Cassese, Bassanini, D’Antona e la dirigenza pubblica: un’antica polemica per un dissenso mai composto

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Riproponiamo, non solo per il loro valore storico, ma anche, soprattutto – perché sono testimonianza di un dissidio teorico (e politico) e di una ferita ancora apertissimi – la veemente polemica innescata da Sabino Cassese 19 anni fa sulla “privatizzazione del rapporto di lavoro della dirigenza pubblica” ( realizzata nel governo Prodi, di cui Franco Bassanini era Ministro della Funzione pubblica e Massimo D’Antona il Direttore generale di riferimento)  con il d lgs 80 del 31 marzo 1998.  

L’interesse principale di questi cinque articoli sta nel fatto che vi sono sintetizzati mirabilmente quegli argomenti che avrebbero successivamente riempito pagine e pagine di interventi dottrinari: nella parte dell’accusatore un Cassese preoccupato e vestito degli abiti di Catone il censore, dall’altra parte Bassanini e D’Antona convinti della bontà delle riforme che avevano sostenuto e, infine, introdotto nel nostro Ordinamento giuridico.

Lasciando al lettore il piacere di rinverdire le conoscenze degli opposti argomenti, pare il caso di aggiungere tre brevi chiose:

  1. Fu un dialogo fra sordi: non si registrò alcuna convergenza fra due opposti modi di vedere la dirigenza pubblica: l’enfasi sulla stabilità e sull’imparzialità della dirigenza posta da Cassese non si sposarono allora (né si sposano oggi) con l’esigenza di renderla più efficiente, “manageriale” e sottoposta a valutazione sui risultati. Due mondi incomunicanti, che hanno “generato” proseliti, sia dalla parte di chi valuta negativamente la privatizzazione della dirigenza pubblica (si ricordino fra gli altri Mario Rusciano (vedi), Stefano Battini (vedi) e Guido Melis (vedi), come Cassese sull’onda del pensiero di Massimo S. Giannini), sia dalla parte di chi sempre più esplicitamente ha rivendicato e rivendica un “rapporto fiduciario temporaneo” sul modello imprenditore/dirigente privato fra politica e dirigenti pubblici (citiamo per intenderci la scuola “Bocconi” (vedi qui convegno del-25-mar-2014) e  lo stesso programma della Leopolda (vedi qui);
  2. l’unico concetto su cui erano d’accordo i tre “contendenti” era il seguente: che la stabilità e l’autonomia della dirigenza pubblica sono un bene da salvaguardare: evidentemente avevano un fine comune, ma proponevano strade diverse per conseguirlo;
  3. l’esimente argomentazione di Massimo D’Antona (che, meglio ancora che essere giurista, quadro alto della CGIL e dirigente statale a tempo determinato, fu finissimo politico), il quale “strinse all’angolo” Cassese con una semplice constatazione: la riforma della dirigenza statale – così veementemente criticata – non faceva altro che riprodurre la già avvenuta riforma della dirigenza regionale e comunale: l’abolizione della nomina statale dei segretari comunali, la loro collocazione in compiti “laterali” e la loro revocabilità in qualunque momento dal sindaco su deliberazione della Giunta; infine, l’introduzione della figura del direttore generale nei comuni con più di 15.000 abitanti, anch’essi “a tempo” e in scadenza comunque (come i segretari comunali) al termine del mandato del sindaco!! (vedi qui il “passaggio storico” sancito dai commi 67 e segg. dell’articolo 27 della Legge127 del 15 maggio 1997). Perché , quindi, Cassese si inquietava tanto sul principio dell’autonomia dalla politica in capo poche decine di dirigenti statali la cui inamovibilità non aveva certo protetto il  Paese “negli ultimi vent’anni….da una crisi di legalità, di razionalità e di efficienza“? Al contrario, “il modello della dirigenza con incarico a termine, che risponde direttamente alla giunta e al sindaco, sì ormai affermato e con buoni risultati“.

Parole educatissime, ma toste come il ferro. “Vinse” nella realtà giuridica e istituzionale del Paese il progetto di Bassanini e di D’Antona. Ma il corso degli eventi nelle pubbliche amministrazioni (centrali, regionali e comunali) nel corso dei successivi 20 anni dimostrano con palmare evidenza che erano più fondate le tesi, cui la nostra associazione si ispira, sostenute da Sabino Cassese.

Giuseppe Beato

1 Cassese 11 febb 1998 – l’ombra dei politici sui manager di Stato

2 Bassanini 12 feb 1998 –  Spoil system? Non scherziamo

3 Cassese 21 feb 1998 – ALLARME LOTTIZZAZIONE

4 D’Antona 4 marzo 1998 – Dirigenti pubblici meglio se a tempo

5 Cassese 7 dicembre 1998 – Dirigenti dimezzati e nelle mani della politica

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