Il discorso di Lubiana di Mario Draghi


Draghi

Qualunque sia il destino del progetto di Unione europea avviato 60 anni fa con il Trattato di Roma e qualunque sviluppo si affermi nel rapporto ormai in piena fibrillazione fra Stati nazionali europei, Stati Uniti, Russia e Cina, il discorso di Lubiana del Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi rimarrà una pietra miliare per chi vorrà comprendere la storia dell’Europa dal 1945 a oggi. Continua a leggere

I 9 Principi del Merit System dell’Amministrazione pubblica federale statunitense.


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Pubblichiamo la traduzione in lingua italiana dei 9 principi di “merit system” che – in base a quanto previsto dal Codice delle leggi pubbliche U.S.A. –  presiedono al rapporto di pubblico impiego nell’Amministrazione federale. Continua a leggere

La Turchia di Erdogan e il rispetto dei diritti.


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Rinviamo al sito Corriere.it nel quale é pubblicato l’articolo del prof. Sabino Cassese sulla situazione in Turchia – clicca qui. Nel condividere appieno i suoi contenuti – anche con riferimento al concetto secondo cui “ciascun Paese deve rispondere anche agli altri Paesi e alla comunità internazionale dei propri atti in materia di salvaguardia dei diritti e della democrazia” - esprimiamo la nostra solidarietà con le decine di migliaia di colleghi turchi, funzionari, magistrati, poliziotti, docenti, licenziati ” ad nutum “, senza procedure di sorta, solo per il venir meno del rapporto di fiducia con il Sultano di Istanbul, che si pretende più forte dopo il fallito colpo di Stato militare.

Epurazioni Erdogan

Qualità e analisi d’impatto della regolazione (AIR).


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Presentiamo l’Annuario 2014 (vedi qui_Annuario2014), edito dall’Osservatorio AIR. D’interersse anche il precedente annuario 2013 (Osservatorio AIR_Annuario_2013), all’interno del quale si possono cogliere spunti e approfondimenti importanti per avvicinare una tematica sconosciuta ai più e, soprattutto, largamente desueta nella prassi di produzione delle leggi e dei regolamenti qui in Italia. Utile, innanzitutto, chiarire che il termine “better regulation” potrebbe incuriosire di più e meglio se fosse declinato nella nostra lingua come “qualità della regolazione“. Le tecniche dell’AIR (analisi d’impatto della regolazione) hanno l’ obiettivo di valutare e supportare la qualità della regolazione (una legge, un regolamento) nella fase preparatoria precedente alla loro emanazione. Anche in questa materia, l’ordinamento pubblico del nostro Paese va a rimorchio di altri e stenta ad assimilare i principi di “qualità della regolazione” sanciti in sede OCSE (vedi qui) e presso l’Unione europea. La coscienza del nostro legislatore è comunque “a posto” , avendo l’Italia prodotto disposizioni di legge e di regolamento – quasi mai applicate – sull’AIR e sul VIR (valutazione ex post dell’impatto della regolazione): vedi qui.

L’Osservatorio AIR (vedi qui il sito) è un’associazione, presieduta dal prof. Alessandro Natalini, che segue da anni le vicende della qualità della regolazione e produce gli annuari che qui presentiamo: il focus d’interesse dell’Annuario 2014  è sulla “Regolazione nelle autorità indipendenti” (l’Autorità per l’energia elettrica AEEGSI, l’AGCOM, la Banca d’Italia, la CONSOB, etc.).

Ci sembra utile richiamare anche alcuni punti focali del precedente Annuario 2013: in particolare il capitolo 2, di Siriana Salvi, in cui vengono illustrati l’AIR e il VIR nel contesto internazionale (pag. 45 e segg.), la citazione delle raccomandazioni del Consiglio UE dell’8 luglio 2014 (pagg. 23 e 24) all’interno delle quali si può leggere sull’AIR in Italia che “l’applicazione, se si eccettua l’esperienza maturata dalle autorità indipendenti, è ancora largamente insufficiente“. Indicativa anche la rassegna della giurisprudenza in materia (vedi il contributo di Monica Cappelletti alle pagine 115 e seguenti) all’interno della quale si può apprendere dal Consiglio di Stato con Sentenza n. 2521 del 2012 (vedi testo) che – in riferimento ai processi di regolazione normativa delle Autorità indipendenti - “la relazione AIR…può essere sottoposta al sindacato del giudice amministrativo solo nel caso in cui vi sia contrasto con il principio di ragionevolezza tecnica” ma che “l’eventuale mancanza della stessa non inficia la regolarità del procedimento di adozione”. …e chi vuole intendere, intenda.

 

FISCAL COMPACT: la regola del debito


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La locuzione “Fiscal compact” é divenuta ormai un “termine spauracchio” con cui si sintetizza, nella mente dei più, una serie di regole restrittive che rischiano di strozzare l’economia dei Paesi UE, fra quali l’Italia.

Per una riflessione maggiormente meditata  si veda su questo sito il riferimento alle fonti giuridiche dell’intero pacchetto “Fiscal Compact” - clicca qui.

Nel complesso delle misure previste dall’Unione europea per il governo dei disavanzi eccessivi, tuttavia, riguarda il nostro Paese soprattutto la cosiddetta “Regola del debito“. Su questo tema specifico e rilevante va ricordato che il trattato di Maastricht del 1992 e poi quello di Lisbona del 2007 fissavano il limite massimo del “60% per il rapporto fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato” (Vedi qui Protocollo n 12 Lisbona), ma non specificavano le modalità di adeguamento per i paesi sopra parametro, limitandosi a prescrivere genericamente una riduzione “in misura sufficiente ……(e che si) avvicini al valore di riferimento con ritmo adeguato” (art. 126 TFUE). La novità introdotta dall’art 1 del Regolamento UE n. 1177/2011 che ha “riscritto” il Patto di stabilità e crescita (PSC) del 1997 (vedi qui Regolamento UE 2011 e vedi qui il testo dell’originario Regolamento UE n.1466 del 1997) - esplicitamente richiamato dall’articolo 4 del “Trattato sulla stabilità” del 2012 (vedi qui) – fu che, in presenza di un debito pubblico eccedente il 60% del PIL nominale, si considera “sufficiente” un processo di contrazione del rapporto debito/PIL pari al valore di eccedenza “diminuito negli ultimi tre anni ad un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. 

La regola del “ventesimo dell’eccedenza ogni anno“, decontestualizzata dal coacervo delle altre complesse disposizioni UE, ha portato qualcuno a dedurre che, in presenza di un debito pubblico vicino al 130% del PIL, il ventesimo della differenza fra 130% e 60% fosse pari al “3% circa l’anno” e che ciò implicasse l’obbligo di una manovra correttiva ogni anno, a decorrere dal 2013, di “circa 45-50 miliardi di euro“.

Così non è, grazie al cielo! Infatti ciò che deve essere ridotto nel tempo é un rapporto (debitopubblico/PIL), per cui l’evoluzione dello stesso è determinata non solo dal valore del numeratore (entità del debito) ma anche da quello del denominatore (andamento del PIL). Inoltre, il PIL previsto dalle norme UE è il “PIL nominale“, per cui l’andamento annuo dei prezzi costituisce un’altra variabile in gioco: é stato ben spiegato da Giuseppe Pisauro sulla Voce.info (vedi qui) che , con un pareggio di bilancio annuo, è sufficiente che il PIL nominale cresca del 2,5% annuo perché sia soddisfatto il ritmo di assorbimento del debito in eccedenza.  Ancora da osservare, da un punto di vista strettamente matematico, che la riduzione della percentuale in eccedenza sul limite del 60% previsto, operata di anno in anno, porta con sé – ogni anno – la diminuzione del rapporto debitopubblico/pil, con conseguente diminuzione dell’entità della contrazione dell’anno successivo. Per osservare l’incidenza del tasso di inflazione, dell’evoluzione del PIL, dei tassi d’interesse del debito e del saldo primario di bilancio sul ritmo di contrazione del debito pubblico  si veda il grafico interattivo della Reuters che mostra con evidenza quanto tale ritmo possa variare al variare delle quattro suddette grandezze CLICCA QUI.

Oltre alle implicazioni di carattere matematico legate all’osservanza del ritmo di smaltimento del debito, vanno evidenziate i seguenti altri fattori correttivi della regola generale: 1) gli Stati possono “deviare temporaneamente” dal conseguimento degli obiettivi di medio periodo concretizzantesi nei saldi strutturali di bilancio in presenza di “circostanze eccezionali” definite come “eventi inconsueti non soggetti al controllo della parte contraente interessata che abbiano rilevanti ripercussioni sulla situazione economica della pubblica amministrazione oppure periodi di grave recessione economica” (articolo 3 del “trattato di stabilità del 2012); 2) le valutazioni – discrezionali per definizione - effettuate dalla Commissione UE di “tutti i fattori significativi indicati in detto articolo, nella misura in cui essi influenzano in modo significativo la valutazione dell’osservanza dei criteri relativi al disavanzo e al debito” fra i quali “l’evoluzione della posizione economica a medio termine” , “gli sviluppi nella posizione del debito pubblico a medio termine, la sua dinamica e sostenibilità“, i “contributi finanziari a sostegno della solidarietà internazionale e della realizzazione degli obiettivi delle politiche dell’Unione“, “l’attuazione di riforme delle pensioni che introducono un sistema multipilastro comprendente un pilastro obbligatorio, finanziato a capitalizzazione ed il costo netto del pilastro a gestione pubblica” (articolo 1 del Regolamento n. 1177/2011 citato) 3)per un triennio a decorrere dalla correzione del disavanzo eccessivo, il requisito del criterio del debito è considerato soddisfatto se lo Stato membro interessato compie progressi sufficienti verso l’osservanza come da valutazione contenuta nel parere adottato dal Consiglio” (articolo 1 Reg. n. 1177/2011). E’ il caso dell’Italia a beneficio della quale é stata abrogata dal Consiglio UE nello scorso anno 2013 la procedura per i disavanzi eccessivi, per cui l’anno di riferimento diventa il 2016.

In conclusione la “regola del debito” va osservata dall’Italia con i modi e i correttivi sopra accennati.

APPROFONDIMENTI

IL POST – Cos’è il Fiscal compact, spiegato bene.

Servizio bilancio del Senato: la governance economica europea, pagina 34 “La regola del debito“;

Dal Documento di economia e finanza 2014 – Programma di stabilità dell’Italia: III.7 La regola del debito e gli altri fattori rilevanti.

Fonti del diritto europeo – Fiscal compact, six pack, two pack.


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VEDI ANCHE “LE FONTI DEL DIRITTO EUROPEO”- clicca qui.

Le regole del cosiddetto “Fiscal compact” sono vaste e articolate: esse sono state prodotte a livello UE e di Stati nazionali negli anni 2011-2013, a ridosso delle crisi finanziarie di questi anni.

L’intero “pacchetto normativo” è costituito dal “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria” (vedi qui il testo ), firmato il 2 marzo 2012 (ratificato in Italia con Legge 23 lug 2012, n. 114) ed entrato in vigore il 1° gennaio 2013 . Come previsto dal trattato, lo Stato italiano si dotò di disposizioni di rango costituzionale (Legge costituzionale n 1/2012) conformi al Trattato stesso e tali da garantire la correzione degli scostamenti finanziari (vedi qui l’articolo 81 Cost modificato) e di una “legge rinforzata” (vedi qui Legge 243 del 2012 sul pareggio del bilancio dello Stato).

Fondamentali, peraltro, per delineare il quadro normativo di salvaguardia degli Stati dai disavanzi eccessivi pubblici previsto dall’articolo 126 TFUE (vedi), firmato a Lisbona nel 2007 (vedi qui il testo del Trattato), sono i due “pacchetti di Regolamenti e Direttiva, denominati “Six pack” (anno 2011) e “Two pack” (anno 2013).

Il Six pack del 2011 è composto di 5 Regolamenti e una Direttiva. Essi sono: 1) Regolamento n 1173 del 16 nov 2011 su sanzioni e ammende; 2) Regolamento n 1174 del 16 nov 2011,  ancora su ammende; 3) Regolamento n 1175 del  16 nov 2011 - modifica del reg CE n 1466/97 ; 4) Regolamento n 1176/2011 su “meccanismo di allerta e quadro di valutazione”; 5)  Regolamento n 1177/2011, di modifica del Regolamento CE n 1467/97; 6)  Direttiva n. 85 dell’8 nov 2011 sulle regole di bilancio degli Stati nazionali.

Il Two pack del 2013 è composto dai seguenti due Regolamenti, cogenti in tutta l’area euro: 1) Regolamento n 472 del 10 mag 2013 sulla sorveglianza rafforzata agli Stati in difficoltà; 2) Regolamento n 473 del 21 mag 2013  sul monitoraggio rafforzato delle politiche di bilancio degli Stati.

Il complesso degli atti normativi sopra richiamati é il frutto di una progressiva, stringente operazione di “incardinamento” delle politiche fiscali dei Paesi euro dentro un sistema di regole e di deroghe minutamente regolato. Ne emerge una modalità totalmente modificata di gestione delle politiche economiche e di bilancio. Per un ottimo approfondimento sulle modifiche indotte dal “Fiscal compact” si veda lo studio del Servizio bilancio del Senato (giugno 2013)  La governance economica europea – 2013

Vedi anche su queso sito: Fiscal compact: LA REGOLA DEL DEBITO – clicca qui.

Le fonti del diritto dell’Unione europea.


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 Ci sembra utile riepilogare con un sintetico “vademecum” la geografia delle fonti del diritto della UE, note ai giuristi e agli addetti ai lavori, ma ostiche – per via della loro complicata stratificazione nel tempo – per i più.

L’impianto globale dell’Unione europea si regge su due trattati internazionali – il TUE (trattato dell’Unione europea) e il TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), che sono stati firmati a Lisbona il 13 dicembre 2007 ( da cui la locuzione “Trattato di Lisbona“) ed entrati in vigore il 1° dicembre 2009 - Vedi qui il testo dei due trattati. In Italia i due trattati furono ratificati con la legge 2 agosto 2008, n. 130, su G.U. n. 185 dell’8-8-2008 – Suppl. Ordinario n. 188. I Trattati in questione sostituiscono e consolidano i contenuti del “Trattato sull’Unione europea” firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992 (vedi qui), nonché le relative modifiche scaturite dal Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 (vedi qui il testo).

Il TUE (Trattato sull’Unione europea) espone i principi cardine su cui si fonda la UE e delinea il quadro e i poteri delle “Istituzioni dell’Unione” (gli articoli 13 e seg. prevedono il Parlamento europeo, Il Consiglio europeo, il Consiglio, la Commissione europea, la Corte di Giustizia, la Banca centrale europea (BCE), la Corte dei Conti) e stabilisce la personalità giuridica dell’Unione (articolo 47).  Il TUE sostituisce e consolida i principi cardine sull’Unione contenuti nell’omonimo “Trattato sull’Unione europea” firmato a Maastricht.

Il TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), composto di 358 articoli, sostituisce e consolida i contenuti degli articoli G, H e I del Trattato di Mastricht del ’92, i quali ultimi, a loro volta, sostituivano e inglobavano i contenuti del “TCE- Trattato che istituisce la Comunità economica europea” (“Cee“) – firmato a Roma nel 1957 (articolo G), del “Trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio” (“Ceca“) – firmato a Parigi nel 1951 (articolo H) e del “Trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica” (“Euratom“) – firmato a Roma nel 1957 (articolo I). Il TFUE è la fonte dispositiva da cui si originano le regole di funzionamento dell’Unione, fra le quali ricordiamo il “famigerato” articolo 126 (vedi qui) e del relativo Protocollo n 12 (vedi qui), anch’essi ripresi dal trattato di Maastricht, in cui è prevista la procedura per “i disavanzi eccessivi” nei conti pubblici dei Paesi membri.

 Precedente protocollo dei disavanzi effettivi dal-trattato-di-Maastricht

Per approfondire: Wikipedia – storia del trattato di Maastricht    —-  Sito dell’Unione europea – Trattati dell’UE ——- Wikipedia – Trattati sull’Unione europea SCHEMA STORICO

Forma giuridica diversa ha, invece, il Patto di stabilità e crescita (PSC) - Vedi approfondimento - che prese le mosse da una risoluzione politica del Consiglio europeo, adottata ad Amsterdam il 17 giugno 1997 in vista dell’introduzione della moneta unica (Vedi qui). IL PSC era ed è finalizzato all’instaurazione di procedure stringenti per il rispetto dei cosiddetti “parametri di Maastricht” (protocollo di cui sopra) e si concretizzò con il  Regolamento n. 1466 del 7 luglio 1997 (vedi) che, come noto, è una fonte giuridica diversa dal Trattato ma che, a termini dell’articolo 288 del TFUE, “è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri“.

Il Regolamento n. 1466/97 è stato più volte rivisitato. Attualmente risulta integrato e sostituito da un pacchetto di Regolamenti UE e dal Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nelle UE dell’anno 2012, complessivamente conosciuti come “Fiscal Compact” - Vedi qui le fonti di diritto vigenti.

Guido Calabresi: il funzionamento della Giustizia U.S.A.


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Guido Calabresi è un giurista italiano figlio di oppositori al fascismo fuggiti negli Stati Uniti nel 1939, poi naturalizzato statunitense, fondatore dell’analisi economica del diritto. Nel 2012 egli ha tenuto a Macerata tre lezioni riguardanti l’organizzazione delle corti di giustizia federale negli Stati Uniti, la forma e il ruolo delle sentenze giudiziarie all’interno di un sistema federale e il rapporto che intrattiene con la pena di morte un giudice ad essa decisamente contrario.

Guido Melis ha pubblicato su “Scienza e politica- per una storia delle dottrine” una recensione delle tre lezioni ora edite dal “Mulino” con il titolo “Il mestiere di giudice. Pensieri di un accademico americano“. Queste lezioni restituiscono in maniera straordinariamente viva e precisa la struttura del sistema giudiziario e, al tempo stesso, l’esperienza soggettiva di un giudice.

Riportiamo la recensione

Guido Calabresi- Macerata 2012 

Patto di stabilità e crescita – Regolamento n. 1466/97


VEDI QUI LE NUOVE FONTI GIURIDICHE DEL “FISCAL COMPACT” – clicca qui

Testo originario del Regolamento sul Patto di Stabilità e Crescita (PSC), adottato dal Consiglio europeo il 7 luglio 1997 con il numero 1466, in applicazione del Trattato di Maastricht.

 Regolamento n 1466 del 1997

Vedi qui le modifiche successive a detto regolamento –  Sorveglianza delle politiche di bilancio -Regolamenti UE

 

 

Il colpo di Stato avvenuto nel 1997 con l’introduzione del Patto di stabilità.


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Giuseppe Guarino, di anni 92, professore emerito  di diritto pubblico dell’economia, Ministro delle Finanze nel Governo Fanfani VI e dell’Industria nel Governo Amato, non può esattamente essere considerato un “black bloc”, un “indignato”  o un “No TAV”. Eppure quest’uomo anziano dal prestigio unanimemente riconosciuto non esita a definire un “colpo di Stato” non cruento l’entrata in vigore del Regolamento n. 1466 del  7 luglio 1997 con il quale fu introdotto il “Patto di stabilità e crescita” nell’area dei paesi UE. L’accusa formale è quella di aver contravvenuto ai principi contenuti nel Trattato dell’unione europea – in particolare gli articoli 103, par 5 e 189 C; in sostanza l’”accusa formale” sviluppa un ragionamento – che è difficile non condividere visti gli andamenti dell PIL europeo dal 1999 in poi – secondo il quale quel Regolamento, così come congegnato, ha sacrificato la possibilità – e la sovranità – di vari Stati aderenti di poter attivar meccanismi di crescita delle loro economie.

Per un utile approfondimento del tema rimandiamo al sito “le formiche.net” sul quale é pubblicato un saggio in 5 puntate sulla questione dell’illegittimità del PSC

Giuseppe Guarino – Saggio di verità sull’Europa e sull’euro

Intervista del prof.  Guarino a Italiaoggi – 25 ottobre 2013

Civium libertas – recensione al libro “Cittadini europei e crisi dell’euro” – G. Guarino 2014

Trattato di Maastricht 1992 – testo


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La lettura del “Trattato di Maastricht”- Trattato sull’Unione europea firmato il 7 febbraio 1992 – riveste un interesse puramente storico e tecnico-giuridico, perché le disposizioni ivi contenute sono state sostituite da due trattati internazionali – il TUE (trattato dell’Unione europea) e il TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea), firmati a Lisbona il 13 dicembre 2007 ( da cui la locuzione “Trattato di Lisbona”) ed entrati in vigore il 1° dicembre 2009 (ratifica nell’Ordinamento giuridico italiana con la legge 2 agosto 2008, n. 130, su G.U. n. 185 dell’8-8-2008 – Suppl. Ordinario n. 188) - Vedi qui i due testi.

Per un riepilogo sintetico delle fonti del diritto dell’Unione europea clicca qui.

http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Maastricht

 Testo del trattato di Maastricht

WTO e Unione europea: incompatibilità di sistemi?


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Dario Ciccarelli è un dirigente pubblico, già rappresentante per l’Italia del Ministero del Commercio con l’estero presso l’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO). Nel suo recente libro, la cui copertina si riproduce qui sopra, l’Autore espone una tesi esplicitamente dirompente che riportiamo con le sue stesse parole: “..poiché sussiste una palese incompatibilità, fisica ancor prima che giuridica, fra l’Organizzazione mondiale del Commercio e l’Unione europea, occorre prendere atto che il 15 aprile 1994 il Trattato istitutivo dell’Organizzazione mondiale del Commercio cancellò la ragion d’essere dell’Unione europea e abrogò i trattati comunitari. Per l’ìItalia a tale abrogazione provvedeva la legge n. 747 del 29 dicembre 1994 con la quale il Parlamento italiano ratificò il trattato istitutivo dell’OMG-WTO.” La radicalità di questa posizione, più che alle speculazioni politiche che potrebbero essere imbastite sul punto se una tesi siffatta ricevesse ulteriori consensi sul suo fondamento “filologico-giuridico” (sul punto si vedano anche le opinioni di noti giuristi, riportate dall’Autore sull’articolo di sintesi del suo pensiero pubblicato nell’aprile 2014 sulla “Rivista della cooperazione giuridica internazionale” – vedi qui) , a noi ha fatto pensare immediatamente alla dimostrazione storica, operata da Lorenzo Valla nel ’400, della falsità della “donazione di Costantino“, atto giuridico apocrifo del 315 d.C. sul quale si era fondato l’intero impianto giuridico del potere papale del Medio-Evo. Lungi dall’intento di schernire con questo richiamo la tesi giuridica dell’Autore, il paragone intende piuttosto riportare questi argomenti in un contesto di lettura storica e politologica: qualunque impianto giuridico formale – in ispecie quelli regolatori, non di un territorio geografico definito, ma del “mondo” – soffre quasi per definizione della difficoltà di “rappresentare”, di “racchiudere in sé ” , di “porre in equilibrio” la molteplice varietà di interessi e di complessità che cerca di regolare. Ancora più multiforme si manifesta un panorama giuridico nel quale sono in campo 159 Stati (il WTO),  27 dei quali sono vincolati fra loro da un altro trattato “specifico” (L’Unione europea). L’apporto che il giurista può e deve arrecare in tale contesto è quello dell’immissione della razionalità del pensiero – che si fa norma – nella complessità del reale. In questo senso risulta prezioso, non solo il pamphlet che ci regala Dario Ciccarelli, ma anche il dibattito di altissima qualità che ne é seguito fra giuristi e politici, in occasione della presentazione del libro alla Camera  dei Deputati lo scorso 29 ottobre 2014 - vedi Programma ufficiale . Pubblichiamo la registrazione integrale del dibattito assunta dal sito  salvo 5 punto zero – clicca qui.

Oltre ai molteplici spunti su questioni fondamentali di diritto internazionale, pare di toccare con mano anche in questa occasione un dato, di natura giuridica ed extra-giuridica insieme: l’insofferenza e i dubbi che si addensano nel pensiero dei più su un impianto  - quello dell’Unione europea- che è sostanzialmente caratterizzato da “cessioni progressive” di sovranità nazionale: “la sovranità si cede in toto, nella sua integralità, oppure no” ha opportunamente osservato Augusto Sinagra. La verità che ci consegna l’onesta valutazione dell’esistente è quella di un ordinamento giuridico federale incompiuto, perennemente in mezzo al guado, che nel periodo più ambiguo della sua storia si presenta come un mostriciattolo inconcludente, gestito da una congrega di soggetti statali e nazionali diffidenti uno dell’altro. Un panorama indegno delle giuste ambizioni di Altiero Spinelli e dei  Padri fondatori dell’Europa unita.

Giuseppe Beato

Organizzazione mondiale del commercio (WTO) – Accordo di Marrakech


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L’accordo di Marrakech, Marocco,  firmato il 15 aprile 1994. L’accordo sancì la nascita dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (detto anche World Trade Organization), che entrò in vigore dal 1º gennaio 1995.

 Accordo istitutivo del World Trade Organization – Testo

OMS – PRINCIPI INTERNAZIONALI SULLA SALUTE


oms_logoPubblichiamo una rassegna dei documenti più significativi emanati dall’Organizzazione mondiale della sanità (VEDI) dal 1978 (dichiarazione di Alma Ata) ad oggi.

 I principi internazionali della salute

Particolarmente significativi “la Dichiarazione della Sanità mondiale” – HEALTH 21 – adottata  nel maggio 1998 e il documento finale della 1a Conferenza internazionale sulla promozione della salute, tenutasi ad Ottawa nel Canada nel novembre 1986, che fissò le linee guida che dovevano ispirare la politica degli Stati e L’Organizzazione mondiale della sanità a favore della Salute per Tutti per gli anni 2000 e oltre.

Dichiarazione di Alma Ata del 1978.

HEALTH 21 – 1998.

La Carta di Ottawa del 1986.

LA CARTA DI TALLIN (2008)