamo qui sotto, che affermato “l’applicabilità (al pubblico impiego -n.d.r.) del nuovo testo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori” (peraltro il testo cui si fa riferimento nella sentenza è quello della precedente “legge Fornero” del 2012, non dell’ultimo decreto legislativo di quest’anno). Tale sentenza ha riportato agli onori delle cronache una polemica mai sopita, della quale diamo conto con i pareri di Pietro Ichino (vedi qui) e di Umberto Romagnoli (vedi qui) – ambedue sostenitori dell’applicabilità del Jobs act ai lavoratori pubblici – e del Ministro Marianna Madia (vedi qui) che annuncia un chiarimento definitivo della questione in occasione dell’emanazione del testo unico del pubblico impiego.

Vale, infine, la pena di ricordare che nell’impiego pubblico l’ipotesi di licenziamento per “soprannumero ed eccedenze di personale ” è  minutamente regolata dall’articolo 33 del d. lgs. n. 165/2001 (vedi qui).

 Cassazione n. 24157/2015 pubblico impiego

Giurisdizione della Corte dei Conti sulle Società partecipate.

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La giurisprudenza della Corte dei Conti ci evidenzia i contenuti del dibattito in corso su un tema decisivo di civiltà giuridica e di legalità generale: la responsabilità degli amministratori delle Società partecipate per i danni procurati al finanziatore pubblico nella propria attività. La Corte, con buona pace dei suoi detrattori, è un presidio sicuro di garanzia per la tenuta delle finanze pubbliche, anche nel contesto del patto di stabilità dell’Unione europea: l’intervento giurisdizionale pubblico è indispensabile per contrastare il pericolo che si producano sacche sempre più vaste di deroga alle norme di garanzia di buona amministrazione del danaro pubblico.

Sul tema è in pieno svolgimento un’approfondita interlocuzione con la Corte di Cassazione, nella sua qualità di giudice della giurisdizione, la quale invece ha più volte affermato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti “in ordine all’azione di risarcimento danni subiti da una società a partecipazione pubblica…non essendo in tal caso configurabile, avuto riguardo a l’autonoma personalità giuridica della società, né un rapporto di servizio tra l’agente e l’ente pubblico titolare della partecipazione, quand’anche totalitaria, né un danno direttamente arrecato allo Stato o ad altro Ente pubblico” (si veda per tutte La Sentenza Cass n 7374 del 2013 civile a Sezioni unite difetto giurisdizione Corte dei Conti). In risposta a tale linea interpretativa, La prima sez giurisdizionale centrale della Corte dei Conti – con la sua Sentenza n. 178 del feb 2015  (vedi qui) – sviluppa condivisibili argomentazioni a contrario, tutte incentrate sulla titolarità sostanziale delle risorse finanziarie detenute dalle società partecipate, sugli obblighi nazionali scaturenti dall’articolo 126 del TFUE di Lisbona e, infine, richiamando le stesse linee interpretative adottate dalla Cassazione in ordine agli enti pubblici economici (Sez unite n 19663 del 2003 -vedi), alle società in house (Civile sez. unite n 26283 del 2013 – vedi), all’ANAS (Civile sez unite n 71 del 2014 – vedi): in tutte queste pronunce la Corte di Cassazione ha deciso per la giurisdizione in capo alla Corte dei Conti. Difficile sostenere che per le Società a prevalente partecipazione pubblica possa valere una regola diversa.

Le sentenze civili della Corte di Cassazione on line.

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Corte di Cassazione

Un bel segnale di Amministrazione vicina al cittadino viene dato dalla Corte di Cassazione con un nuovo sistema on line di ricerca e consultazione on line delle sentenze civili. Il sistema  Italgiure find fu introdotto più di 20 anni fa fra i primi di questo genere. Tuttavia era erogato a pagamento. Oggi lo troviamo all’indirizzo web riportato qui sotto.

http://www.italgiure.giustizia.it/sncass/